LAURA ROCCA.
...
.
...
IL MONDO CHE NON VEDI.
Serie: Le Cronistorie degli Elementi. 1.
...
.
...
2015.
...
...
Parte 3.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Capitolo 21 - Chiarezza.
...
.
...
La stanza era piombata nel silenzio più assoluto: si sentivano solo i singhiozzi di Morwenna.
Celine si guardò intorno frastornata: nessuno si chiedeva chi fosse il nuovo arrivato e questo la
spinse a credere che tutti sapessero chi fosse in realtà il suo Mercurio.
Cercò gli occhi di Buonia per tentare di farle una muta domanda, ma si stupì nel vedere la sua
espressione. Guardandola i suoi pensieri presero un'altra direzione. Buonia, da sempre al servizio di
Morwenna, che non guardava nessuno, non aspirava a nulla di diverso di ciò che faceva. Buonia, così
umile e dimessa che non tentava neppure di farsi una famiglia, guardava quell'uomo ipnotizzata. Una
mano davanti alla bocca per soffocare i singhiozzi, un'altra che stringeva lo schienale della sedia
davanti alla sua, grosse lacrime silenziose che le solcavano il viso: era il ritratto di una persona diversa
da quella che conosceva. Molte risposte che aveva dato alle sue domande passate ora acquistavano un
senso differente, e Celine iniziò a sospettare che probabilmente Caswyn, l'uomo che fino a pochi istanti
prima credeva fosse il suo gatto, dovesse essere scomparso da tempo agli occhi di quelle persone.
Ovviamente non erano stati loro a utilizzarlo per sorvegliarla, altrimenti avrebbero saputo della sua
esistenza prima che Aidan la trovasse. Si chiese, quindi, chi fosse stato.
Un tonfo la riportò alla realtà, e girandosi in direzione del rumore si accorse che Morwenna
aveva ripreso posto sul suo seggio. Ne era stato aggiunto uno nuovo per l'uomo appena giunto, che si
guardò intorno per poi prendere la parola.
«Le prime parole che voglio pronunciare di fronte a tutti sono parole di scusa, per il dolore che
ha affrontato, da sola, mia madre in questi anni. Solo dopo diverso tempo, infatti, ho saputo che quella
notte mia madre non ha solo perso i suoi due figli, ma anche suo marito, mio padre, morto durante il
terribile scontro tra le mura del castello a Gallaibh». Disse lo sconosciuto, tenendo tra le sue mani
quelle di Morwenna, ma abbracciando con lo sguardo tutta la stanza.
La gente lo guardava ammutolita, aspettando che continuasse. Solo Davios ebbe il coraggio di
intromettersi prima che continuasse.
«Di grazia, vorresti spiegarci perché hai passato tutti questi anni trasmutato in un gatto e ci hai
fatto credere di essere morto? Già questa ragazza sbucata dal nulla ci stava dando i nostri grattacapi,
come mai hai deciso di rispuntare proprio oggi?» Chiese con arroganza.
«Se mi sarà lasciato il tempo necessario vi spiegherò tutto, ma risponderò subito alla tua
domanda, così soddisferò la tua curiosità più pressante e poi potrò continuare in pace. Dalla sera in cui
Aidan ha trovato Celine, e l'ha portata via dalla sua vita da umana, ho provato a raggiungervi, ma si
sono presentati dei problemi di altra natura. Ho passato la mia vita in questa condizione perché il mio
compito era proteggere mia nipote, stare con lei e aiutarla se i suoi poteri si fossero risvegliati».
Nella sala iniziarono i bisbigli e le occhiate tra amici e parenti. Davios guardava Caswyn a
occhi sgranati. Morwenna non sembrava per nulla turbata, come se ciò che avesse appena rivelato suo
figlio non costituisse una novità per lei. Celine era confusa: non aveva capito bene il senso delle parole
di quell'uomo. Le era chiaro ormai chi fosse, ma non aveva capito chi era questa nipote misteriosa di
cui parlava.
«Hai capito bene, Davios. Celine non è una ragazza sbucata fuori dal nulla, è la figlia di Urien,
mio fratello, e Nimue, sua legittima sposa, della quale per altro è il ritratto preciso. Non mi capacito di
come nessuno di voi lo abbia notato». Concluse Caswyn guardandosi attorno.
Ora il significato delle parole di Caswyn era inequivocabile. La fissarono tutti e lei si sentì
mancare l'aria, sbiancando. Morwenna era sua nonna, e quell'affascinante sconosciuto che si trovava di
fronte era il fratello di suo padre. Il suo vero padre! Buonia evidentemente si era ripresa dallo choc
dell'arrivo di Caswyn, perché, solerte come al solito, si era avvicinata con un bicchiere d'acqua.
Mille domande per quell'uomo stavano esplodendole in testa. "Dov'erano i suoi genitori?
Com'erano? Perché l'avevano data in adozione? Come mai avevano finto di essere morti anche con la
loro stessa madre?" Stava cercando di prendere il coraggio, per chiedere chiarimenti a Caswyn ma
Morwenna si alzò in piedi e prese la parola.
«Prima che Caswyn prosegua con il suo racconto, e ci chiarisca cos'è avvenuto dopo che, lui,
suo fratello e mia nuora, hanno abbandonato Gallaibh, c'è una cosa di cui devo rendervi partecipi. La
sera in cui i miei figli sono morti per tutti voi, ero a conoscenza della loro fuga: solo ora posso parlare.
Averlo fatto prima avrebbe rischiato di compromettere la loro vita. Quando sono andata nella loro casa,
una volta finita la battaglia, erano già spariti, ma mi avevano lasciato un biglietto in cui mi spiegavano
di dover fuggire e che, se avessi voluto proteggerli, l'unica cosa che potessi fare era bruciare la casa e
lasciare credere che fossero morti quella notte, così i seguaci di Fàs non li avrebbero cercati credendoli
morti e avrebbero avuto il tempo di nascondersi.
Volevo sapeste che la mia reazione, di fronte alla notizia che Celine è mia nipote, non è strana o
disinteressata. Semplicemente, sapendo che i miei figli erano fuggiti con mia nuora incinta, ho sempre
sospettato, dal primo momento in cui l'ho vista, che lei fosse la figlia del mio primogenito Urien.
Questa è solo una conferma a un fatto che ormai ritenevo certo da qualche tempo. Voglio invitarvi a
lasciare da parte chiacchiere e domande per la cena di stasera. È importante ascoltare quanto Caswyn
ha da dirci e non perderci in recriminazioni. Ho fatto ciò che era doveroso per non mettere in pericolo i
miei figli e sono certa che, se avrete la pazienza di ascoltarlo, le risposte alle vostre domande saranno
tutte soddisfatte».
Celine smise di sentirsi sopraffatta. In fondo anche lei aveva sempre sentito uno strano legame
con Morwenna, e poi aveva capito che avrebbe dovuto mantenere un certo contegno. Di certo questa
non era una riunione familiare come tutte le altre. Anche Morwenna, dopo l'abbraccio iniziale, non
aveva certo subissato di domande il figlio. Più tardi, quando tutti se ne fossero andati, ci sarebbe stato il
tempo di chiedere a suo zio tutto ciò che desiderava sui suoi genitori. Il fatto di sapere di avere ancora
una famiglia le aveva scaldato il cuore: una nonna e uno zio, che evidentemente la amavano, era molto
più di quanto si sarebbe aspettata.
La sala, dopo il discorso di Morwenna, ripiombò nel silenzio. Quando tutti volsero la propria
attenzione verso Caswyn, lui iniziò il suo racconto.
«Io e mio fratello avevamo un legame molto forte. Pur avendo poteri e abilità differenti
condividevamo tutto, e Nimue è stata una piacevole aggiunta. Mia cognata era una persona fine e
gentile: ho sempre ammirato il modo in cui, a seconda delle situazioni, sapesse amalgamarsi a noi o
lasciarci i nostri spazi. Quando rimase incinta la nostra felicità fu immensa. Ci chiedevamo tutti a chi
sarebbe somigliato il bambino, e da chi fra Nimue e Urien avrebbe ereditato i poteri.
All'inizio sembrava andare tutto bene, ma dopo poco la gravidanza iniziò a dare a Nimue
diversi problemi. Ciò che sapevano tutti era che si trattava della classica gravidanza difficile, e che
Nimue ne era indebolita, ma la realtà era differente. Nimue, inconsciamente, quasi senza pensarci,
riusciva a utilizzare tutti gli Elementi a suo piacimento, ma subito dopo era stanchissima e aveva
bisogno di assoluto riposo. Poiché la rigenerazione durante la gravidanza non è consentita, passava
moltissimo tempo a letto. Non riusciva neppure a contenersi, perché il potere che era in lei aveva
bisogno di essere sfogato: anche se dopo stava malissimo, doveva usarlo.
Approfittando del fatto di dover passare la maggior parte del nostro tempo in casa ad assisterla,
abbiamo iniziato, sempre più spesso, a consultare vecchissimi testi della biblioteca. Li portammo a casa
e tutti e tre insieme cercammo di capire cosa stesse accadendole. Avremmo voluto parlarne con
qualcuno, ma la singolarità di quegli episodi ci spinse verso la riservatezza e decidemmo, prima di
parlare, di tentare di scoprire cosa generasse le sue alterazioni. Dagli antichi tomi capimmo qualcosa in
più. Da ciò che leggemmo sui Prescelti, iniziammo a pensare che fosse il bambino a provocare quei
cambiamenti in lei e che probabilmente il nascituro sarebbe stato uno dei Clann na Solus. Decidemmo
di parlarne con i nostri genitori prima di metterne a parte altra gente, ma poi arrivarono a Gallaibh gli
umani in difficoltà e non vi fu mai l'occasione giusta per intraprendere la discussione. Ormai Nimue
non usciva più per via del suo stato di salute: appena riacquistava un minimo le forze sentiva
nuovamente il bisogno di scaricare i suoi poteri, e più i mesi passavano più i poteri diventavano forti, e
riprendersi diventava sempre più duro. Eravamo certi che fosse tutto strettamente legato al bambino in
arrivo. La sera in cui si verificò la rappresaglia da parte degli umani, che scoprimmo non essere altro
che dooinney breun,  ero in giro per le strade a lanciare illusioni per tentare di confonderli e far perdere
loro il senso dell'orientamento. Mi accorsi quasi subito che nel loro modo di agire ci fosse qualcosa di
strano: sapevo che molti di loro si erano fiondati verso le torri per tentare di rubare i nostri oggetti sacri,
e inizialmente pensavo che quelli in giro per le strade fossero rimasti indietro e avessero deciso di darsi
indiscriminatamente al saccheggio nelle abitazioni, ma dovetti ricredermi presto. C'era uno schema
preciso: attaccavano solo le abitazioni in cui vivevano bambini molto piccoli o con donne incinte. Un
macigno mi piombò sul petto, perché sapevo chi cercassero: Nimue. Corsi a casa di mio fratello e
decidemmo di partire: non potevamo restare lì. Tutti i migliori laoich erano alle torri, avrebbero di
certo ucciso Nimue. Tutti avrebbero dovuto crederci morti: solo in quel modo avremmo potuto far
perdere le tracce ai nostri nemici e tirare il fiato almeno per un po'. Stavamo per dare fuoco alla casa,
ma decidemmo di dire, almeno in parte, la verità ai nostri genitori. Non ce la facevamo a lasciarli
affrontare un lutto del genere e inoltre, se fossimo riusciti a far nascere il bambino, e un giorno fosse
tornato tra la nostra gente, avrebbe dovuto avere la possibilità di rientrare nella sua famiglia. Se i miei
genitori ci avessero creduti morti quella notte, e nessuno di noi fosse sopravvissuto, non una sola
persona avrebbe potuto pensare al bambino nel grembo di Nimue come al figlio di Urien.
Corremmo il rischio, contando sulla profonda saggezza di nostra madre e sulla speranza che
fossero solo i nostri genitori a trovare la lettera, e oggi posso dire che abbiamo fatto la cosa giusta».
Caswyn si fermò per riempirsi un bicchiere d'acqua, e stavolta nessuno, nemmeno Davios, osò
prendere la parola. Tutti aspettavano in un composto silenzio che lui proseguisse nel suo racconto.
Celine si accorse di stare stringendo con forza esagerata i braccioli della sedia, il cuore in petto
che le batteva furiosamente.
"Che cos'avevano fatto dopo sua madre e suo padre? Perché avevano deciso di
abbandonarla?"
Finalmente Caswyn proseguì nel racconto.
«Fu una scelta difficile quella di andare via con la moglie di mio fratello nel pieno di una
gravidanza così complessa. Fortunatamente Nimue si era quasi ripresa dalla volta precedente in cui
aveva usato i poteri e ancora non sentiva il bisogno di usarli nuovamente: non poteva capitare
occasione migliore. Prima che sentisse nuovamente la necessità di scaricare le energie che pervadevano
il suo corpo, dovevamo allontanarci il più possibile. Fu così che decidemmo di andare in Francia.
Affittammo un cottage isolato, in modo che l'arrivo di qualcuno fosse facilmente individuabile e,
soprattutto, per tenere i curiosi lontani da lei che ormai era prossima al parto e i cui attacchi si
susseguivano a un ritmo impressionante. Una sera, dopo un attacco particolarmente forte, da cui uscì
più morta che viva, decidemmo di portarla in ospedale e farle indurre il parto. Ormai il bambino non
era più in pericolo, ma lei si stava consumando e, se fosse morta, avremmo perso sia lei sia il neonato.
Alterai la coscienza di un medico che appena l'ebbe ricoverata decise di farla partorire. Nacque una
bambina bellissima: ricordo ancora che tutti i medici e le infermiere presenti fecero a gara per decidere
chi se ne dovesse occupare. Già da neonata in lei era evidente la bellezza di Nimue. Fu in quel
momento che il commento di un'infermiera ci fece rammentare la condizione alla quale eravamo
sfuggiti per qualche ora, travolti dall'emozione del parto. Con voce chiara e alta esclamò: "Che strana
la voglia sul collo di questa bambina. Anni e anni in ostetricia e non avevo mai visto nulla del genere!"
Mi avvicinai per guardarla e vidi chiaramente sulla nuca della bambina il marchio di tutti e quattro gli
Elementi. Ormai non c'erano più dubbi: la figlia di Nimue e Urien era una dei Clann na Solus e per la
sua incolumità avremmo dovuto fare una scelta. Non potevamo riportarla a Gallaibh e rischiare che in
qualche modo il nemico la annientasse ancora prima che potesse conoscere il mondo. Gli occhi
di Fàs in quel periodo erano puntati su di noi: gli mancava la certezza dell'esecuzione e voleva
disperatamente accertarsi che il Prescelto, o chi lo portasse in grembo, fosse morto. Avremmo dovuto
trovare un'altra soluzione per la protezione della bambina. Quando l'infermiera venne a chiederci il
nome da mettere sul modulo mia cognata rispose senza esitare un secondo: "Celine". Io e mio fratello
eravamo straniti: non era un nome comune per la nostra gente e mia cognata aveva risposto senza
neppure consultarsi con Urien. Appena ci lasciarono soli disse: "Celine Flathail, Divina e Nobile,
proprio come lei, non le darò uno dei nomi usati dalla nostra gente rischiando che venga individuata
al primo giorno d'asilo. È nata in Francia e avrà un nome francese, proprio come una dei miei
antenati famosa nella nostra famiglia, che si chiamava Celine e che ovunque andasse portava il sole".
Nessuno di noi osò contraddirla: il tutto aveva una logica impeccabile e inoltre il significato del nome
era adattissimo a ciò che era quella bambina meravigliosa. Nimue, poco dopo il parto, fu portata in
degenza nella stanza in cui era ricoverata una donna ormai quasi cinquantenne, la signora Vendramin.
Tra le due nacque subito un'amicizia e la donna più matura sentì il bisogno di confidarsi con la
neo-madre. Raccontò a Nimue di quanto avesse disperatamente desiderato un figlio e di tutti i controlli
e gli esami che avevano fatto sia lei sia suo marito per riuscirci, senza che purtroppo rimanesse mai
incinta. La sua sfortuna era culminata con quel ricovero d'urgenza la sera prima. In seguito a dei
crampi fortissimi allo stomaco il marito aveva chiamato un'ambulanza, ma sfortunatamente, una volta
giunti in ospedale, si erano accorti che si trattava di un tumore all'utero sviluppatosi molto
rapidamente, e avevano deciso di asportare tutto. Questo aveva messo fine al suo sogno di avere un
figlio e il dolore e la prostrazione che si leggevano nel suo sguardo e nelle sue parole diedero a Nimue
un'idea che, seppur fosse causa di un dolore straziante, era la soluzione migliore per sua figlia. Il
giorno dopo il parto, approfittando del giro di controlli che la sua compagna di stanza doveva fare,
Nimue ci mise a parte delle sue considerazioni sulla signora Vendramin e ci spiegò il suo piano. Urien
era fortemente contrario: non voleva lasciare andare la sua bambina, ancor peggio con degli umani che
non avrebbero capito i suoi bisogni. Ricordo ancora come mia cognata lo persuase: "Urien, questa
bambina meravigliosa potrebbe essere la salvezza del nostro popolo ma ora non è in grado di fare
nulla. Dovranno passare molti anni prima che i suoi poteri si sviluppino, e siamo deboli. Tornare a
Gallaibh sarebbe pericoloso, soprattutto per lei. Sono certa che il nemico non abbandonerà i confini
con le nostre terre ancora per molto tempo. Scappare con una neonata, vivendo come vagabondi, non
è possibile. Sai anche tu che dovremmo spostarci continuamente: ci troverebbero dopo una settimana e
sarebbe la fine per lei. Se la diamo in adozione ai Vendramin avrà una bella vita: sono facoltosi e
l'ameranno tantissimo. Il loro desiderio di avere un figlio è davvero grande, e forse vivendo nel loro
mondo condurrà una vita serena senza mai dover affrontare guerre e morte." Quelle parole convinsero
mio fratello, ma a una sola condizione si sarebbe separato dalla sua amata figlia. Quando si girò verso
di me con le lacrime agli occhi sapevo già cosa mi avrebbe chiesto. "Caswyn le nostre strade si
divideranno. Io e Nimue scapperemo, cercando di restare vivi. Tu andrai con mia figlia: potrai
integrarti nel suo mondo senza essere notato e vegliare sempre su di lei. Se si facesse notare in qualche
modo, potrai cancellare la memoria a chi vede. In caso si risvegliassero i suoi poteri, saprai trovare
qualcuno della nostra gente pronto ad accoglierla nel nostro mondo." Acconsentii immediatamente:
potevo solo immaginare il dolore che provassero entrambi nel doversi separare da Celine. Era un
grande onore per me poter rimare al fianco della figlia delle due persone che più stimavo al mondo.
Dovevamo iniziare i preparativi per l'incontro della bambina con i Vendramin: era fondamentale
inventare una storia credibile per cui voler lasciare a loro la bambina, e inoltre il marchio sulla sua nuca
doveva sparire. Decise di occuparsi di tutto Nimue: andò alla nursery a prendere la piccola e, con il suo
elemento, il Fuoco, bruciò la pelle sulla nuca della neonata. Quando iniziò il pianto mio fratello volle
entrare nella stanza e fermarla, ma io glielo impedii: sapevamo entrambi che andava fatto, o sarebbe
stata presto scoperta. Nimue stava facendo quello che doveva: il marchio era da bruciare prima che
Celine manifestasse i suoi poteri, o la protezione dei Custodi l'avrebbe resa immune visto che non
possiamo rivolgere i nostri poteri l'uno contro l'altro. Quando la bambina si calmò, Urien entrò nella
stanza e stette per l'ultima volta con sua figlia e sua moglie. Dopo un'ora bussai per avvertire del
tempo che era passato: i Vendramin sarebbero rientrati a breve, e avrebbero dovuto trovare Nimue e la
bambina da sole. Ci sedemmo in corridoio, mimetizzando il nostro aspetto in attesa d'istruzioni da
Nimue. La signora Vendramin, vedendo la neonata, ne fu istantaneamente conquistata e quando Nimue
le chiese se voleva tenerla in braccio acconsentì con gioia. Appena la strinse tra le braccia fu evidente
che fosse ipnotizzata dalla bambina e Nimue decise che fosse giunto il momento per farle la sua
proposta. Come concordato, le raccontò che lei e suo marito erano in fuga dalla sua famiglia di stampo
criminale, che se li avessero trovati li avrebbero uccisi e non avrebbero risparmiato la bambina e che
desiderava affidare a loro Celine. La signora accettò subito con gioia, ma il marito si dimostrò più
riluttante: aveva paura che qualche anno dopo avrebbero potuto cercarli per riprendersi la bambina.
Nimue lo tranquillizzò dicendogli che voleva che apparissero i loro nomi sui certificati di nascita, e che
loro probabilmente nel giro di poco sarebbero morti. Quando anche il marito della signora Vendramin
acconsentì, lei pose loro delle condizioni. La bambina sarebbe rimasta per sempre con loro, ma doveva
sapere di essere stata adottata, anche se avrebbe dovuto tenerlo segreto. Prima di morire avrebbero
dovuto raccontarle la verità sui suoi genitori e metterla in contatto con Morwenna. Lasciò loro i recapiti
di mia madre pregandoli di parlare solo con lei, in realtà si trattava del numero di telefono della casa sul
confine con i nostri territori, ma i guerrieri lì di guardia avrebbero fatto di certo in modo di allertarla se
i Vendramin avessero chiamato. Inoltre avrebbero dovuto mantenere il nome che lei aveva scelto per la
bambina e le avrebbero raccontato che la bruciatura che aveva sul collo se l'era fatta con un ferro
arricciacapelli da piccola. La signora Vendramin allora girò la bambina, e sussultò nel vedere la
bruciatura. Nimue si sollevò i capelli e mostrò la sua nuca, dicendo che la bambina aveva ereditato una
voglia identica e che si doveva cancellare ogni possibile riferimento a lei. Quando Nimue uscì dalla
stanza, ci esortò a fare ciò che dovevamo mentre lei sarebbe andata a casa a fare i bagagli e distruggere
le tracce del nostro passaggio. Io e Urien ci dividemmo i compiti. Lui modificò tutti i documenti sulla
paternità e maternità della bambina inserendo i nomi dei Vendramin: ai coniugi avevamo fatto credere
che era una garanzia per cui noi non avremmo potuto rivendicare la bambina, in realtà era perché
Celine, a un'attenta ricerca, risultasse nata da una coppia di umani e non adottata. Significava solo più
sicurezza per lei. Cancellai il parto di Nimue dalla memoria di tutti i presenti come la malattia della
signora Vendramin: lei sapeva che avevamo preso accordi con qualcuno e che avrebbe dovuto fingere
con tutti che la bambina fosse sua. Il giorno dopo sarebbe stata dimessa e avrebbe potuto continuare la
terapia in un altro ospedale, dove nessuno avrebbe saputo della bambina. Per ogni contrarietà e dubbio,
alle loro spalle ci sarei sempre stato io. Quella notte Nimue e Urien partirono, ed io restai con i
Vendramin. Prima inserendomi nel personale medico che si prese cura in seguito della madre adottiva
di Celine, dopo trasformandomi in un giardiniere per il loro cottage in Francia. Quando decisero di
tornare in Italia Celine aveva ormai tre anni, ed era pronta per il suo vero amico, un gatto. Fu così che
divenni Mercurio e finalmente potei stare con lei ventiquattr'ore su ventiquattro».
Caswyn s'interruppe. Nella sala nessuno fiatava, e Celine si fece forza, chiedendogli ciò che più
le stava a cuore.
«Dove sono ora i miei genitori?»
«Sono morti, Celine. Circa due anni prima che morissero i tuoi genitori adottivi, mese più mese
meno». Rispose Caswyn senza tanti giri di parole.
«Morti?» Gli fece eco Celine.
«Sì. In un primo momento pensai fosse stata la sventatezza di Nimue a farli morire, credevo li
avessero scoperti perché lei era venuta a Venezia per vederti. Tu eri in giardino a giocare con me: mi
voltai e la vidi che ci fissava attraverso le inferiate. Senza potersi rigenerare il tempo per lei era passato,
ma era sempre una delle donne più belle che avessi mai visto. Poco dopo morirono ed io pensai che
l'avessero intercettata e seguita durante il viaggio, scoprendo anche te» Caswyn fece una pausa,
fissandola con affetto, quasi a volerle dire che l'era vicino. Poi riprese «nessuno venne a cercarti, e
attribuii erroneamente la loro morte a qualche distrazione di Nimue mentre tornava da tuo padre. Allora
non potevo sapere quello che scoprii solo pochi giorni fa: penso che quel ragazzo abbia ingannato
tutti». Concluse Caswyn rivolto a Morwenna.
«Parli di Matteo?» Chiese Davios
«Certo. Ho anche vissuto per diverso tempo con lui e Celine, senza accorgermi di cosa stesse
davvero facendo fino a poco fa. È stato difficile arrivare fin qui, altrimenti vi avrei raggiunto prima».
Rispose Caswyn.
«E di preciso, cos'hai scoperto sul ragazzo e sulla morte di tuo fratello e tua cognata?»
Domandò nuovamente Davios.
«Quando Matteo è tornato a casa accompagnato da Mavi, il giorno dopo il trasferimento di
Celine alla Divisione, era molto alterato. Stato comprensibile, visto quello che gli era piombato sulle
spalle, ma qualcosa nel suo comportamento mi ha messo in allarme, così mi sono nascosto in camera
sua. Ha evocato Fàs davanti ai miei occhi per prendere ordini: ho ascoltato la loro conversazione e ho
così scoperto che Nimue e Urien non erano riusciti a nascondersi per tutto quel tempo. Semplicemente
erano stati lasciati in vita nella speranza che prima o poi facessero un passo falso e svelassero dove
fosse Celine. Quando Nimue è venuta a trovarla hanno ottenuto ciò che desideravano e li hanno uccisi.
Poco dopo nella vita di Celine è entrato Matteo: era un semplice umano che è stato irretito da Fàs. Lui
gli ha dato la vista, e Matteo si è innamorato della Celine che solo lui poteva vedere. Fàs non fu in
grado di prevedere questo particolare, e forse è solo grazie a questo se lei ora è qui, e non è subito stata
consegnata appena Matteo ha scoperto le sue vere origini». Caswyn fece una pausa significativa, poi si
rivolse a Celine. «È stato lui a uccidere i Vendramin, per avere poi la scusa di accoglierti in casa sua e
tenerti sotto stretta sorveglianza. Lui stesso ha preso parte alla morte di sua madre per essere invitato a
vivere qui. Quando credevi uscisse con gli amici, in realtà andava a incontrarsi e coordinarsi con
vari dubhar laoich, sgiobair dubhar e dooinney breun. Per niente al mondo ti avrebbe lasciato sola, se
non avesse saputo che stavi chiusa in casa e non avevi amici: se li avessi avuti, non avrebbe permesso a
nessuno di avvicinarsi a te. Il fatto che non ti innamorassi di nessuno lo rendeva felice. Contava sul
fatto che col tempo ti saresti piegata volontariamente a lui ma, in caso contrario, prima o poi ti avrebbe
ceduto a Fàs perché ti rendesse una specie di vegetale, per poi averti per sempre per sé. Il resto delle
sue azioni è storia nota. Non appena sono entrato in possesso di queste informazioni volevo
precipitarmi qui, ma sono stato scoperto e seguito. Solo ora sono riuscito a venire e finalmente ho
potuto fornire a voi tutti le risposte che vi mancavano».
Celine era senza parole: Matteo era stato l'unico amico che avesse mai avuto e non era altro che
un servo di un'entità maligna. Se non fosse stato per i nuovi affetti entrati nella sua vita si sarebbe
sentita davvero miserabile. Era un grande dispiacere per lei sapere che i suoi genitori fossero stati
uccisi quando ormai mancava così poco, ma avere Caswyn e Morwenna vicini era in parte come aver
riacquistato una famiglia. Era evidente che suo zio la amasse molto: se non fosse stato sufficientemente
eloquente il modo in cui la guardava, sarebbero bastate le azioni che aveva compiuto per lei. Ma ancora
non le sembrava possibile di essere ciò che loro dicevano.
Aidan fissava sempre il pavimento con intenso interesse, ma tutti gli altri guardavano lei. Se si
aspettavano che dicesse qualcosa rimasero delusi, poiché dalla sua bocca non uscì nulla.
Desiderava fare a Caswyn moltissime domande sui suoi genitori, voleva chiedere di vedere le
loro foto se ce n'erano ancora e poter vedere il volto di sua madre, ma sapeva che in quella sede certe
domande erano bandite.
Non ebbe tempo di perdersi in queste considerazioni, perché Davios iniziò a tartassarla.
Sembrava trarre gusto dal mettere in imbarazzo le persone ed era evidente che non gli andasse giù il
fatto che lei potesse essere qualcosa di più che una sciocca ragazza piombata in mezzo a loro dal
mondo umano.
«Hai davvero questa cicatrice?» Domandò rivolto verso di lei.
«Sì, anche se non ho mai saputo di cosa si trattasse davvero. Mia madre mi disse che quando
ero molto piccola me l'ero fatta con un ferro arricciacapelli, tentando di imitarla mentre si preparava
per una cena. Non ho memoria di questo evento, ma nel corso degli anni non ho mai pensato ad altro e
poca gente l'ha notato». Rispose Celine, mantenendo lo sguardo saldo.
Se Davios voleva giocare con lei, stavolta non si sarebbe fatta vedere vulnerabile. Non le
piacevano i tipi come lui.
«Bene, e dimmi, a quanti anni hai avuto la tua prima esternazione involontaria di potere?».
Chiese ghignando.
Sembrava quasi che sapesse che sarebbe rimasta senza parole. Lei non aveva memoria di altri
eventi precedenti a quello del giorno in cui aveva conosciuto Aidan, e sapeva che la risposta non
sarebbe bastata a Davios, o meglio, lo avrebbe soddisfatto dimostrando che ovviamente lei non era
chissà cosa.
Per sua fortuna, prima che riuscisse a formulare una risposta, s'intromise Caswyn.
«Celine ha dato prova di grandi poteri fin da quando era molto piccola. Prima stupendomi
celando la vera se stessa agli umani del tutto involontariamente; poi crescendo ha sempre mantenuto in
perfetto stato il giardino dei Vendramin occupandosi della terra, le piante, il piccolo stagno artificiale
ora secco. Lei non ricorda nulla di questi eventi: cadeva in una sorta di trance, e credo che da subito i
suoi poteri si siano concentrati sulla terra poiché Matilde Vendramin amava molto quel giardino e
penso che inconsciamente, Celine, volesse renderla felice. Sinceramente ho perso il conto delle volte in
cui ho dovuto modificare la memoria a dei passanti o ai suoi genitori: la sera in cui l'avete portata via
da casa di Matteo penso sia stata la sua prima volta da cosciente. Quando è arrivata a casa era sconvolta
e pensava di essere pazza». Rispose esaustivo Caswyn.
«È così» proseguì Celine «non ricordo nulla del genere, se non a partire da quella sera. Quando
mi accorsi di cosa avevo fatto pensavo di essere impazzita e di essermelo immaginato. Ho creduto per
buona parte della serata di essere sulla soglia di un esaurimento nervoso».
«Molto interessante, quindi perché non toglierci il dubbio?» Propose Davios fissando Celine.
«Di quale dubbio stai parlando?» Chiese Morwenna alterata.
«Vogliamo tutti credere che lei sia una dei prescelti: ovviamente sarebbe un grande vantaggio
per il nostro popolo, e si fa in fretta ad accettare le cose belle. Mi chiedo quindi, perché non farle il
marchio e vedere con i nostri occhi cosa succede?» Rispose Davios sorridendo in modo maligno.
«Di quali altre prove necessiti? Non ti basta la storia raccontata da mio figlio? Celine è nata con
il marchio, non ha bisogno di riceverne alcuno». Rispose Morwenna infuriata.
«Molto bene, ma se non ricordo male, Matteo ha fatto saltare in aria la Divisione per darvi un
problema grazie al quale avreste cancellato la cerimonia in programma per il giorno dopo.
Correggetemi se sbaglio, secondo lui non era forse di vitale importanza evitare che Celine ricevesse il
marchio? Perché non farglielo, mi domando». Disse Davios, tenendo testa a Morwenna.
«Forse in questo ha ragione» intervenne Helori «se era così importante per lui impedire la
cerimonia deve esserci un motivo».
Morwenna sembrava disturbata dalla piega della conversazione. Ovviamente non gradiva che le
parole del figlio fossero messe in discussione, e fu in quel momento che Celine trovò il coraggio di
prendere la parola.
«Molto bene. Sono più che disposta a ricevere il marchio. Non mi sento diversa da ieri, né da
quando mi avete trovato, e non vorrei deludervi in seguito. In me non sento scorrere altro potere se non
quello della Terra, che mi pare di aver capito sia quello che ho sempre utilizzato senza rendermene
conto fin dall'infanzia, quindi perché indugiare? Voglio il marchio della Terra: forse allora sapremo
davvero qualcosa in più sul mio conto». Propose senza esitazioni
«Mia cara, se sei tu a volerlo, allora predisporrò una data per la cerimonia». Rispose Morwenna
sorridendole.
«Perdonatemi, ma quale momento migliore: siamo tutti qui, facciamolo ora». Li esorò Davios
deciso.
Nella sala si diffuse un mormorio: tutti la guardavano sussurrandosi qualcosa, a parte Buonia e
il gruppo dei suoi amici più stretti. Ancora una volta, Celine si sentì in dovere di togliere Morwenna
dagli impicci.
«A me sta bene. Ho un bell'abito, non trovate? Sarebbe sprecato se non lo usassi per
un'occasione come questa». Rispose suscitando le risate di tutta la sala.
«Come desideri» acconsentì Morwenna «fate portare il necessario e tu, Celine, vieni con me al
centro della sala».
Capitolo 22 - Terra Aria Acqua Fuoco
Celine era consapevole dell'ansia provata alla vigilia della sua cerimonia, solo qualche giorno
prima: tutte quelle persone intente ad ascoltare ogni sua parola, a cogliere il minimo errore nella
pronuncia della formula, la paura di non essere all'altezza. Tuttavia, dopo che la sua vita era stata
spiattellata in pubblico, non aveva più alcuna importanza. Se anche si fosse sbagliata nel dire qualcosa,
avrebbe solo suscitato qualche pettegolezzo in più sul suo conto, ma almeno si sarebbe liberata della
dose di sospetto che molti manifestavano. Solo Davios aveva parlato, ma non si poteva escludere che
altri si facessero le stesse domande. Non voleva che sua nonna e suo zio passassero per bugiardi, e non
voleva che in futuro qualcuno potesse ammettere di essersi sbagliato: lei non si sentiva in grado di
usare altri poteri, né si sentiva più forte o dotata degli altri.
Cercò disperatamente lo sguardo di Aidan, che obbligatoriamente, adesso, guardava nella sua
direzione, ma i suoi occhi non la stavano guardando: parevano attraversarla come se lì non vi fosse
altro che la navata centrale della sala vuota. Non riusciva a fare a meno di chiedersi il perché del suo
comportamento. Gli eventi della giornata l'avevano distratta, ma ora non faceva che pensarci. Aveva
volutamente usato la battuta sul vestito proprio sperando che lui finalmente la guardasse, ma così non
era stato. Non era possibile che non provasse più niente per lei, che addirittura la ignorasse così. Si
domandò il perché tutta quella freddezza.
Il seggio di Morwenna era stato spostato al centro della sala, e il cerchio bianco sul pavimento
ora riluceva. Buonia posò il Peann Anam na Talamh sopra un tavolino vicino al seggio. Era il Pennino
dello Spirito della Terra, quello con cui sarebbe stato eseguito il marchio dopo il giuramento. Era
piccolo, come una matita ben temperata, ma guardandolo bene vi si potevano distinguere piccoli rami
che s'intrecciavano e una punta che riluceva leggermente.
Celine sapeva che avrebbe sentito un lieve pizzicore ma nulla più. Non la spaventava tanto il
dolore quanto la formula. Attese che Morwenna finisse di caricare il pennino con la polvere che
proveniva direttamente dall'urna dello spirito della terra a Gallaibh, con lo sguardo rivolto verso il
basso. Quando sua nonna si alzò in piedi, e tutti la imitarono, Celine si mise in ginocchio di fronte a lei,
che iniziò a porle le domande di rito.
«Accetti Celine di legarti all'elemento della Terra?» Iniziò Morwenna con voce imperiosa.
«Accetto!» Rispose Celine con voce vibrante.
«Accetti che questo tuo potere sia messo al servizio della nostra comunità sempre per il bene e
mai per fini personali?»
«Accetto!»
«Accetti di ricevere, tramite questo marchio, il potere che spetta a un laoch, di servire Anam na
Talamh con le tue capacità, il tuo sacrificio e il tuo impegno a migliorarti sempre?»
«Accetto!»
«Possano i tuoi poteri estinguersi nell'esatto momento in cui il tuo cuore vacillerà nelle sue
intenzioni. La Terra in te diverrà arida e il tuo potere si essiccherà se mai una volta volgerai la tua arma
contro la tua gente. Cosa rispondi a questo?» Terminò Morwenna sollevando lo strumento per il
marchio.
«Glac bog an saol agus glacfaidh an saol bog tú». Disse Celine poi abbassò il capo.
Era pronta a ricevere il marchio.
Morwenna si pose alle sue spalle e con maestria tracciò le linee che formavano il marchio della
Terra. Quando chiuse il piccolo triangolo tracciò un'altra linea che lo tagliava orizzontalmente, ed Il
marchio fu completo. Morwenna posò lo strumento e prese la mano di Celine invitandola ad alzarsi in
piedi, sollevò le loro mani congiunte e immediatamente la sala esplose in uno scroscio d'applausi.
Celine era infinitamente sollevata. Non accadde assolutamente nulla di strano, la frase da lei
pronunciata, "Glac bog an saol agus glacfaidh an saol bog tú" cioè "Prendi il mondo bene e
semplicemente e il mondo farà lo stesso con te", voleva essere di buon auspicio per il Custode appena
marchiato e fortunatamente le cose erano andate bene anche per lei. Non ci teneva proprio a essere una
dei Prescelti.
Lei auspicava e accettava di essere una semplice guardiana della Terra: non voleva essere niente
di più, e fortunatamente così era. Nessuno avrebbe potuto mettere in questione la sua buona fede,
giacché proprio lei aveva sollecitato il marchio e nessuno adesso avrebbe potuto illudersi che lei fosse
ciò che non era.
Colse fra la folla lo sguardo di Aidan: finalmente la stava guardando. Sembrava esserci sollievo
sul suo viso, la guardava con calore come aveva sempre fatto prima di quel giorno. Al settimo cielo,
Celine gli sorrise e lui fece altrettanto di rimando. L'intera compagnia si stava alzando per venire a
congratularsi con lei: era il primo momento davvero felice che viveva da quando si era sincerata di aver
salvato Aidan nella villa distrutta dei suoi genitori adottivi. Poi un dolore sordo la trafisse e vide tutto
nero: un singulto le sfuggi dalle labbra e cadde in ginocchio. Non vedeva più nulla, non sentiva
nessuno.
D'istinto si portò la mano alla nuca: la bruciatura che l'aveva accompagnata per tutta la vita era
scomparsa, la sua pelle ora liscia al tatto. Non fece in tempo a stupirsene che la pelle iniziò a bruciarle
terribilmente, come se qualcuno le stesse imprimendo a fuoco qualcosa: non era sicura di cosa stesse
facendo, ma il grido lacerante che le uscì dalle labbra spaventò anche lei. Quando il dolore ebbe fine,
riacquistò i sensi che aveva parzialmente perso durante l'agonia e si tastò nuovamente la nuca: anche
senza vedere, poteva sentire i solchi delle linee che si erano aggiunti a quelli appena tracciati da
Morwenna. Aveva tutti e quattro i marchi ed erano apparsi da soli. Si erano fatti tutti attorno,
guardandola in cerca di una spiegazione. Celine si alzò in piedi e senza alcun controllo su quello che
stesse dicendo scandì ad alta voce:
"Is urrainn do Talamh, Te?net, Uisge, Adhar. Mi bi air leth, a nis sinn faigh cuidhteas na
Fàs".
"Ho il potere di Terra, Fuoco, Acqua, Aria. Io sono l'unica, adesso noi ci libereremo di Fàs."
Tutti, compreso Davios, la guardarono a occhi sgranati.
Ora lei stessa sentiva fluire in sé un potere enorme: chiuse gli occhi congiungendo le mani, poi
li riaprì e allargò le braccia. Nell'intero perimetro della stanza si era acceso un cerchio di fuoco
sgargiante che poco dopo fu estinto da brillanti spruzzi d'acqua. Dal pavimento bagnato iniziarono a
crescere rampicanti ricchi di lussureggianti foglie verdi, una volta che ebbero toccato il soffitto, un
forte vento scatenò un tornado in miniatura. Quando anche l'ultimo rampicante scomparve, si estinse.
Tutti la guardarono, e senza bisogno di controllare lei stessa, aveva avvertito che il suo
talismano era cambiato. Si era diviso in quattro sezioni: ora si potevano rimirare al suo interno quattro
differenti manifestazioni degli Elementi. L'era chiaro quanto fosse successo e si sentiva enormemente
diversa. Non aveva detto consciamente quelle parole, ma ora sentiva che erano vere e che albergavano
dentro di lei. Lei soltanto poteva mettere fine alle ombre e se ne sarebbe assunta la responsabilità.
Avrebbe guidato il suo popolo e avrebbe messo se stessa al servizio del potere che le era stato donato.
La sala presto si riempì di urla di giubilo, persino le persone in collegamento esultavano e
festeggiavano in modo sfrenato. Molti dei presenti volevano abbracciarla e stringerle la mano, e cercò
nuovamente lo sguardo di Aidan. Voleva disperatamente il suo abbraccio, sentire il suo profumo di
buono e le sue braccia attorno, ma quando lo trovò, stava di nuovo guardandola con occhi vuoti. Il suo
sguardo la attraversava senza metterla a fuoco: sembrava enormemente distratto, quasi non si fosse
nemmeno accorto di cosa fosse appena accaduto, le spalle contratte e i pugni stretti lungo i fianchi che
smascheravano la sua tensione a un occhio esperto. Celine stava per farsi largo e andare verso di lui,
ma Morwenna la tenne per il gomito girandola verso Helori, che si era avvicinata per congratularsi e
abbracciarla. Stava di nuovo per girarsi verso Aidan quando la frase pronunciata da Helori, in direzione
di Morwenna, la colpì come uno schiaffo in piena faccia.
«Morwenna, pensi che sia già nato e chissà dove si trova? Oppure che Celine prima di trovare il
suo compagno dovrà aspettare ancora molti anni? Cosa ne dici, Celine? Non sei curiosa di conoscere il
tuo compagno? Di sapere se esiste?» Chiese tutta allegra.
Celine riuscì a voltare la testa quel tanto che bastava per vedere Aidan che usciva dalla sala
senza essere notato da nessuno, poi si sforzò di riportare l'attenzione su Helori e di darle una risposta
garbata come il suo nuovo ruolo imponeva, ma nessun suono le usciva dalle labbra. Fortunatamente
Morwenna rispose al suo posto.
«Celine è ancora giovane per interessarsi a queste cose. Avrà tutto il futuro per unirsi al suo
compagno quando verrà il momento. Ora è solo una giovane donna con una grande responsabilità sulle
spalle e, fino a che il suo compagno non arriverà, la aiuteremo io e suo zio».
Il resto fu una processione di baci e abbracci. L'ultimo a presentarsi fu suo zio.
«Ti voglio bene e te ne ho sempre voluto. Dopo cena parleremo». Le sussurrò all'orecchio,
stringendola tra le braccia.
Morwenna riportò tutti all'ordine, annunciando la fine della seduta.
«La seduta è conclusa: siete tutti liberi di andare. A breve verrà servita la cena: invito a
partecipare Davios, Helori e Corentin per definire i dettagli del trasferimento e insediamento di Celine
a Gallaibh. Ovviamente sono tenuti a partecipare anche Erskine, Ermer e tutta la loro Divisione».
Dichiarò Morwenna, in modo che la sentissero tutti.
I presenti iniziarono a sciamare verso l'uscita. Celine ne approfittò per sedersi due minuti: da
quando Helori aveva pronunciato quella frase le doleva la testa, dentro di sé continuava a sentire la
storia che aveva ascoltato affascinata da Aidan la sera che l'aveva portata alla Divisione la prima
volta...
"La virtù di usare le Quattro Armi Sacre andrà guadagnata con il sacrificio e la perseveranza.
Noi tramuteremo ognuno di voi in un Custode degli Elementi in grado di comandare un solo elemento,
e così saranno i vostri figli e i figli dei loro figli, ma un giorno, quando la razza giungerà quasi allo
stremo nella guerra con le forze del Vuoto, nasceranno tra di voi i Prescelti. Voi, evoluzione degli
umani, più forti e più puri, pagherete la corruzione della razza con il pegno del sacrificio e della
perseveranza, senza ulteriori interventi esterni, fino a risanare il debito dell'umanità. Quando il debito
sarà saldato, tra di voi nasceranno i Figli della luce, e li riconoscerete immediatamente. Sulla loro
pelle saranno impressi i nostri marchi: per diritto di nascita, essi sapranno governare a loro
piacimento tutti e quattro gli elementi e saranno destinati a diventare compagni eterni. Solo loro
saranno in grado di usare l'Arco di Fuoco Distruttore, lo Specchio d'Acqua Purificatore, la Falce del
Destino della Terra e la Lama d'Aria Purificatrice. Tramite quelle Armi Sacre ci risveglieranno e
potranno reclamare il quinto dono, lo Scettro del Vuoto. Quando entrambi i Prescelti impugneranno lo
Scettro, libereranno il Vuoto dalla sua prigione risucchiandolo ed eliminando il regno della discordia
e della dissoluzione dalla Terra. Solo a quel punto il ciclo perpetuo potrà riprendere, grazie all'amore
dei prescelti, che porterà l'umanità di nuovo nella posizione intermedia in cui le due forze cosmiche
saranno in equilibrio e daranno vita al nuovo mondo. I Clann na Solus avranno infatti il potere,
tramite lo Scettro del Vuoto, di estirpare ciclicamente dal pianeta il male e rispedirlo alla sua fonte
primaria, l'Odio. I figli dei Prescelti saranno altresì in grado di garantire la sopravvivenza della
vostra razza. Essi potranno usare lo Scettro senza bisogno di essere in coppia, poiché generati
dall'amore dei due".
Ora era tutto chiaro: il comportamento di Aidan, la sua freddezza. Sapeva che il loro amore era
destinato a morire ancor prima di nascere, che lei sarebbe stata destinata a un altro e lui non avrebbe
potuto farci niente.
Nonostante le nuove responsabilità che gravavano sulle sue spalle, le incertezze e le difficoltà
che avrebbe dovuto affrontare, a Celine l'unica cosa che pesò in quel momento fu dover rinunciare ad
Aidan. Morwenna, che non si era lasciata sfuggire il suo sconforto, le si sedette a fianco non appena la
sala si fu svuotata completamente.
«È così ingiusto!» Furono le prime parole che Celine pronunciò, sapendo che Morwenna aveva
letto il suo malessere per quello che era. Non c'era ragione alcuna per fingere, lei era sua nonna.
«Bambina mia, non sempre la vita è giusta, ma un giorno sarai felice. Amerai la persona che ti
appartiene come tu appartieni a lei, sai che accadrà. Lascia passare questo momento di sofferenza:
presto riuscirai a vedere Aidan solo come un valoroso laoch, e questo momento di sconforto passerà».
La incoraggiò Morwenna pacatamente.
«Non dimenticherò Aidan, è lui l'unico per me. Lo so. Non posso permettergli di arrendersi per
qualcuno che forse neppure esiste». Disse Celine con rabbia.
«Dici così adesso, ma cosa accadrà quando arriverà la tua metà? Che cosa accadrà quando, da
un giorno all'altro, non lo vedrai più con questi occhi? Non puoi portare avanti una cosa che sai che
deve morire». Rispose Morwenna, scostandole i capelli dal viso.
«Tu non puoi sapere cosa provo quando lui è con me. So che è lui la parte che mi completa, non
posso rinunciarci. E poi non ho vissuto tutta la vita nel vostro mondo, e se fossi già stata con Matteo?»
Domandò Celine stizzita.
«Sappiamo entrambe che così non è, ma anche se fosse non avrebbe importanza e nessuno te ne
farebbe una colpa. Ma non dopo che il tuo stato è stato appurato, non ora che sarai alla guida del nostro
popolo. Celine, renditi conto che in questo momento tu sei anche superiore a me: tu puoi darmi degli
ordini che devo eseguire. Dovrai insediarti a Gallaibh e guidare la nostra gente. Tutti gli occhi saranno
puntati su di te: non puoi dare a vedere a tutti che non prendi il tuo ruolo sul serio, che non accetti le
nostre credenze e le nostre radici». Osservò Morwenna.
«La prima volta che ho sentito la nostra storia ne ero totalmente affascinata. Me la raccontò
Aidan la sera in cui finì la mia vecchia vita. Ora mi accorgo che ne ero affascinata perché allora non
riguardava me: non ero io a dover ignorare colui che amo per un cumulo di vecchie leggende. Perché
mi hanno dato un cuore in grado di provare questi sentimenti se non dovrei?» Insisté Celine.
«Ascolta, mia cara. Questo è il morso del primo amore, passerà presto. Sono convinta che si
tratti solo di un'infatuazione passeggera: il tuo cuore presto sarà nuovamente felice».
«Hanno detto così anche te, vero? Non ti hanno forse suggerito di rifarti una vita? Hai mai
amato nessun altro oltre il nonno?» Chiese Celine alzandosi in piedi.
«Celine, calmati, lui era mio marito, stavamo insieme da tutta la vita. Tu e Aidan vi conoscete
da pochissimo, non è successo niente di davvero importante tra voi. Alla tua età tutti gli amori
sembrano veri, ma tu amerai un altro: è scritto nel tuo destino, non puoi cambiarlo».
Celine non capì se fu per la gentilezza della risposta, nonostante la sua domanda di cattivo
gusto, o per via del fatto che sua nonna volesse solo proteggerla e consolarla, ma riuscì solo a sedersi
nuovamente a fianco a lei, cercando conforto tra le sue braccia. Quando si calmò si ricordò degli ospiti,
della cena e dell'immagine di sé che doveva dare.
«Ora mi sento meglio, ma ho bisogno di sistemarmi il viso prima che mi vedano gli altri» Disse
rivolta a Morwenna.
«Vado a chiamare Buonia. Quando sarai pronta, raggiungeremo insieme gli altri». Rispose
Morwenna, lasciandola sola .
Intanto, al piano di sopra, Aidan era nella sua stanza con Mavi.
«Aidan, non puoi non partecipare alla cena». Stava ripetendo Mavi per la milionesima volta.
«Non me la sento: devo fingere di essere felice e mangiare, stare in compagnia e non posso
nemmeno guardarla». Rispose secco.
«Nulla vieta che tu le parli o la guardi...»
«Oh, ma dai, Mavi! Andiamo!» La interruppe bruscamente «io e Celine dovremmo giocare, a
beneficio degli altri, agli amici formali? Questo è peggio che fingere di non vederla neppure».
«Devi partecipare alla cena, devi farlo per lei. Pensa all'impegno che deve costarle fingere di
esserti estranea, rifletti sugli obblighi che le sono appena piombati addosso, e soprattutto pensa che
durante la cena si progetteranno le misure di sicurezza per lei, per portarla a Gallaibh». Lo esortò Mavi,
camminando nervosamente di fronte al letto sfatto sul quale lui stava stravaccato.
E va bene, ci era riuscita. Lo aveva scosso. Non poteva stare con lei, ma faceva parte
dei laoich che l'avrebbero portata a Gallaibh: era suo dovere prendersi cura di lei, questo poteva farlo
e, di certo, sarebbe stato il guardiano migliore di tutti. Si alzò dal letto e si diresse verso l'armadio per
cambiarsi: se doveva fingere, tanto valeva avere un aspetto decente di fronte a quel damerino di
Davios.
Quando raggiunse la sala, l'occhiata compiaciuta che gli rivolse Mavi gli fece capire di aver
scelto la giusta tenuta. Pensava di essere in ritardo ma Morwenna e Celine ancora non si vedevano, e
iniziò a preoccuparsi che fosse successo qualcosa quando, voltandosi, la vide arrivare.
Celine era di una bellezza disarmante con il vestito che le aveva fatto preparare: sembrava
cucito indosso a lei, era luminosa. Quando tutti si furono seduti prese posto anche lui, il più lontano
possibile da lei. Recitare un ruolo andava bene, ma non voleva dover incrociare il suo sguardo ogni
volta che apriva bocca.
Aidan c'era. Celine si aspettava che non si sarebbe fatto vedere per cena, ma lui c'era. Era
talmente concentrata su di lui che si accorse dell'aspetto festoso della sala solo dopo essersi seduta.
Il tempo passava più rapidamente da quando viveva con i Custodi, o forse si era concentrata su
qualcosa che non fosse aspettare il Natale, ma ormai dicembre aveva fatto capolino e lo staff di Buonia,
durante il poco tempo a disposizione, aveva trasformato la sala da pranzo.
Un grande albero, nell'angolo in fondo a destra, mandava sfavillanti bagliori dai colori caldi,
rosso e oro il tema dominante. Tutt'intorno erano appese ghirlande d'agrifoglio, e le tende dorate alle
finestre avevano lo stesso motivo della tovaglia stesa sulla tavola, apparecchiata sontuosamente.
Al centro del tavolo c'era un runner decorato con una stampa di stelle di Natale dal bordo rosso
scuro. Piccole tovagliette rettangolari, con lo stesso motivo, erano posizionate di fianco al posto di ogni
commensale. I piatti rotondi erano bianchi con il finissimo bordo dorato così come i bicchieri a calice,
di varie grandezze, erano trasparenti con il bordo della base sempre dorato; le posate erano anch'esse
dorate. Sul centro del tavolo erano poggiate, a pari distanza, grosse candele bianche rettangolari avvolte
da un nastro rosso: sembrava una tavola di quelle che si vedono nei film durante i cenoni natalizi di
qualche famiglia nobile, poi Celine si diede della sciocca: non lo sembrava, lo era, e lei era la persona
più importante di quella tavolata.
Le risultava assurdo e non riusciva ancora a farne un meccanismo mentale automatico. Tutti
aspettavano in piedi che si sedesse, e tutti si alzavano se lei si alzava.
Durante la cena chiacchierarono di argomenti frivoli come le imminenti festività, la neve e i
regali che avrebbero fatto. Nessuno aveva voglia di guastarsi la cena con interminabili discussioni che
avrebbero fatto raffreddare le portate e ne avevano tutte le ragioni: come sempre, il menù era delizioso.
La cena era stata aperta con svariati antipasti: sformatino di formaggio con ripieno alle noci
croccanti, mini bruschette con tonno mantecato, tartare di salmone agli agrumi, caprino alle erbe, olive
nere e scorza di limone. Dopo era stata la volta dei primi e ce n'era per tutti i gusti: risotto con brie e
trevigiana, crespelline alla fonduta tartufata, vellutata di ceci con code di gamberi, gnocchi alla
parigina. Arrivati al secondo, c'era già da essere sazi per i prossimi due giorni, ma come rifiutare le
proposte della fantastica cucina di Buonia?
Maiale con mele e prugne, arrosto farcito con purea di castagne, filetti di branzino con sughetto
di pomodoro e filetto al pepe verde.
Tutto era stato un'esplosione di sapore per le papille gustative, ma il dessert era irrinunciabile, e
quando Buonia fece il suo ingresso con il carrello tutti guardarono le proposte estasiati. Facevano bella
mostra di sé un pandoro farcito a strati con mascarpone e crema al gianduia, semifreddo meringato con
salsa di nocciole, budino al cioccolato con cuore alla menta, strudel di mele e per finire l'immancabile
tronchetto natalizio, visto il periodo, con tanto di decorazioni da favola in pasta di zucchero con mini
alberi di Natale e pupazzi di neve, tanto bello che pareva un peccato mangiarlo.
Solo dopo che furono serviti caffè e amaro, prima che il sonno prendesse il sopravvento sulle
pance piene, Morwenna portò la discussione sul viaggio che avrebbero dovuto intraprendere al più
presto. Celine pensò che una delle poche fortune del suo attuale stato fosse che Davios sarebbe stato
collaborativo nei confronti del loro trasferimento a Gallaibh, visto il suo attuale rango.
«Non voglio trattenervi a lungo dopo una giornata impegnativa come quella appena passata, ma
desidero pianificare subito il trasferimento a Gallaibh, poiché vorrei che le prime partenze fossero già
domani». Attaccò Morwenna, puntando lo sguardo su tutta la tavolata.
«Sono d'accordo con te, visto l'elevato numero di persone da trasferire, prima inizieremo e
meglio sarà». Approvò Corentin.
«Immagino che a questo punto Celine occuperà il suo posto al castello, nella zona centrale a lei
riservata, e che prenderà il tuo personale come suo fino a che non potranno ristabilirsi qui». Osservò
Davios.
Tutta la sala volse lo sguardo verso Celine, che fu consapevole che non aspettassero una
risposta da Morwenna, ma da lei. Era lei che avrebbe dovuto decidere per tutti i residenti che abitavano
in quel momento nella villa.
«Naturalmente desidero che queste persone, che si sono curate di me così bene durante la mia
permanenza in questo luogo, possano continuare a lavorare per me a Gallaibh. Quando sarà risolto il
problema di sicurezza che abbiamo qui, decideremo se farli restare al castello o farli tornare in questo
posto, soprattutto a seconda dei loro desideri». Rispose senza esitare.
«Molto bene, predisporremo che vengano loro assegnati i nuovi alloggi nella tua residenza. Per
quanto riguarda i membri della Divisione distrutta cosa gradisci?» Chiese nuovamente Davios.
«Ovviamente sono bene accetti al castello, nell'ala a me riservata. Anzi, visto che sono per me
le persone più fidate, li nomino mia guardia. Saranno liberi di decidere se vivere al castello o nelle loro
abitazioni private, se ne posseggono». Rispose Celine.
«Non credo tu possa decidere di prendere un'intera Divisione come tua guardia...» Tentò di
contraddirla Davios.
«Credo di poter fare ciò che desidero, invece, e poiché non conosco nessun altro e di loro mi
fido, ed è della mia sicurezza che si parla, si farà come dico». Rispose Celine decisa.
Questo bastò a zittire Davios e qualunque altra protesta. In realtà Celine non lo faceva per
puntare i piedi o per rimarcare la sua autorità, ma mai avrebbe rinunciato ad avere al suo fianco persone
che conosceva, ora che si apprestava ad andare in un luogo del tutto sconosciuto in cui, per di più, si
aspettavano che comandasse. Celine era matura a sufficienza per sapere che si sarebbe infilata in un bel
covo di serpi, ed era meglio per lei avere al suo fianco più persone che potessero essere le sue orecchie
e il suo braccio. Aveva bisogno di qualcuno che la consigliasse e le facesse conoscere i vari umori e
quali fossero i modi migliori di agire secondo le situazioni e soprattutto le usanze che lei non
conosceva.
Era certa che Morwenna e Caswyn sarebbero stati sempre al suo fianco, ma di certo, nella sua
posizione, due consiglieri non erano sufficienti, e voleva scansare ampiamente la fase in cui le sarebbe
stato consigliato di nominare qualche sconosciuto per ricevere le sue confidenze. A questo proposito le
venne in mente un altro dettaglio.
«Ho un'altra disposizione, e riguarda Buonia. Lei viaggerà con me e il mio seguito e, una volta
giunti al castello, sarà esentata da ogni altra mansione se non quella di mia confidente personale, quindi
non assegnatela a nessun tipo di lavoro. Lei sarà direttamente al mio servizio».
«Molto bene, ora direi che possiamo programmare il viaggio. Caswyn, tu che hai passato lunghi
anni a mimetizzarti e a passare inosservato, come ci consigli di agire?» Domandò Helori.
«Penso che dovremmo dividere i residenti in più gruppi, e già da domani farli andare nei vari
aeroporti d'Italia dai quali partiranno in direzione di Glasgow, Edimburgo, Aberdeen e Inverness. In
questo modo attireranno meno l'attenzione: da lì, poi, si dirigeranno verso i confini con le nostre terre.
Voi tre potrete partire domani». Disse alla volta di Helori, Corentin e Davios. «Noi resteremo fino a
dopodomani per accertarci che non sia rimasto più nessuno d'indifeso, e partiremo alla volta di uno dei
quattro aeroporti per poi raggiungere Gallaibh». Terminò Caswyn.
«Mi sembra un piano eccellente». Approvò Morwenna.
Anche gli altri tre assentirono, quindi iniziarono a pianificare con Erskine il loro ruolo al
castello. In quel momento Celine vide l'opportunità giusta per allontanarsi, e si avvicinò a suo zio.
«È una bella serata, anche se fredda: usciamo a parlare un po' da soli, chissà quando ne
riavremo la possibilità!» Gli disse sottovoce.
Suo zio, senza dire altro, la prese sottobraccio e si avviò con lei fuori dalla sala.
Sorprendentemente nessuno disse nulla, poi Celine rammentò a se stessa che, dopotutto, poteva
disporre del suo tempo come gradiva senza che nessuno potesse dirle altrimenti e la cosa la fece
sorridere. Caswyn se ne accorse.
«Il primo sorriso sincero che ti vedo fare da quando ti ho rivista oggi. A cosa è dovuto?»
Chiese.
«Niente, pensavo che ti ho portato via dalla tavola senza salutare, né dire nulla a nessuno, e
neanche uno di loro poteva obiettare al mio comportamento. È stato divertente». Rispose sinceramente
Celine.
«Ehi, io sono uno degli adulti che dovrebbe insegnarti il giusto protocollo! Non dirmi certe
cose!» Esclamò scherzando Caswyn.
«Per quanto possa sembrarmi strano chiamarti zio, e non Mercurio, il grado d'intimità che c'è
tra noi ormai è tale che, in ogni caso, a te direi tutto. È per questo che ho voluto parlarti appena
possibile». Rispose Celine, sempre con estrema sincerità.
«La tua introduzione mi fa supporre che tu non voglia parlare dei tuoi genitori». Osservò
Caswyn, guidandola fuori dal portico.
«Non fraintendermi, oggi quando hai rivelato chi fossi e la mia storia mi stava scoppiando il
cuore dalla voglia di chiederti di loro, ma sono morti e mi pare evidente mi amassero. Non c'è nulla
che io possa chiederti su di loro che possa farli tornare in vita. C'è invece una questione di cui con te
posso parlare più liberamente che con la nonna che mi preme molto». Ammise Celine.
«La tua logica non fa una piega e le domande sui tuoi potrai farmele anche in volo, senza
bisogno di particolare riservatezza rispetto ai nostri compagni di viaggio. Immagino che invece questa
questione riguardi un certo ragazzo biondo che non ha proferito parola per tutta la serata». Rispose
Caswyn sibillino.
«Come fai a saperlo?» Domandò stupita Celine.
«Ho passato lunghi anni a osservare gli altri, passando totalmente inosservato: nessuno bada a
come si comporta davanti ad un animale. Ormai è facile per me riconoscere le emozioni al primo
sguardo: ho visto i vostri occhi incrociarsi quando hai ricevuto il marchio della Terra, e non è accaduto
nulla, poi ho guardato nuovamente il suo volto per tutto il tempo in cui sei stata incosciente mentre si
risvegliavano in te i poteri». Rispose Caswyn, guardandola negli occhi.
«Non voglio rinunciare a lui. Dal primo momento in cui l'ho visto ho capito che fosse l'unico
per me. Lo sento, non so come spiegarlo: è una voce che nasce dentro me e mi dice che non posso fare
a meno di lui». Disse Celine tutto d'un fiato.
«Ascolta, sai già cos'accadrà in futuro...»
«Non m‘importa! E poi, se questo mio predestinato nascesse tra cento anni? Dovrei stare sola
fino ad allora?» Lo interruppe, seccata di sentirsi ripetere le stesse cose.
«Ascolta, Celine. Io ti consentirei di avere ciò che desideri, e credimi, per me dovresti essere
libera di vivere il tuo sentimento fino al momento in cui non giungerà il tuo compagno, ma rifletti e
chiediti: fosse anche tra cento anni, desideri davvero coltivare, per il tuo egoismo di adesso, un
rapporto che sai che in futuro ferirà Aidan? Vuoi davvero, quando verrà il momento, scoprire di non
provare più nulla per lui e doverglielo dire? Non è forse meglio soffrire ora, ma lasciare le cose come
stanno?» Le rispose saggiamente Caswyn.
A Celine morirono le proteste in gola. Era certa che Aidan sarebbe stato sempre il solo per lei,
ma se mai fosse esistita davvero la possibilità di "buttarlo via", da un giorno all'altro, senza provare più
nulla? Era una pena accettabile da infliggere a un'altra persona?
Ora l'era chiara la motivazione per cui Aidan tentasse di mantenere le distanze da lei, per cui
non si ribellava. Ma certo: lui che aveva vissuto tutta la vita con loro e credeva ciecamente nelle loro
usanze e credenze, probabilmente si era già chiesto come si sarebbe sentito il giorno in cui lei lo
avrebbe scaricato da un momento all'altro.
Rimase in silenzio per un tempo che le parve lunghissimo, poi una frase detta da Matteo le
rimbalzò in testa come se fosse la prima volta che la ascoltava. Certo, con tutta la sfilza di cattiverie
che aveva detto, una dietro l'altra, non ci aveva badato, ma ora, improvvisamente, le parve avere un
senso.
«Ascolta, so che può sembrarti assurdo, ma Matteo quel giorno ha detto una cosa che forse
potrebbe essere importante!» Esclamò rianimandosi.
«Come mai ti viene in mente proprio ora?» Chiese Caswyn interessato.
«Perché ha a che vedere con ciò che sono e con ciò che provo per Aidan. Matteo ha detto che,
per via di ciò che sono, gli sembrava impossibile che fossi innamorata di Aidan. Forse intendeva dire
che lui sapeva che non mi sarei mai innamorata di lui a causa del vincolo sul mio cuore, ma gli stava
bene: bastava che fossi lì a sua disposizione incatenata dalla gratitudine per ciò che credevo facesse per
me, ma che non riteneva possibile mi sarei mai innamorata di nessuno. E, in effetti, in tutti questi anni,
come tu ben sai avendo vissuto con me, non ho mai preso una cotta per nessuno. Come te lo spieghi?»
Caswyn si lasciò sfuggire uno sguardo perplesso, sembrò soppesare bene le parole prima di
risponderle.
«Credimi, Celine, capisco che desideri trovare una soluzione a questo problema, ma vuoi
davvero ascoltare ciò che diceva Matteo? Probabilmente farneticava cose senza senso. È vero che non
ti sei mai interessata a nessuno prima di conoscere Aidan, ma forse faceva parte del meccanismo che
avevi inconsciamente alzato per tenere gli altri a distanza. Non ci hai pensato?». Le fece presente
Caswyn passandole un braccio attorno alle spalle.
«Potrebbe essere vero anche questo, ma sono sicura che quando andremo a Gallaibh, in qualche
vecchio libro magari troverò qualcosa». Rispose Celine senza darsi per vinta.
«Anche io alla tua età ero così appassionato e ricordo tutte le ricerche che feci con i tuoi
genitori quando Nimue era incinta e non sapevamo perché stesse così male. Ben venga una ricerca
approfondita se servirà a darti pace. A questo conosco già la risposta, ma è giusto che tu voglia cercare:
farlo ti distrarrà anche da tutto questo forse. In ogni caso, ti auguro di trovare ciò che cerchi». Replicò
Caswyn tranquillo.
«Posso chiederti come mai, in tutti questi anni, la nonna non ha mai provato a localizzarvi?».
Domandò Celine, che immaginava quanto dovesse essere duro vivere per tutto quel tempo con il
dubbio sulla sorte dei propri figli.
«Perché non poteva. Inizialmente doveva farci passare per morti. Se si fosse mossa per tentare
di localizzarci molti si sarebbero posti delle domande. Dopo, quando si fu trasferita qui, dove poteva
avere accesso alla strumentazione in via privata, probabilmente non le è più stato possibile». Chiarì
Caswyn, facendole però sorgere un altro dubbio.
«In che senso non è stato più possibile? Perdonami, ma non so molto di queste cose». Indagò
Celine.
«Gli oggetti inanimati, dopo un po', perdono la nostra essenza. Non è una cosa che dura per
sempre, il legame tra noi e qualcosa con cui non entriamo in contatto da tempo». La illuminò Caswyn.
Sentirono dei passi alle loro spalle e si voltarono entrambi: era Buonia. Si fece avanti incerta.
«Scusate, non volevo disturbarvi, ma gli altri si sono ritirati e tua madre vuole parlare ancora
con te, Caswyn. Forse per Celine sarebbe meglio riposare. Oggi è stata una giornata difficile, ma
domani, con tutti i preparativi, sarà altrettanto dura». Disse apparentemente imbarazzata.
«Buonia, tu non mi disturbi mai, lo sai» replicò Celine, alzandosi e prendendola sotto braccio,
poi continuò «buonanotte, zio, dai un bacio a nonna da parte mia».
«Buonanotte a entrambe, e certo. Glielo darò». Le salutò Caswyn, dirigendosi verso
l'appartamento di Morwenna.
Una volta rimaste sole presero a camminare verso la stanza di Celine. Buonia stava stranamente
in silenzio, quindi Celine prese la parola.
«È successo qualcosa, Buonia?» Chiese guardandola negli occhi.
«No, Celine, nulla. È che io...» tentò di rispondere, sembrava a corto di parole.
«Avanti, Buonia. Dopo tutto quello che ci siamo dette, ora non mi rispondi a una semplice
domanda?» La esortò Celine.
«Ecco, visto come sono cambiate le cose, non sapevo come mi dovevo comportare o come
rivolgermi a te». Rispose Buonia, guardando il pavimento.
«Per l'amor del cielo. Scherzi?» Chiese Celine stupita.
L'espressione dell'altra le confermò che non scherzava per nulla.
«Buonia, ma figurati! Tu sei la mia più cara amica: non è cambiato niente. Anzi, ti farà piacere
sapere che ho dato disposizioni affinché tu divenga la mia confidente personale, in modo che
a Gallaibh non ti assegnino nessun altro compito. Potrai stare sempre con me: avrei voluto dire "dama
di compagnia", ma non ero certa che andasse bene come termine. In ogni caso, d'ora in poi ti occuperai
solo di me. Spero che ti faccia piacere». La rassicurò Celine.
«Non avrei mai sperato in niente di così bello! Un grazie non è abbastanza». Rispose Buonia,
commossa.
«Bene, allora finiscila subito di comportarti in modo strano e andiamo in camera mia, che devo
spettegolare con qualcuno che so che non mi tradirà». Disse Celine, trascinandola per un braccio,
mentre camminava di gran carica verso la sua stanza.
Una volta al riparo da orecchie indiscrete, raccontò a Buonia della sua conversazione con lo zio
e dei dubbi che le sorgevano in base all'affermazione di Matteo, mentre l'altra l'aiutava a togliersi il
vestito. Buonia si dimostrò molto più interessata di Caswyn.
«È vero quello che dice tuo zio, che Matteo poteva anche dire assurdità, ma lui sapeva già molte
cose su di te, ancora prima che ne sapessimo qualcosa noi. Inoltre, se mi dici che dall'infanzia a oggi
non hai mai provato interesse per nessuno, questo non fa che dimostrare che quello che lui diceva forse
era vero: non avresti mai dovuto provare interesse per nessuno se non per il tuo futuro compagno.
Conta pure su di me. Una volta al castello ti aiuterò a raccogliere quanto più materiale possibile su
questo mistero. Se sarai impegnata in riunioni e quant'altro, leggerò io per te e poi ti farò un riassunto
delle cose importanti!» Acconsentì Buonia piena di entusiasmo.
«Grazie Buonia, sei davvero un'amica. Sapevo di poter contare su di te». Rispose Celine,
abbracciandola.
«Non scherzare. Prendermi cura di te sarà il mio lavoro e contemporaneamente la mia gioia più
grande, è il minimo. Piuttosto, come ti senti?» Chiese guidandola verso lo sgabello davanti alla toletta.
«Bombardata» rispose Celine, guardando il suo riflesso nello specchio.
«Tu non hai mai visto mia madre? Ora capisco perché Morwenna mi fissasse così la prima volta
che mi ha visto. Mi domandavo se anche tu l'avessi conosciuta». Chiese Celine curiosa.
«L'ho vista di sfuggita qualche volta quando era fidanza con Urien e al matrimonio. Poco dopo
rimase incinta e non la vidi più. Non ti so dire come mai non abbia notato la somiglianza. Forse, in
parte, la presunta morte di Caswyn mi ha fatto cancellare qualcosa di quel periodo. Che effetto ti fa
aver saputo tutte queste cose sulla tua vera famiglia? Soprattutto aver saputo ciò che sei». Domandò
Buonia mentre le spazzolava i capelli.
Celine prese un attimo di tempo, fissandosi le mani.
«Ho sempre sentito qualcosa di diverso per Morwenna. Sapevo che era un membro importante
del Consiglio e tutto il resto, ma mi sono sempre sentita a mio agio con lei, a parte all'inizio quando mi
fissava in modo strano. Forse c'era qualcosa dentro me che mi diceva che lei era la mia famiglia. Con
Caswyn è semplice: amavo follemente quel gatto sin da quando ero bambina, parlare con lui mi risulta
naturale: è forse la persona che mi conosce più intimamente. Per il resto, ci sono momenti in cui penso
di non aver ancora compreso la portata del ruolo che dovrò ricoprire e ciò che comporta, altri nei quali
invece la cosa non mi spaventa per nulla e mi sento come se fossi nata per questo. Mi sento forte, come
se sapessi che posso farcela. L'unico tarlo che mi rode dentro è Aidan. Non riesco a pensare ad altro:
siamo stati così vicini e ora si comporta come se non esistessi, mentre io vedo solo lui». Terminò
Celine, mentre due grosse lacrime le scendevano lungo le guance.
«Certo che è assurdo. Per diciotto anni non hai notato un solo ragazzo e poi lui, dal primo
momento in cui lo hai visto, ti è entrato dentro». Le fece eco Buonia, quasi sovrappensiero.
«Esatto, proprio così! Non dimenticherò mai la prima volta in cui l'ho visto, anche se per pochi
secondi. Certo, in quel momento pensavo di essere fuori di testa, e di essermelo immaginato, ma
ricordo che non riuscivo a smettere di pensare che fosse il ragazzo più bello che avessi mai visto. Il suo
viso mi è rimasto impresso subito, anche dopo cento anni avrei potuto riconoscerlo. È come dicevi
prima: a volte mi sento come se per me ci fosse solo lui, ma non come una cotta. Lo so che tutte le
ragazzine dicono lo stesso: non so come spiegarlo, ma avverto qualcosa di più profondo quando lo
vedo. Non è il batticuore: è come tornare a casa, è la sensazione di pace totale che ho provato la prima
volta che mi ha abbracciata, e so che è lo stesso anche per lui. Certo, negli anni si è divertito con tante,
ma non è mai stato innamorato di nessuna. Sono la prima e unica di cui si sia mai innamorato». Disse
Celine con convinzione.
«So cosa intendi quando dici che senti che per te c'è solo lui, e so che non sono solo fantasie da
ragazzina...». La consolò Buonia, fissando un punto imprecisato.
«Poiché lo hai detto tu, allora mi permetto, sperando che stavolta non vorrai mentirmi come hai
fatto tempo fa. Dev'essere difficile restare innamorata di qualcuno credendolo morto per quasi
diciannove anni. Non è così, Buonia?». Chiese Celine, fissando l'amica.
Buonia arrossì violentemente, ma senza trovare il coraggio di rispondere.
«L'ho capito da come lo guardavi nel momento in cui è entrato in sala. Ma lui lo sa?» La
interrogò Celine.
«Non farti venire in mente strane idee, Celine. Certo che non lo sa: lui è membro di una
famiglia importante. Ai tempi in cui mi sono innamorata di lui lavoravo già per Morwenna e lui è
sempre stato gentile con me, anche se ero solo una cameriera. Trovava sempre il tempo di scambiare
due parole, a volte mi mostrava persino le sue illusioni. L'ho amato dalla prima volta in cui l'ho visto,
ma lui non lo sa e non lo deve sapere. Sarebbe motivo d'imbarazzo, e anzi, spero che nessun'altro
abbia notato la mia reazione come te. Devi promettermi che questo resterà un nostro segreto». Rispose
Buonia, prendendola per le spalle e fissandola intensamente.
«Non capisco perché. Sei molto bella e avete più o meno la stessa età, inoltre Caswyn non è
un laoch. Potrebbe benissimo stare con te e non mi sembra una persona che bada al rango sociale di
un'altra. Ma se è tuo desiderio che non lo venga a sapere, stai pur certa che da me non uscirà nulla. Tu
per me sarai sempre come una sorella. Non ti tradirei mai, come so non faresti mai tu con me». Replicò
Celine con enfasi.
«Preferisco non se ne sappia nulla, e poi, se fosse come dici tu, sono del parere che si farebbe
avanti da solo. Caswyn sicuramente non mi ha mai visto in quel modo. Ho studiato anche come
Guaritrice e Pozionista, oltre che nelle aule dei Servitori. Quando lui studiava come Illusionista lo
avevo già notato, ma non ho mai osato avvicinarlo durante gli anni d'istruzione. Ero figlia di contadini
e lui di una delle più nobili famiglie. Quando ho completato gli studi, ho scoperto che nella famiglia di
Morwenna cercavano personale, e andando contro la volontà della mia famiglia sono diventata una
governante. Era un modo per far parte del suo mondo: i miei genitori non mi parlano più da allora.
Avrebbero voluto che tornassi a vivere nella loro cascina, mi sposassi e continuassi a occuparmi della
terra come loro, ma io volevo una vita diversa. Dopo l'attacco non aveva più senso restare: decisi di
seguire qui Morwenna, stare al suo fianco e aiutarla era come continuare a far parte del mondo di
Caswyn, anche se lo credevo morto». Raccontò Buonia, finalmente sincera.
«Non penserai mica che lui possa immaginare che non hai smesso di amarlo nemmeno quando
è stato dato per morto, al punto da esserti trasferita qui con Morwenna, isolandoti dal mondo pur di
stare vicina a qualcuno che ne mantenesse vivo il ricordo. In ogni caso ci sarà un tempo per tutto,
vedrai che è come dici tu: se è destino, le cose cambieranno. Sono certa che, stando sempre al mio
fianco, una volta tolti questi terribili grembiuloni da cucina, il destino verrà aiutato parecchio». Disse
Celine, facendole l'occhiolino.
Buonia scoppiò a ridere di gusto.
«Sono così brutti i miei abiti?» Chiese arrossendo.
«Non l'ho mai pensato, era una battuta. Ma è certo che non stando più in cucina inizierà
finalmente l'era dei bei vestiti anche per te. Niente proteste: avrai il guardaroba adatto al ruolo che
ricoprirai d'ora in poi al mio fianco, ed è giusto che sia così, quindi non una parola in merito!». Disse
Celine puntandole contro l'indice scherzosamente.
«Devo dirti una cosa per onestà, giacché ho deciso di essere sempre sincera con te. Sapevo
perché Aidan si comportasse così con te, e ero a conoscenza di cosa pensava fossi dal mattino
successivo al vostro ritorno. Quando si è svegliato è venuto in cucina, con un aspetto terribile: pensavo
stesse ancora male, invece mi ha raccontato ciò che aveva visto e ciò che pensava che fossi. Mi
dispiace non averti detto nulla, ma non potevo tradirlo e inoltre, se si fosse sbagliato, ti avrei messa in
ansia inutilmente». Confessò Buonia, guardando altrove imbarazzata.
Celine rimase a lungo in silenzio, misurando le parole.
«Questo lo capisco: dopotutto poteva benissimo essere confuso e aver interpretato male ciò che
aveva visto. Inoltre una confidenza è una confidenza». Rispose infine.
«Sì, ma oggi quando ti chiedevi come mai non fossi ancora riuscita a vederlo, e poi quando ti
preparavi e speravi d'incontrarlo, è stato molto difficile tacere». Aggiunse Buonia imbarazzata.
«Non parliamone più, ciò che è stato è stato. D'ora in poi le cose saranno diverse». Disse Celine
senza risentimento.
Restarono in piedi a chiacchierare ancora per poco, poi Buonia si congedò.
Morwenna era immensamente felice, ma al contempo si sentiva in colpa. Non le sembrava
ancora vero di poter abbracciare quel figlio che pensava morto da anni, ma si sentiva colpevole a essere
così felice sapendo che sua nuora e Urien erano morti. Se non altro aveva Celine: le avrebbe insegnato
ogni cosa, e avrebbe ricominciato a rigenerarsi per stare al suo fianco. Ora le cose erano diverse, non si
sarebbe mai lasciata morire potendo stare insieme a sua nipote e a suo figlio.
«Caswyn, quanti anni sono trascorsi! Eppure mi sembra di averti abbracciato ieri, mentre ti
salutavo quella sera fatale!» Esclamò Morwenna per l'ennesima volta, nel mezzo di una conversazione,
interrompendo il figlio.
«Madre, capisco la tua felicità nel sapermi vivo, ma ti prego, ascolta la discussione che ho avuto
con Celine. Mi preoccupa non poco: con lei ho sminuito la cosa per non alimentare le sue speranze, ma
voglio vederci chiaro». Rispose Caswyn, tentando di non farsi distrarre.
«Hai ragione. Al momento ci sono cose ben più grandi in ballo che il nostro ricongiungimento».
Rispose Morwenna, accomodandosi sul divano.
Caswyn si sedette di fronte a lei, riprendendo il discorso dal punto in cui si era interrotto.
«Stando a ciò che dice Celine, Matteo le ha detto di essere forte di poterla strumentalizzare
guadagnandosi il suo affetto con la gratitudine, convinto che lei, vivendo nel mondo umano ed essendo
ciò che era, non avrebbe mai incontrato l'altro Prescelto e non si sarebbe mai innamorata di nessuno. E
questo è vero, in base a ciò che sappiamo sui Clann na Solus. Non ci avevo pensato se non dopo che lei
mi ha ricordato questa discussione con Matteo: lei non dovrebbe provare sentimenti così forti per
Aidan. Non dovrebbe neppure sentirsi attratta da lui. Non ci hai pensato?»
«Hai ragione, e ci ho pensato. L'unico modo in cui me lo spiego è che arrivando dal mondo
umano forse ci sono delle cose che sono differenti per lei. Abbiamo studiato tutto il possibile sui Clann
na Solus, ma lei è la prima che vediamo davvero, e forse ci sono cose che non sappiamo: dettagli che
non sono scritti, fatti che gli antichi non hanno appreso dagli Spiriti o si sono dimenticati di riportare.
Sicuramente la cosa merita tutte le attenzioni del caso, e mi dedicherò a raccogliere informazioni prima
possibile. È chiaro che quando Celine scoprirà che davvero lei non avrebbe mai dovuto provare
attrazione per nessuno farà il diavolo a quattro, ed è una fortuna che non lo sappia Aidan, poiché a
meno di non far parte del Dìdean-Comhairle non si studia storia antica in modo approfondito. Ciò che
sai tu deriva dalle ricerche che facesti insieme a tuo fratello». Rispose Morwenna pacatamente.
«Mi chiedo come mai Aidan non si ponga le stesse domande che si fa Celine». Osservò Caswyn
dubbioso.
«Probabilmente perché considera un fatto che ritengo anch'io possibile. Celine, prima del
marchio, non si era ancora davvero risvegliata. Probabile che questa infatuazione dipenda da quello:
magari poco per volta sparirà del tutto, e in ogni caso non penso lui voglia fare ricerche in merito. Mi è
sembrato da subito intenzionato a farsi da parte». Spiegò Morwenna, serena delle sue convinzioni
«Ti è chiaro, invece, che per quanto riguarda Celine, è la prima cosa che intende fare non
appena arriverà al castello?» Chiese secco Caswyn.
«Certo, ma una volta lì sarà sottoposta a una girandola d'impegni, e sia tu sia Buonia dovrete
sostenere le prove per potervi rigenerare. Vi ha scelto, e chi viene eletto da uno dei Figli della Luce non
può abbandonarlo: pertanto sia tu che lei, non essendo laoich, dovrete superare le prove per la
rigenerazione». Disse Morwenna.
«A questo non avevo pensato. Almeno possiamo contare sul fatto che Buonia sarà così
impegnata da non essere in grado di cercare per lei, ma non voglio mentirle e perdere la sua fiducia. Se
nel mio caso esiste la possibilità che possa pensare che io non lo sapessi, per ciò che riguarda te sarà
subito chiaro che ne fossi a conoscenza: penso che parlarle prima che lo scopra sia la scelta più
saggia». Disse deciso Caswyn.
«Hai ragione ma ora non è il momento. Una volta al castello, quando i riti saranno completati,
le parleremo con calma e le faremo capire che dovrà mantenere un basso profilo al riguardo mentre
cercheremo di approfondire la cosa. Deve capire che vogliamo aiutarla, ma che ricopre un ruolo troppo
importante per comportarsi come una qualunque adolescente innamorata». Acconsentì Morwenna
alzandosi in piedi.
«Mi sembra la scelta più saggia. È doveroso essere onesti con lei prima che lo scopra da sola.
Madre, sono passati gli anni, ma quando reputi conclusa una discussione, ti alzi ancora in piedi. È
dunque giunto il momento che prenda congedo?» Chiese Caswyn scherzosamente.
«L'ho fatto involontariamente, ma hai ragione. È meglio se andiamo a dormire: domani
inizieranno a partire tutti i residenti e dopo noi, meglio riposarsi. Non credo che i nemici possano
prevedere il nostro tragitto, ma meglio stare all'erta».
Caswyn abbracciò la madre e andò verso la stanza che gli avevano assegnato. Lungo il tragitto
sentì delle voci provenire dalla grande balconata, e decise di nascondersi dietro una colonna e ascoltare
cosa dicevano.
Erano Aidan e una ragazza, Mavi. Inizialmente si chiese cosa ci facessero quei due da soli, poi
rammentò che i genitori di Aidan erano morti durante l'attacco a Gallaibh e che la famiglia di Mavi lo
aveva adottato: i due erano come fratelli.
«Non vuoi andare a dormire?» Chiese Mavi.
«Non voglio niente» rispose Aidan sbuffando. Poi, forse, accorgendosi di essere stato sgarbato
con la sorella, proseguì «in realtà, se potessi buttarmi sul letto e cadere addormentato sarebbe una
consolazione: almeno non sarei obbligato a pensare. Ma, appena sono solo al buio e cerco di
addormentarmi, non riesco a smettere di tormentarmi».
«Non sei felice di fare parte della sua guardia, di poter pensare alla sua protezione?» Chiese
Mavi sfiorandogli la spalla.
«Certo che lo sono: almeno sarò tranquillo. Nessuno più di me sarebbe disposto a sacrificare la
propria vita per lei. Ma al contempo sarà straziante doverla vedere, parlarle, magari doverle sedere
accanto e non poterle parlare come prima, non poter sperare in nulla. Non guardarmi così, Mavi, mi
conosci abbastanza. Non passerà». Disse Aidan tristemente.
«No, non stavo per dirti una delle solite frasi fatte. Mi chiedevo solo come sarà, quando troverà
il suo compagno». Fece presente Mavi.
«Quando Fàs sarà sconfitto, e lei sarà al sicuro, chiederò di poter lasciare la guardia. Me ne
andrò e invecchierò: vivere anche cento anni così sarà dura, ma farò tutto il possibile per proteggerla.
Saper di dover vivere per sempre con questo dolore, invece, è inaccettabile». Rispose Aidan deciso.
«Me lo aspettavo. Sai, se qualche mese fa mi avessero chiesto se pensavo di poter perdere mio
fratello per una donna, avrei riso fino a morirne soffocata. Oggi mi rendo conto che, vista la situazione
attuale, non potevo aspettarmi altro da te». Rispose Mavi.
Caswyn si allontanò senza far rumore, non volendo spiare i sentimenti di quel ragazzo. Ma
amava sua nipote, e voleva essere certo che avesse riposto la sua fiducia nel posto giusto: la conferma
che Celine non si fosse sbagliata gli era sufficiente. Non ritenne giusto spiare ulteriormente i due.
Quella mattina Celine si svegliò con la casa già in trambusto: i residenti stavano partendo tutti.
Le persone che andavano in altre città per partire da altri aeroporti si erano già messe in movimento a
notte fonda. Dalla sua finestra poteva vedere il viale nel quale c'era un viavai continuo di macchine.
Molte provenivano dalle altre Residenze che avevano cortesemente inviato una persona a prendere gli
abitanti della villa che dovevano partire dalla loro città.
Celine decise di mettersi semplicemente la tenuta che aveva utilizzato fino a pochi giorni prima
per allenarsi con Aidan. Anche se era stata fatta in base alle sue inclinazioni per l'elemento della Terra,
le piacevano molto i colori e inoltre ci sarebbe stato tempo per pensare a un nuovo guardaroba.
Non perse tempo ad agghindarsi o a tentare di incontrare Aidan: aveva capito che lui voleva
evitarla e, per quanto le facesse male, aveva deciso che non era il momento di forzare la mano. Era
chiaro che non volesse stare da solo con lei, neppure per parlare.
Dirigendosi in sala da pranzo, notò subito la differenza. Era evidente, a chi avesse vissuto lì
come lei, che la casa stesse per essere momentaneamente abbandonata. Le tende del piano terra erano
già tutte tirate e su tutte le statue che adornavano i corridoi era stato messo un telo protettivo. La sala da
pranzo, sempre riccamente apparecchiata e da cui erano soliti entrare poderosi fasci di luce che ne
esaltassero l'arredamento, quel mattino sembrava quasi cupa. Le tende erano tirate, il buffet, di solito
riccamente imbandito, oggi offriva solo tè, latte, caffè, qualche tipo di marmellata, biscotti e fette
biscottate. I cibi deperibili erano stati ceduti ad altre Divisioni e Residenze, ed era stato tenuto lo stretto
necessario per mangiare fino che non fossero partiti.
La stanza era vuota, e Celine ne approfittò per fare una rapida colazione e andare in cerca di
Buonia.
La trovò in cucina, dove stava decidendo se congelare alcuni cibi o meno.
«Ehi, dura perdere le vecchie abitudini?» Chiese dalla porta.
«Ciao, Celine» rispose Buonia sollevando la testa «fino a quando non ci saremo trasferiti al
castello di Gallaibh è giusto che termini i miei compiti qui. D'altra parte, a chi potrei lasciare un lavoro
a metà da svolgere, quando da domani qui non ci sarà più nessuno e gli ultimi a restare saremo noi?»
«Ehi, stavo solo scherzando. Hai bisogno di una mano? Non c'è più nessuno e non so cosa
fare». Si offrì Celine.
«Non scherzare. La persona più importante della nostra razza che mi aiuta a congelare la carne?
Probabilmente sarebbe la prima volta in vent'anni che vedrei davvero Morwenna arrabbiata con me».
Rispose Buonia.
«Dici che non mi lasceranno fare più nulla? Voglio dire, ok, non posso lavare i piatti, ma parlo
di altro. Non so se mi sono spiegata». Chiese Celine preoccupata.
«Ho capito cosa intendi e sì, penso di sì: almeno, ci proveranno. Sei importante e vorranno
proteggerti in tutti i modi. Credo che abbiano già in mente una sorta di campana di vetro, ma il bello
della tua posizione è che tu sei al di sopra di tutti loro. Penso che, se sarai decisa e saprai dimostrare la
tua forza, saranno obbligati a lasciarti vivere come credi, lasciarti combattere se vuoi farlo o partire.
Sinceramente credo che dipenderà da come saprai giostrarti tu il Consiglio». Rispose sinceramente
Buonia.
«Grazie. Penso tu abbia ragione. Ci rifletterò durante il viaggio, e poi ci saranno anche le nostre
ricerche!» Esclamò Celine piena d'entusiasmo.
«Mi dispiace» disse Buonia, mesta «a questo proposito, temo che per un po' di tempo ti
deluderò».
«A cosa ti riferisci?» Domandò Celine perplessa.
«Vista la tua scelta ricaduta su di me e su Caswyn per alcuni ruoli, dovremo sostenere delle
prove per ricevere la rigenerazione. Quando i membri più vicini ai Clann na Solus vengono scelti è
impensabile permettere loro di ammalarsi o morire di vecchiaia, pertanto noi dovremo studiare e
prepararci. Temo che, per i primi tempi, non potrò aiutarti come promesso». La informò Buonia.
«Oddio, ma è bellissimo!» Esclamò Celine accesa dall'entusiasmo «sono certa che ce la farete
entrambi!»
«Caswyn proviene da una famiglia antica, è colto e ha grandi conoscenze ed esperienza: i suoi
poteri sono così forti che spesso combatteva ugualmente con i laoich. Penso che lui supererà il tutto
egregiamente, ma io sono solo una cameriera e di scarso valore: spero di non deludere nessuno, ma
m'impegnerò al massimo per renderti orgogliosa della tua scelta». Rispose Buonia, con sicurezza.
«Ne sono certa!». La incoraggiò Celine.
«Quasi dimenticavo: Morwenna ha fatto colazione con Caswyn nei suoi appartamenti, hanno
detto di mandarti da loro quando ti fossi svegliata. Penso vogliano prepararti per il viaggio e per il tuo
arrivo nella nostra Capitale». Disse Buonia, facendo una smorfia che fece ridere Celine di gusto.
Salutò l'amica, incamminandosi per l'ultima volta verso la stanza di Morwenna.
Caswyn e Morwenna erano seduti sul divano uno accanto all'altra. Morwenna le fece cenno di
sedersi sulla poltrona di fronte a loro.
«Mia cara» esordì «come avrai capito, per il nostro popolo tu sei di estrema importanza,
pertanto volevo aggiungere un paio di ultime raccomandazioni che, sono certa, non trascurerai».
Celine annuì, facendole cenno di proseguire.
«Troverai molta gente radunata di fronte al castello ad attenderti. Cerca di salutare la folla e
sorridere loro: se ti può aiutare fingi di essere come un'attrice famosa per il mondo degli umani. Al
castello ti saranno presentate delle persone: comportati con loro nel modo più cortese possibile,
nonostante la stanchezza. Dopodiché ti mostreremo la tua ala e, fino al giorno dopo, quando ci sarà la
festa per il tuo insediamento, potrai stare tranquilla, a meno che non abbiano organizzato una cena di
benvenuto. In tal caso, ti prego di sopportare la stanchezza e dimostrarti lieta. Troverai ad attenderti
nella tua stanza un vestito adatto alla cerimonia: al castello il tuo guardaroba sarà rifornito da Kerra,
che è già al lavoro». Le illustrò Morwenna pacatamente.
«Va bene, ma per quanto riguarda l'abbigliamento vorrei aver possibilità di scelta. Non
desidero solo abiti da cerimonia». Rispose Celine decisa.
«Mia cara, d'ora in poi vivrai al castello di Gallaibh e, visto il tuo rango, abiti di quel tipo
saranno tutto quello che ti occorre». Replicò Morwenna sorridendo.
«Nonna, te lo dico già fin da ora: mi rifiuto di vivere in prigione nella mia stessa terra. Se devo
dare me stessa al mio popolo rinunciando a ciò che mi sta più a cuore, ebbene, mi adeguerò a questo
dovere in attesa di ulteriori scoperte. Ma non ho intenzione di subire la situazione passivamente:
svolgerò il mio ruolo, anche se sola, e se ci sarà da combattere lo farò, giacché i miei poteri sono
sicuramente superiori a quelli di chiunque altro». Si oppose Celine, fissando sia sua nonna sia suo zio.
«Celine, temo che il rischio sarebbe troppo grande...» Iniziò Morwenna.
«Allora non mi muoverò da qui, se devo finire come una prigioniera nel mio stesso castello».
S'impuntò Celine, alzandosi in piedi per evidenziare che la discussione per lei era finita. Stava per
prendere la porta quando la risata animata di suo zio la bloccò.
«Scusate» disse, rendendosi conto dell'occhiataccia di Morwenna «ma Celine ha dimostrato in
modo inequivocabile la sua parentela con te».
«Che cosa vorresti dire?» Chiese Morwenna seccata.
«Che anche tu, mamma, ti alzi in piedi quando vuoi evidenziare che per te la discussione è
conclusa. Ora, passando a cose più importanti, io sono d'accordo con Celine. Mi occuperò io di andare
con lei e sostenerla se servisse, ma non possiamo chiederle di vivere in gabbia fino a che non
troveremo il suo futuro sposo. Deve in ogni caso affrontare i nemici e allenarsi, o quando verrà il
momento e si troverà in mezzo ad uno scontro non saprà come uscirne». La appoggiò Caswyn.
«D'accordo» si arrese Morwenna «in ogni caso ne parleremo in seguito al Consiglio».
Celine si lasciò sfuggire un sorrisino, ma sapeva che la battaglia non era ancora vinta. In ogni
caso era un bene aver puntato i piedi fin da principio.
Morwenna proseguì «se vuoi preparare le cose che desideri portare con te e riposarti, vai pure.
Domattina all'alba partiremo da qui per andare all'aeroporto di Milano, e da lì arriveremo nel Nord
della Scozia, a Inverness. La nostra Capitale si trova nelle Highlands. Una volta giunti all'aeroporto ci
sarà Corentin Onair ad attenderci con delle auto che ci porteranno fino ai confini della nostra terra. Da
lì in poi non ti dico altro, non voglio guastarti l'effetto d'insieme che avrai all'arrivo». Disse Morwenna
con un sorriso.
«Non è giusto!» Esclamò Celine «Nessuno mi ha descritto un minimo il territorio, o spiegato
come sia possibile per gli umani non vederlo. Non so neppure che aspetto abbiano le strade, o le
abitazioni...» Terminò restando a corto di parole.
«La prima volta a Gallaibh, per qualcuno che viene da fuori, penso sia davvero d'impatto. È
giusto che te lo goda» disse Caswyn poggiando una mano sulle sue «vedrai, resterai a bocca aperta. Per
quanto riguarda gli umani, posso già svelarti questo segreto. È merito dei miei colleghi illusionisti: loro
vedono solo la costa, come se non ci fosse nient'altro, e si tratta ovviamente di un'illusione. Chi tenta
di attraversare la barriera è un suicida, giacché tutto il confine è all'apparenza uno strapiombo altissimo
su un mare gelido. In ogni caso, viene risucchiato in una sorta di luogo di mezzo tra il nostro mondo e
quello degli umani, dove lavoriamo un po' sulla sua memoria per poi rispedirlo indietro. È accaduto
molto raramente, in tutti questi anni».
«Almeno questa curiosità me la sono tolta» disse Celine allegramente «nonna, se non hai nulla
in contrario, vorrei un abito anche per Buonia, in modo che una volta arrivati risulti essere ciò che è.
Stasera potrà dormire da me, così domani ci prepareremo insieme».
«Va bene, Celine. Penserò io a informarla. Scegli pure cosa ritieni più adatto farle utilizzare tra
gli abiti che hai a tua disposizione, poi a Gallaibh Kerra penserà anche al suo di guardaroba. Ora vai
pure». Rispose Morwenna, congedandola.
Celine tornò nella sua stanza, rendendosi immediatamente conto di quanto fosse già cambiata in
così poco tempo. Anche qui le tende erano state tirate, e sui mobili era rimasto lo stretto indispensabile.
I vestiti dentro l'armadio erano già tutti chiusi in delle sacche.
Fu una vera tortura trovare l'abito adatto per Buonia, e quando ebbe scelto anche tutti gli
accessori si accorse che l'ora di pranzo era passata da un pezzo. Preferì lasciar correre: non aveva molta
fame e non aveva voglia di incontrare nessuno.
L'abito che aveva scelto per Buonia era molto bello, ma contemporaneamente semplice, ed era
certa che l'amica avrebbe apprezzato.
Era un vestito rosa tenue, appena sopra le ginocchia, dalla linea tesa a evidenziare la figura di
un corpo femminile, ma senza scollature o spacchi eccessivi. Sul retro c'era un piccolo strascico che
faceva apparire l'abito più lungo che sul davanti. Ci aveva abbinato un bel cappotto candido e pesante,
un cappello di lana bianco e scarpe e borsa dello stesso rosa dell'abito.
Ora le toccava togliere dalla sacca per abiti il vestito appoggiato sulla sedia, compito che aveva
rimandato fino a quel momento. Conosceva l'abilità di Kerra, ma avrebbe tanto desiderato una tenuta
per il viaggio e non un abito da principessa. Non la preoccupavano gli sguardi degli umani: sapeva di
poter mostrare loro di essere vestita in tutt'altro modo. Inoltre avrebbe avuto sopra l'abbigliamento
invernale, poiché solo le tenute erano fatte del particolare tessuto termico che si adattava a ogni clima.
Alla fine si fece forza, e tirò giù la cerniera.
Come tutti i lavori di Kerra, era meraviglioso. L'abito svelato dalla cerniera, una volta aperta,
era lungo e di un colore tra l'azzurro chiarissimo e il verde acqua. Poteva essere il mare artico o un
fiume in alta montagna. La parte superiore, fin sotto il seno, era costituita da un bustino rigido con le
spalline a canottiera sottilissime. La scollatura era profonda e a "V": avrebbe desiderato qualcosa di più
semplice, ma al momento era impossibile fare altre modifiche e se lo sarebbe fatta andare bene. In vita
era presente il solito gancetto per attaccare il suo talismano. La gonna era ampia e svolazzante, con
strisce di velo trasparente dello stesso colore alternate al tessuto del vestito molto simile alla seta.
Abbinati al vestito, c'erano dei sandali dal tacco a spillo con i lacci che s'intrecciavano lungo il
polpaccio. Nell'armadio, cercando tra i sacchi per abiti più voluminosi, trovò un cappotto nero lungo,
una sciarpa voluminosa, cappello e guanti. Purtroppo non poteva mettere calze, ma era sicura che
sarebbe stata ben poco all'aperto tra macchina e aeroporto.
Decise di sdraiarsi sul letto per riposare un po' in attesa della cena, ma si appisolò, e fu
svegliata da Buonia che la scuoteva delicatamente.
«Ti ho portato qualcosa per cena, visto che non ti sei fatta vedere». Le disse quando aprì gli
occhi.
«Oddio, mi sono addormentata come una scema!» Gemette Celine.
«Succede. Troppe nuove informazioni, immagino. Cos'è quel vestito rosa? Pensavo Kerra te ne
avesse mandato uno apposta per il tuo arrivo a Gallaibh». Volle sapere Buonia.
«Infatti, è così». Confermò Celine, aprendo la sacca per abiti e mostrando a Buonia l'ultimo
capolavoro di Kerra.
«Wow!» Esclamò Buonia estasiata, poi proseguì «dunque come mai hai tirato fuori anche
quell'altro? Non vorrai iniziare già la tua rappresaglia dall'abito?» Domandò scherzosamente.
Celine scoppiò a ridere.
«No, è per te! Immagino che mia nonna ti abbia già detto che da stasera starai con me, e quindi
ti ho preparato un abito adatto per il tuo ingresso a Gallaibh al mio fianco» vedendo l'espressione
sconcertata dell'altra, aggiunse «niente proteste, ormai hai accettato quindi ti tocca! Provalo!»
Buonia non obbiettò e iniziò a provare l'abito e gli accessori scelti da Celine. Si stupì quando si
guardò allo specchio: non sembrava nemmeno più lei, e di certo non aveva l'aspetto trascurato con cui
era andata in giro negli ultimi anni.
«Stai benissimo!» Esultò Celine.
«Devo ammettere che guardandomi allo specchio non ho il coraggio di protestare. Questa è una
Buonia molto diversa da quella che sono stata abituata a vedere negli ultimi anni!» Osservò la ragazza,
rimirandosi nello specchio.
«Già, e d'ora in poi sarà sempre così. Nonna si è già premurata di avvisare Kerra di preparare
anche il tuo guardaroba». La mise a parte Celine.
«Non avresti dovuto. Avrei trovato qualcosa di carino in giro, senza bisogno che qualcuno si
desse da fare apposta per me». Rispose Buonia imbarazzata.
«Sciocchezze! Sei la mia fedele dama di compagnia e avrai un guardaroba adatto al tuo nuovo
ruolo. Niente cose raccattate in giro». Disse Celine mimando "no" con l'indice.
Buonia si cambiò e si preparò per la notte, con un pigiama bianco di quelli di scorta presenti in
tutti gli armadi della casa.
Lei e Celine si scambiarono ancora qualche impressione sul viaggio, poi si misero a dormire
puntando la sveglia per l'indomani alle quattro.
Aidan, Mavi, Ermer, Erskine, Murchadh e Brian erano in piedi già dalle tre predisponendo
tattiche per gli spostamenti in macchina e aereo. Caswyn vigilava sulle loro scelte, dando il suo parere
quando occorresse.
Lui avrebbe guidato la macchina dove avrebbero viaggiato Celine, Buonia e Morwenna. Con
loro sarebbe andato anche Aidan.
Caswyn lo aveva scelto sia per i viaggi in macchina che per sedersi, in aereo, nel posto
corridoio della fila di Celine. Sapeva che era il più motivato a proteggerla, e inoltre mettendolo vicino a
lei si sarebbe risparmiato un membro dello staff in ansia su un'altra macchina.
Aidan evidentemente aveva accettato di buon grado il ruolo di guardia del corpo, perché non
aveva fatto una piega e, dallo sguardo che gli aveva lanciato quando aveva fatto il suo nome, Caswyn
immaginò che il ragazzo avesse capito tutto ciò cui lui aveva pensato.
Nell'altra macchina avrebbero viaggiato Ermer, Erskine, Mavi, Murchadh e Brian.
Dopo una rapida colazione, partirono alla volta dell'aeroporto.
Per Celine fu al contempo una gioia e uno shock trovarsi nella stessa macchina di Aidan. Pensò
fosse davvero ironico averlo così vicino eppure così distante.
In aereo si disposero quasi allo stesso modo. Celine avrebbe desiderato poter dormire così da
svegliarsi all'arrivo, ma l'agitazione che la divorava per ciò che la attendeva non le permise di chiudere
occhio. Trascorse così le ore di volo in un imbarazzato silenzio a rimuginare.
Una volta giunti in Scozia, trovarono ad attenderli Corentin Onair che fu molto gentile e si
assicurò che il viaggio procedesse senza intoppi. Finalmente Celine ebbe l'opportunità di distrarsi:
poteva ammirare il paesaggio della Scozia dal finestrino. Era tutto così verde! Trovava quel posto di
una bellezza fredda e regale. La pioggia e il cielo plumbeo, in quest'ambiente, non sembravano
intristire il paesaggio, ma anzi rendevano i colori più vivi: il verde sembrava quasi animato. I suoi
occhi incontravano montagne scolpite dall'erosione degli agenti atmosferici, valli incise e bellissimi
laghi di un blu intenso, che promettevano grandi profondità, scavati dall'azione dei torrenti e del
ghiaccio. L'area era poco popolata, ma la desolazione non dava una sensazione di tristezza, anzi: a
Celine rimandava solo una grande pace. Le sembrava quasi di sentire dentro di sé che stava
avvicinandosi al luogo in cui tutti gli Elementi e l'universo fossero in armonia. Una sensazione di
benessere la pervase, nonostante il dolore costante per Aidan: per la prima volta si sentì felice e in pace
con se stessa. Dopotutto non le avevano detto nulla di sbagliato: stava davvero tornando a casa. A un
tratto si riscosse e parlò per la prima volta durante la giornata.
«Che cosa vedrò quando arriveremo al confine?» Chiese a nessuno in particolare.
«Celine, meriti di scoprire Gallaibh con i tuoi occhi. Tutte le descrizioni non sarebbero
abbastanza». Rispose Morwenna.
Celine sbuffò.
«Non voglio una descrizione del nostro Regno. Desidero solo capire cosa vedono gli umani,
cosa vedremo noi e come ci dovremmo comportare con loro».
«Perdonami, Celine. A volte mi dimentico che sei con noi da così poco tempo» replicò
Morwenna contrita, per poi proseguire «le nostre illusioni fanno in modo che gli umani pensino che lì
finisca il Paese. La loro cartina è differente dalla nostra: vedono una balaustra e lo strapiombo sul mare,
noi ovviamente vediamo oltre».
«E se qualcuno volesse suicidarsi o scattare una foto?» Chiese Celine avida d'informazioni.
«Le foto non sono un grosso problema: le macchine fotografiche non riescono a riprendere la
distorsione, di conseguenza tutte le foto sono sfocate e indistinte. Nei rari casi in cui qualcuno provasse
a suicidarsi, dovremmo occuparcene personalmente. Gli umani non possono comunque entrare
a Gallaibh e di conseguenza restano bloccati in una sorta di limbo tra la nostra realtà e la loro. A quel
punto interveniamo con una pulizia della memoria. Per fortuna questo posto è isolato, scarsamente
popolato e di solito ci viene gente per turismo e non per uccidersi». Rispose dettagliatamente
Morwenna.
Celine, ripensandoci, si rese conto di aver posto quelle stesse domande a suo zio il giorno prima
e di aver avuto le medesime risposte.
«Come faremo a passare inosservati mentre attraversiamo? Voglio dire, come possiamo eludere
lo sguardo indiscreto di qualcuno?» Chiese ancora curiosa.
«Per nessuna ragione rischiamo mai che qualcuno possa vederci. Anche quando sembra non
esserci nessuno, non passiamo mai direttamente attraverso la barriera, nemmeno con la distorsione.
Quando giungeremo a pochi passi dal confine, entreremo tutti in una casa di nostra proprietà e
usciremo dall'altro lato che, per l'occhio umano, è a picco sul mare mentre per noi è l'entrata
di Gallaibh». Rispose Caswyn.
Celine si ritenne sazia d'informazioni e decise di dedicare il resto del viaggio a osservare il
paesaggio. Non era mai stata in quei luoghi, ma sentiva di amarli profondamente, come se le
appartenessero e lei appartenesse loro. La freschezza della natura, il colore vivo dell'erba, il profumo
della pioggia, gli alberi maestosi dalla corteccia umida e di un marrone vibrante, con le foglie che
sembravano andare incontro al tamburellare delle gocce e creare una melodia tutta loro che veniva poi
trasportata dal vento, la ipnotizzavano. Le venne subito in mente un brano di una delle sue poesie
preferite. Celine non poté fare a meno di enunciare mentalmente:
"Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi"
Indubbiamente quando Gabriele D'Annunzio scrisse "La pioggia nel pineto" non si trovava in
Scozia, ma non riusciva comunque a trovare parole più belle per rendere giustizia al paesaggio che le
scorreva davanti agli occhi. La stupì l'assenza di neve, e ne chiese spiegazione ad alta voce. Le rispose
Morwenna, dicendole semplicemente che la temperatura si era alzata a causa di una perturbazione, ma
che la neve non avrebbe tardato a coprire la zona con il suo bianco mantello.
«Come mai anche noi festeggiamo il Natale?» Domandò perplessa, poiché immaginava che le
loro credenze fossero diverse da quelle degli umani.
«Molti di noi vivono a contatto con il mondo degli umani, quindi riprendere le loro festività, è il
modo più pratico per rendere più o meno contenti tutti. Inoltre per noi è molto importante il solstizio
d'inverno, che cade vicino, perché rappresenta il passaggio dalle tenebre alla luce. È da quel giorno che
le giornate iniziano ad allungarsi». Rispose Caswyn.
Celine se ne rallegrò e sperò di passare le sue prime festività natalizie con la neve. Certo era
poca cosa rispetto al motivo che la portava in quei luoghi, ma lei restava comunque una semplice
ragazza: aveva diritto a sognare un po'. Non che fosse particolarmente credente, ma il Natale le piaceva
e le metteva allegria. Persa nei suoi pensieri e nella contemplazione del paesaggio, non si era resa conto
di essere arrivata.
Capitolo 23 - Gallaibh
Bussarono, e aprì loro un uomo che Celine non aveva mai visto. Si presentò
come Gwencalon Na Stàilinn, capo delle guardie di Gallaibh.
Era un uomo molto alto e robusto, dallo sguardo penetrante, i cui capelli erano lunghi e castani
come gli occhi. Indossava una divisa nera e bianca: probabilmente erano i colori riservati alle guardie.
L'unica cosa che tradiva quale fosse il suo Elemento era il talismano appeso alla cintura che rivelava
che fosse l'Aria.
Quando Celine uscì dal retro della casa, restò a bocca aperta.
La prima cosa che notò furono le sontuose carrozze trainate da cavalli neri e bianchi alternati.
Erano animali meravigliosi: non aveva mai visto cavalli del genere, nemmeno in foto. La criniera e la
coda erano foltissime e ornate da nastrini bianchi e dorati per i cavalli neri, mentre per quelli bianchi
erano neri e dorati. La bardatura riprendeva gli stessi colori e aveva finissimi ricami, eseguiti con
estrema maestria, che rappresentavano i simboli degli Elementi.
Le carrozze sembravano quelle delle principesse delle favole, tutte uguali a parte una che sul
tetto aveva una sfera dorata, con al suo interno i simboli di tutti e quattro gli Elementi. Celine
immaginò fosse quella riservata a lei. Si girò stupita verso sua nonna, che rispose alla sua muta
domanda.
«Esatto mia cara. Qui il mezzo di trasporto, quando serve, sono i cavalli. Di solito per le nostre
mansioni all'interno della cittadella ci limitiamo a smaterializzarci, viste le brevi distanze. Ovviamente
prima di poterlo fare dovrai conoscere bene il posto e avere i tuoi punti di riferimento».
Celine annuì in risposta e poi si spostò verso il bordo della collina su cui si trovavano per avere
una visione d'insieme.
Ai suoi piedi si stendeva una grande valle tinta di un verde intenso. Il cielo si stava scurendo
rapidamente, ma di sicuro, se non ci fossero state le nuvole, avrebbe visto un magnifico tramonto. La
valle era cosparsa da piccole e grandi case in ordine sparso: alcune circondate da recinti, altre che
sembravano ville più eleganti. Vedeva i riquadri luminosi delle finestre e il fumo uscire dai comignoli.
Nella parte più a destra si poteva vedere l'inizio di una foresta molto fitta: all'orizzonte, da quel lato, si
vedevano solo le cime degli alberi. A sinistra continuavano a estendersi case solitarie fino ai piedi di
una montagna molto ripida dalle cime innevate. Al centro, oltre le case, s'intravedeva, nella luce fioca
del crepuscolo del Nord, un lago molto esteso.
Era bellissimo: fu certa fosse il Loch Trìd-Shoilleir di cui le aveva parlato Aidan. Poteva
distinguere, anche da quella distanza, delle luci sull'acqua: sicuramente si trattava delle piccole torce
galleggianti dove ardeva un fuoco rosso sempre vivo. All'estremità opposta del lago si ergeva una
delicata collina, la cui parte esposta allo sguardo di Celine aveva alte mura bianchissime per tutto il
perimetro. Quella doveva essere la cittadella, oltre le cui mura s'intravedeva il castello. Anche da
quella grande distanza, era chiaramente bellissimo.
Si distinguevano nettamente le due torri frontali e parzialmente le due posteriori: rilucevano dei
colori relativi all'Elemento che rappresentavano, e poi c'era la grande parte centrale, dove Celine
immaginò ci sarebbero stati anche i suoi appartamenti.
Poco dopo si misero in viaggio con le carrozze: Morwenna la avvisò in prossimità delle prime
case.
«La festa per il tuo insediamento sarà domani, ma probabilmente tutto il popolo sarà in strada
per salutarti, sia nella cittadella sia qui. Concentra la tua attenzione fuori dal finestrino e saluta la tua
gente».
Celine ancora non riusciva a credere che ci sarebbero state delle persone, fuori, al freddo sotto
la pioggia, apposta per salutare lei, ma dovette ricredersi. Quando furono vicini alle prime case, in
lontananza, vide delle figure allineate ai bordi della strada. Man mano che le carrozze vi si
avvicinavano si rese conto che dovevano essere intere famiglie, compresi i bambini più piccoli e gli
anziani. Aspettavano tutti con una grande gioia nello sguardo il suo passaggio per poterla salutare. Lei
si lasciò trasportare dal momento e rispose con altrettanto calore. Più le carrozze si avvicinavano alla
cittadella, più le case diventavano fitte e il numero di persone cresceva. Quando attraversarono il
cancello, appartenente alle mura di cinta, un'esplosione di persone festanti circondarono la carrozza ai
lati della strada.
Non riuscì a godere di un buon colpo d'occhio sulla cittadella poiché il gran numero di persone
le oscurava la visuale, ma scorse dei dettagli che la fecero fremere dal desiderio di visitarla con calma.
Le sembrava di essere in un sogno, o in uno dei libri che tanto amava leggere.
Gallaibh era un salto nel passato.
Le strade di candida pietra bianca al centro, e di mattoni rossi sui marciapiedi; le case tutte in
pietra viva con balconi di legno adornati da variopinti fiori e con il tetto mansardato; negozi e taverne
che ricordavano le botteghe di remoti tempi passati: non esisteva nessun supermercato o negozio di
moderna concezione a Gallaibh. Voltando lo sguardo si scorgevano il fornaio, il macellaio, il
conciatore di pelli, il negozio di tessuti, il fabbro, e tantissime botteghe caratteristiche della loro gente,
che i suoi occhi ancora non riuscivano a identificare del tutto.
Riconobbe una tintoria e un negozio di polveri, e dagli alambicchi esposti quella che poteva
essere una specie di farmacia, o meglio erboristeria, per i loro curatori.
Non esisteva illuminazione artificiale: tutte le luci erano piccoli globi trasparenti al cui interno
danzava allegro un fuoco vivo. La fragranza della natura faceva da padrona di casa. Celine fiutava
distintamente l'aroma della pioggia, degli alberi e della terra umida, l'odore dei cavalli e del cibo
arrostito sulle braci. Dai comignoli in pietra usciva il fumo che, differentemente da quello di una
qualsiasi città, profumava di buono, e le finestre erano tutte illuminate da una luce calda e invitante.
Le viuzze erano invase dai festoni, un tripudio di colori che rappresentava tutti gli Elementi.
Finalmente, dopo innumerevoli svolte in strade che andavano via via allargandosi, dove le casette
cedevano il passo a magioni di un certo rilievo, giunsero nella piazza davanti al cancello del castello.
Il cancello si apriva su un meraviglioso giardino, diviso in quattro spicchi diversi attorno a ogni
torre. Ogni elemento aveva la sua stagione, ed era bellissimo ammirare il giardino in così tante diverse
fioriture. Dal lato d'ingresso del castello si potevano intravedere solo due porzioni di esso, poiché le
altre due erano sul retro: l'autunno sotto la torre del Fuoco, la primavera sotto la torre della Terra.
Celine si appuntò mentalmente di andare in esplorazione del giardino per vedere tutte le stagioni
all'opera. Circa a metà del viale tra il cancello e l'ingresso del castello vi era un'enorme fontana
rotonda, con spruzzi e strabilianti giochi d'acqua e luce: la strada vi faceva un semicerchio attorno per
tornare nuovamente al centro, in linea retta con la porta del castello.
Quando si fermarono, trovarono ad attenderli Helori e Davios.
A Celine era gradita la vista di Helori tanto quanto le era sgradita quella di Davios, ma visto il
suo ruolo avrebbe dovuto comportarsi di conseguenza, evitando scaramucce personali, e soprattutto
ricordandosi che d'ora in poi, Davios, non avrebbe mai più potuto mancarle di rispetto in alcun modo.
Il personale del castello si occupò del loro bagaglio e furono condotti immediatamente a cena,
per poter poi andare a riposare presto.
Celine era strabiliata dalla magnificenza del castello. Le mura interne della prima sala e del
corridoio che partiva da lì erano tutte in pietra viva; i pavimenti, di un legno scurissimo, erano ornati da
dei tasselli che creavano uno strano gioco ottico e davano come l'impressione di ondeggiarvi sopra;
una miriade d'imponenti porte chiuse solleticava la sua curiosità.
A ogni svolta c'era una guardia impettita e bardata come il capitano che avevano incontrato al
loro arrivo sul confine con il mondo umano. Anche dentro il castello non si vedevano luci artificiali,
solo i soliti piccoli globi trasparenti contenenti fuoco vivo.
Appesi ai muri c'erano ornamenti in vischio e agrifoglio, e a intervalli regolari grandi camini
che scaldavano tutto l'ambiente. Il corridoio terminava in fronte a un'imponente porta. Quando la
aprirono, Celine, intravide quanto bastava per capire che si trattava della sala dei banchetti.
Entrando scorse immediatamente il meraviglioso albero di Natale, alto almeno due metri e
decorato splendidamente. A un esame più attento si rese conto che le decorazioni sembravano vive.
Piccole candele con rosse fiammelle sembravano sospese sulle punte dei rami; i fiocchi di neve
scintillavano dall'azzurro intenso all'argento ed erano veramente di ghiaccio; le minuscole lucine
sembravano piccole lucciole; il pennacchio era una stella di ghiaccio, e le palline trasparenti svelavano
il loro meraviglioso interno contenente fiamme danzanti, spirali di vento con foglie vorticanti, fiumi
gorgheggianti e viticci di un verde vibrante che poi fiorivano, appassivano, perdevano tutte le foglie per
poi ricominciare il ciclo. Sembravano tanti piccoli talismani, ognuno appartenente a un Elemento.
«Bello, vero? I nostri illusionisti, sapendo del tuo arrivo, si sono dati un gran da fare
quest'anno». Disse Helori notando la sua espressione rapita.
Celine non trovò nulla da controbattere, si limitò quindi a fare un sorriso radioso alla sua
interlocutrice e a continuare a guardarsi intorno. Un muro era interamente occupato da un enorme
camino in pietra, anch'esso addobbato con agrifogli e ghirlande rosse, verdi e dorate. Dal soffitto
pendeva un imponente lampadario dorato, dove al posto delle candele si potevano vedere i soliti globi
luminosi, lo stesso sui candelabri posti a intervalli regolari sulla tavola che era tutta addobbata ma
apparecchiata solo in parte, giacché le dimensioni avrebbero consentito di desinare anche a un
centinaio di persone. La tovaglia era dorata, le porcellane bianchissime bordate d'oro, le posate
anch'esse d'oro.
Celine non fu sorpresa quando si rese conto che il posto a capotavola, dove la seduta era una
specie di trono, fosse riservato a lei. Alla sua destra c'era Morwenna e alla sinistra Buonia. Non si curò
di cercare con lo sguardo il posto di ognuno dei suoi commensali: sapeva già che lo sguardo che
desiderava incontrare sarebbe stato puntato sul piatto o sul muro tutta la sera.
La servitù del castello iniziò a entrare con i carrelli contenenti la cena. Celine notò
immediatamente che il rapporto che c'era tra loro e gli abitanti del castello non era lo stesso che c'era
alla Villa con il personale. Qui, inoltre, i domestici indossavano tutti la stessa uniforme, bianca e nera:
le donne portavano la gonna mentre gli uomini i pantaloni, ma questa era l'unica differenza.
Guardò incuriosita le portate, fino a quando la voce di Corentin richiamò la sua attenzione.
«Stasera abbiamo voluto festeggiare il tuo arrivo con una vera cena medievale. Ovviamente mangiamo
cucina contemporanea ma ogni tanto un piccolo ritorno al passato fa piacere a molti di noi. Inoltre ero
certo avrebbe avuto un certo fascino su di te, favorendoti un'atmosfera d'altri tempi». Disse, levando il
bicchiere verso di lei.
Celine rispose al gesto.
«Davvero un'ottima scelta e, anche se non ho ancora assaggiato nulla, posso dire di essere
deliziata dal vostro gesto». Replicò Celine cortese.
«Celine, mia meravigliosa fanciulla, nulla è più prezioso per noi che vedere il tuo volto
sorridente illuminare finalmente questa casa che ti appartiene». Rispose Corentin galante.
«Corentin, potrebbe essere tua nipote» disse Caswyn suscitando una risata generale «Celine,
non badarci, di fronte a una bella ragazza non può esimersi dal fare il cascamorto».
Tutti risero nuovamente e, nel mentre, i camerieri iniziarono a servire in tavola.
«Aggiungo una cosa importante» disse Corentin rivolto a Celine «tutti questi signori, che mi
prendono in giro, non considerano cosa posso darti io, mia signora. Sono certo che diverremo ottimi
amici!»
Celine arrossì imbarazzata. Non capiva se Corentin avesse fatto una battuta riguardante
qualcosa che lei non sapeva, o se fosse una battuta di cattivo gusto poiché aveva già abbondato con il
vino speziato caldo. Intervenne Morwenna a toglierla dall'impaccio di dover rispondere.
«Corentin, se parli con mia nipote, che non ha mai vissuto qui, evita di farlo in modo
incomprensibile» disse secca «mia cara, Corentin è il Sovrintendente del conio: insieme ad Helori,
amministra le finanze di Gallaibh, del castello e i nostri risparmi. A palazzo ruith-airgid, sede del
conio, sono custoditi tutti i nostri patrimoni. La tua cassa personale è già stata rifornita nella tua stanza,
ma se avessi altre necessità è a lui che devi chiedere».
«Qui non usiamo la stessa valuta del resto del mondo? Ho dei risparmi da prelevare, se è
possibile fare la conversione». S'informò Celine, perplessa.
«Non ve n'è alcun bisogno, sei già in possesso di una notevole fortuna». Rispose Corentin,
prima che Morwenna avesse il tempo d'intervenire.
«Corentin, non avevo ancora parlato con mia nipote di soldi». Lo redarguì seccamente
Morwenna.
L'espressione attonita di Celine la spinse a proseguire.
«La famiglia di tua madre faceva parte di un casato molto facoltoso. Oltre alla lettera
lasciatami, di cui sei a conoscenza, alla sua scomparsa sono entrata in possesso del suo patrimonio, che
ho depositato in un fondo per un domani in cui fossero riapparsi lei e mio figlio. Ora quella fortuna è
tua. Inoltre sei la regina del nostro popolo: i fondi di Gallaibh sono a tua disposizione per tutte le spese
relative a eventuali spedizioni, al Regno ed alle tue necessità dopo il tuo insediamento». Spiegò concisa
Morwenna.
Celine non se la sentì di replicare. Sapere di aver ereditato una fortuna in una moneta che non
conosceva, e di poter disporre delle finanze di un Regno, la metteva decisamente in imbarazzo.
Si concentrò sulla cena, da cui era incantata: le sembrava davvero di desinare in epoca
medievale.
Le portate non si chiamavano antipasto, primo e secondo ma primo servizio, secondo servizio e
così via. Il primo servizio era costituito da crostone di pane alla pestata di lardo e torta alle erbette
accompagnata da formaggi di capra.
Durante il secondo servizio portarono in tavola, in delle caratteristiche scodelle di terracotta,
una profumatissima zuppa di ceci e legumi seguita da maltagliati al ragù d'oca.
Il terzo servizio era destinato a mettere in luce i piatti di carne: arrivarono in tavola maialino in
porchetta con insalata di cipolline agrodolci e, per chi di carne non ne aveva mai abbastanza, fu la volta
di stufato di lepre aromatizzato con pane campagnolo.
Finalmente giunse il quarto servizio e fu la volta dei dolci. Furono portati in tavola assaggi di
crostate con varie marmellate e frutta fresca; frittelle dolci di vario tipo, all'uvetta, mele e mandorle
tutte ricoperte di miele selvatico; sopra un enorme piatto circolare servirono anche i biscotti caserecci
marmorizzati, che a Celine ricordavano tanto delle pietre, a prima vista, ma che appena morsi si
scioglievano in bocca. Infine vi erano cesti ricolmi di frutta di ogni genere, e il caffè per chi lo
desiderasse.
Celine aveva voluto assaggiare tutto, si sentì talmente piena che il sonno stava per prendere il
sopravvento.
Durante tutta la cena nient'altro aveva particolarmente attirato la sua attenzione, quindi aveva
avuto modo di concentrarsi sul cibo. Gli argomenti erano tutti leggeri e piacevoli: vista la loro
stanchezza, fortunatamente a nessuno venne in mente di iniziare già a tirare fuori questioni controverse,
e tra una portata e l'altra si limitò a scambiare qualche parola con Buonia.
Preferì non bere il caffè, onde evitare di restare sveglia tutta la notte, ma prima di andarsene
volle essere messa a conoscenza dei suoi impegni per il giorno seguente, per cui si alzò in piedi ed
annunciò che intendeva ritirarsi insieme a Buonia. Con suo sconcerto, appena la videro alzarsi, tutti i
commensali si alzarono e sentendosi terribilmente in imbarazzo li pregò di risedersi.
«Desidererei sapere quali sono i miei impegni per domani». Chiese in direzione di sua nonna.
«Domani avrai la mattinata libera, poi ci sarà il pranzo con le famiglie dei membri del
Consiglio, per il quale ti perverrà un abito tramite una lavorante di Kerra durante la mattinata. Dopo
pranzo ti dovrai cambiare per la cerimonia d'insediamento, e lo stesso Buonia: troverete gli abiti in
camera. La sera ci sarà la festa in tuo onore e il ballo. Nei giorni a seguire verrai introdotta alle riunioni
del Consiglio, che dovrai presiedere, mentre Caswyn e Buonia inizieranno il loro addestramento.
Giorno per giorno ti faremo avere il programma». Le rispose Helori.
«Bene, grazie Helori. Attendo di avere direttive sugli orari per i prossimi giorni».
Detto questo, lei e Buonia, vennero accompagnate da un membro del personale del castello
direttamente nella sezione centrale.
Al suo interno trovarono, com'era stato richiesto da lei, tutto il personale che prestava servizio
alla Villa di Morwenna. Celine fu guidata alla sua stanza.
Ovviamente l'ambiente era da togliere il fiato. Le pareti erano ricoperte da una tappezzeria di
seta lavorata a motivi dorati e azzurri; dal soffitto bianco scendeva, al centro della stanza, un enorme
lampadario dorato. Il letto era in legno bianco con tanto di baldacchino ornato da delicate tende di
pizzo celesti e bianche; i mobili, anch'essi bianchi, erano intarsiati con splendidi motivi di roselline.
C'erano due comodini a fianco al letto e un cassettone molto grande posto di fronte, dall'altro lato della
stanza. Sul lato sinistro c'erano due grandi finestre che andavano dal pavimento al soffitto, le cui tende,
già tirate per la notte, coprivano la vista esterna. Tra le due finestre era posto un armadio molto
capiente, mentre nell'angolo c'erano un catino e una bacinella ornamentali con la loro struttura. Nel
lato destro della stanza c'erano due porte, in mezzo alle quali si trovava una toletta con tanto di
necessaire d'altri tempi e una specchiera monumentale dal massiccio bordo dorato. Celine andò ad
aprire le due porte. Una dava nel bagno, attrezzato di ogni confort, le cui piastrelle bianche e azzurre
richiamavano i colori della sua stanza da letto, mentre l'altra porta conduceva in camera di Buonia. La
stanza, sebbene di dimensioni ridotte, conteneva tutto il necessario ed era munita di bagno personale.
Celine fu felice di rendersi conto che avevano rispettato il suo volere, e che Buonia avrebbe vissuto al
suo fianco. Desiderava offrire a quella leale e coraggiosa ragazza la sua opportunità di riscatto e di
felicità. Buonia era molto più di una serva o di una cuoca, anche se lei stessa si denigrava. Non vedeva
l'ora che iniziasse l'addestramento con Caswyn: era certa che l'esperienza comune avrebbe potuto far
nascere un legame tra loro.
«Sei molto silenziosa stasera». Disse a un tratto Buonia.
«Semplicemente sono immersa nei miei pensieri. Domani sarà tutto un festeggiamento, ma poi
inizieranno le mie battaglie per non farmi schiacciare sotto una campana di vetro. Vorrei anche trovare
il tempo per le mie ricerche, e soprattutto avere la libertà di visitare questi luoghi. Il giardino e la
cittadella, in particolare. Soprattutto vorrei riuscire a parlare con Aidan: questo silenzio forzato mi
turba molto, vorrei sapere cosa pensa davvero di tutto questo». La mise a parte dei suoi pensieri Celine.
«Purtroppo è fatto così. Difficilmente parla delle cose che gli fanno male, come ad esempio la
morte dei suoi genitori». Replicò Buonia.
«Sarà meglio che andiamo a dormire, o domani saremo ancora qui a parlare di lui. Già per
conto mio non faccio che lambiccarmi per capire cosa pensa». Disse Celine, con un sospiro.
Buonia la aiutò a cambiarsi e poi andò in camera sua. Una volta sola, Celine si mise a letto
immediatamente e grazie alla cena abbondante si addormentò subito.
Il mattino si svegliò che fuori stava ancora albeggiando e corse a chiamare un'assonnata
Buonia.
«Facciamo colazione da sole e poi andiamo a fare un giro, prima che io incontri qualcuno e mi
debba perdere in cerimoniosi saluti per tutta la mattina». Proruppe Celine appena l'altra aprì gli occhi.
Dopo una rapida colazione, senza incontrare nessuno, iniziarono a passeggiare per il giardino
attorno al castello. La cura nel richiamare le quattro stagioni sotto ogni diversa torre era a dir poco
sbalorditiva.
Iniziò la sua visita dal giardino primaverile ai piedi della torre della Terra. Gli alberi di un verde
rigoglioso erano carichi di teneri germogli e di boccioli in piena fioritura, l'aria satura del loro
profumo. Farfalle variopinte si posavano indaffarate sopra di essi. All'estremità più profonda vi era una
grossa quercia di fianco ad un piccolo laghetto quieto, e da uno dei rami dell'albero pendeva
un'altalena. Celine la provò e con sua sorpresa si accorse che dondolando passava avanti e indietro
sulla superficie del laghetto: le piaceva vedersi riflessa dall'alto con indosso la sua familiare divisa
verde, la faceva tornare indietro nel tempo quando ancora non c'erano i problemi legati all'essere una
dei prescelti.
Buonia interruppe i suoi pensieri.
«Celine, se vuoi fare il giro del giardino prima di doverti cambiare per pranzo, ti conviene
scendere da lì sopra». La esortò ridendo.
Ovviamente aveva ragione, così proseguirono il loro giro "abbandonando la primavera".
Giunsero sotto la torre legata all'Acqua: la stagione che la rappresentava era l'estate. Tutto era
in movimento. L'ambiente era pieno di piccoli ruscelli, abitati da pesci guizzanti, che scorrevano tra le
piante; alberi carichi di frutta formavano una sorta di gazebo naturale attorno a una panchina con la
spalliera a forma di cuore; fiori coloratissimi spuntavano dal terreno e, poco distante, c'era persino un
alveare prolificamente abitato. Tutti quei colori sembravano quasi urlare alla vita, l'acqua stessa
sembrava cantare allegra mentre scorreva rapida in mezzo alla vegetazione. Celine provò la sensazione
di trovarsi all'interno del film Disney "Alice nel paese delle meraviglie" nella scena in cui i fiori
intonano "il meriggio d'or". Continuò per quel sentiero fino a quando, dietro ad una svolta, si trovò
all'improvviso di fronte un bianco accecante.
La torre dell'Aria si ergeva sopra di lei e, chiaramente, quella stagione era l'inverno in tutto il
suo splendore. La prima cosa che si notava era un grosso laghetto ghiacciato circondato da abeti carichi
di neve: tutto attorno era stata ricreata una piccola foresta incantata. I rami bianchi scintillavano, le
panchine erano ricavate dal ghiaccio. Passeggiando s'incontravano anche diverse sculture di ghiaccio a
forma di fiocchi di neve. L'aria sembrava satura di aspettativa, ma il pezzo forte faceva la sua
comparsa nel folto del giardino: una piccola baita in legno con tanto di comignolo fumante. Lei e
Buonia non poterono trattenersi dall'entrare. La casa ovviamente non era la dimora di nessuno, ma
sembrava tutt'altro che disabitata: l'arredamento, tutto in legno, era quello di una tipica casa montana,
con cuscini coloratissimi poggiati sulle sedie attorno al tavolo e il caminetto accesso. C'erano anche un
piccolo bagno e una stanza da letto. Chi avesse creato un'ambiente del genere doveva davvero amare
molto l'inverno: era il sogno romantico di ogni patito di neve e camini, mancava solo una bella
cioccolata calda. Celine si dispiacque per il poco tempo ancora disponibile, altrimenti avrebbe provato
a cercare l'occorrente per prepararla.
Uscirono dalla casetta poco dopo, riprendendo il sentiero. Finalmente giunsero sotto la rossa
torre del Fuoco, dove ad attenderle trovarono l'autunno in tutto il suo fulgore. Non vi era un fiore o un
solo frutto, ma le foglie degli alberi presentavano ogni sfumatura del giallo, del rosso e dell'arancione: i
colori vivi e brillanti di quel giardino non avevano nulla da invidiare alla delicatezza dei boccioli di
primavera, o ai vibranti colori estivi. Quelle foglie erano talmente sgargianti che l'autunno, alla mente
di Celine, richiamava tutto tranne l'appassire della natura.
Un delizioso ponticello di legno passava sopra un piccolo ruscelletto spumeggiante, sul quale
ogni tanto s'incontravano animali intagliati nel legno con tale precisione da sembrare vivi: un piccolo
scoiattolo appollaiato sul finire di un ramo, un cervo che spuntava da dietro un platano dalle foglie
rosso acceso, una coppia di conigli ai piedi di un salice dorato. Celine era talmente persa a guardarsi
intorno che si accorse della figura che procedeva verso di loro solo perché Buonia le diede una
gomitata.
Aidan stava andando loro incontro: i capelli biondi scompigliati erano nettamente cresciuti,
notò Celine all'improvviso, e gli accarezzavano quasi le spalle. Era in tenuta, e i colori del fuoco sui
suoi vestiti sembravano vibrare insieme con quelli della foresta autunnale. Quando arrivò a un passo da
lei la guardò in faccia per la prima volta dopo lo scontro con Matteo.
Nel suo sguardo però non c'era il solito calore, era quasi impersonale. Celine decise di aspettare
che fosse lui il primo a parlare. Dopo un silenzio imbarazzato, finalmente, Aidan si decise a prendere la
parola.
«Avrei bisogno di chiederti una cosa». Disse in tono incolore.
«Ti ascolto». Rispose Celine con garbo.
«Io e Mavi, come ben sai, possediamo una casa qui e desidereremmo vivere lì. Ovviamente per
tutte le faccende pubbliche e i nostri incarichi saremmo presenti, ma vorremmo stare in casa nostra,
anche se i nostri familiari ora non sono qui». Spiegò Aidan con tono monocorde.
«Ma certo» acconsentì subito Celine «se ci vuoi scusare, stavamo andando a cambiarci per il
pranzo. Perdona la fretta».
Volò via seguita da Buonia: le lacrime stavano salendole agli occhi e non voleva permettere a
nessuno di vederla in quello stato. Buonia evidentemente aveva capito, perché non tentò di parlarle fino
che non giunsero in camera.
«Mi dispiace». Si limitò a dire al suo indirizzo.
«Peccato, la giornata era iniziata bene». Rispose Celine, asciugandosi gli occhi mentre con fare
distratto apriva la sacca per abiti poggiata sul suo letto.
«Non vuoi parlarne?» Chiese Buonia, poggiandole una mano sulla spalla con delicatezza.
«Non c'è niente di cui parlare, davvero. Mi sembra ovvio che voglia mettere il più possibile le
distanze tra noi. Sembrava stesse dicendo "non voglio vederti salvo che io non sia obbligato a farlo"».
Rispose Celine stizzita.
«Cerca di capirlo, Celine. Non gli passerà facilmente, forse non gli passerà mai. Ti ama e sa di
non potersi avvicinare a te: cosa faresti al suo posto?» Domandò Buonia tentando di calmarla.
«Non è che io non comprenda il suo dolore, poiché è anche il mio. Ma è inaccettabile che lui sia
rassegnato. Io voglio trovare un modo, sono risoluta a cercare di superare questi ostacoli: lui si è arreso
e basta, facendo la vittima. Questo mi fa rabbia». Disse Celine, infilandosi con impeto l'abito nuovo.
«Lascia fare a me prima di strapparlo». La fermò Buonia, tentando di placare la furia che stava
riversando su quel povero mucchietto di stoffa, prima che lo strappasse.
«Capisco la tua rabbia, ma gli uomini non sono come noi. Sono forti solo fisicamente, e magari
anche nelle situazioni che non richiedano che il loro cuore si metta in gioco. Ma il morso dell'amore,
credimi, Celine, è molto più duro di qualunque altra cosa per loro. Aidan non ha mai nemmeno saputo
cosa volesse dire». Continuò Buonia, guidandola verso la toeletta per acconciarle i capelli.
«Tutti questi abiti mi stanno facendo impazzire! Voglio dire, sono bellissimi, ma io non sono
questo: voglio mettermi la mia divisa. Ancora per oggi va bene, ma domani o mi portano una divisa
apposta per me, se non vogliono che usi quella vecchia, oppure mi presenterò con quella. Fallo sapere a
Kerra, per favore». Ordinò Celine alterata.
«Pensa che per la cerimonia d'insediamento dovrai cambiarti di nuovo». La prese in giro
Buonia, ridendo di gusto all'espressione di Celine nello specchio.
«Gli parlerò». Disse improvvisamente Celine, senza bisogno di specificare a chi si riferisse.
«Forse sarebbe meglio aspettare che sia passato un po' di tempo, o di trovare qualche
informazione in più». Suggerì Buonia pacatamente.
«Tenterò lo stesso. Questa situazione è insopportabile, non riesco a vivere serenamente non
conoscendo il suo pensiero».
Buonia la lasciò per andarsi a cambiare a sua volta e fu di ritorno dopo poco, confermando di
aver inviato una cameriera da Kerra per darle disposizioni in merito alla sua nuova divisa. Scesero nella
grande sala da pranzo, oggi gremita di ospiti.
C'erano le famiglie di Helori, Corentin e Davios.
Anche se non l'era stato ancora presentato nessuno, distingueva nettamente a quale famiglia
appartenesse chi. I parenti di Corentin erano tutti chiassosi come lui, inclusa una ragazza che non
faceva che punzecchiare Davios con battute sarcastiche. La famiglia di Helori, al contrario, era molto
silenziosa e composta: la figlia fissava Caswyn come un pesce lesso. Gli ospiti della cerchia di Davios
emanavano tutti un senso di arroganza e superiorità, e guardandoli Celine ebbe conferma dei sospetti
avuti alla Villa. Capiva benissimo perché Aidan fosse felice di essere cresciuto con la famiglia di Mavi
e non con loro.
Dopo l'incontro con lui non era certamente dell'umore per un pranzo in stile rimpatriata, ma fu
lo stesso cordiale con chi le rivolse la parola. Non mangiò molto: la sua mente vagava cercando di
trovare le parole e il modo giusto di affrontare Aidan. Se doveva cercare, disperarsi e ancora cercare
andava bene, ma non sopportava di vedere la sua arrendevolezza, il suo totale disinteresse per lei: come
se nulla fosse mai esistito tra loro.
Morwenna interruppe i suoi pensieri.
«Cara, non hai quasi toccato cibo e non sei molto loquace». Disse rivolgendole un sorriso.
«In realtà non mi ero resa conto di quanto mi avesse stancato il viaggio. Desidero andare a
riposare prima della cerimonia, poiché sono molto emozionata per ciò che mi aspetta durante questa
giornata». Mentì Celine.
«Ma certo, mia cara. Sono sicura che i nostri capiranno: ritirati pure e preparati per la cerimonia
come si conviene». Acconsentì Morwenna serenamente, ma dal suo sguardo Celine capì che non si era
bevuta una sola parola di ciò che lei aveva affermato.
Salutò gli ospiti con estremo riguardo, avviandosi, seguita da Buonia, verso la sua stanza.
Con stizza notò che il vestito nuovo era già lì ad attenderla sigillato, ma fu la seconda sacca ad
attirare la sua attenzione. "Caspita se è stata veloce Kerra", pensò Celine: la sua nuova divisa era
pronta.
Avvicinandosi, trovò un biglietto che aprì immediatamente.
"Non è stato facile trovare il giusto equilibrio per rappresentare ciò che sei in un'unica divisa
senza dare origine a un guazzabuglio improprio di colori inaccostabili. Spero che apprezzerai il lavoro
svolto ma, se desiderassi qualche modifica, informami e provvederò.
Kerra"
Porse il biglietto a Buonia, stringendosi nelle spalle.
«Vediamo questa meraviglia!» Esclamò, felice che il suo umore fosse così migliorato solo
perché, ad attenderla, non c'era esclusivamente un abito tutto pizzi e trine.
Il lavoro di Kerra era bello oltre ogni dire. Aveva davvero trovato la strada per rappresentare
tutti e quattro gli Elementi senza utilizzare un guazzabuglio di colori che facessero a pugni gli uni con
gli altri. Semplicemente, Kerra non li aveva usati. Per rappresentare i quattro poteri di Celine aveva
usato i loro simboli, anziché i colori. Celine e Buonia guardarono la nuova tenuta deliziate dal dettaglio
e dalla cura dei particolari.
Il tessuto al tatto sembrava la carezza dell'acqua: come sempre, i materiali che utilizzavano i
tessitori dei Custodi degli Elementi erano qualcosa che solo loro sapevano come lavorare. La camiciola
era nera e aderente, lunga fino alla vita, in un tessuto simile a velo coprente. Aveva una scollatura
profonda e un piccolo fiocchettino delicato al centro cui era fissato un piccolissimo bottoncino dorato,
rotondo, con l'incisione dei quattro Elementi. Il gilet, lungo fino alle cosce e che come sempre
riprendeva con grazia le sue curve, era di un colore cangiante tra il grigio ferro e l'argento: si chiudeva
sul davanti con dei piccoli laccetti, e sembrava di seta. I pantaloni erano confezionati con un tessuto
che sembrava pelle, di un nero intenso e luminoso, e presentavano sul lato esterno delle bande verticali
dello stesso colore e tessuto del gilet. Sulle bande erano ricamati finemente, in filo d'oro, i simboli dei
quattro Elementi. La giacca era leggera, senza maniche, identica ai pantaloni per tessuto e colore.
Arrivava a metà coscia e sembrava modellarsi sul suo corpo, priva di bottoni o chiusure: era chiusa solo
in vita, restando parzialmente aperta sul davanti e lasciando intravedere gli abiti sottostanti. Uno spesso
cinturone che si allacciava sull'anca. Appesa al cinturone c'era una piccola sacca argentata, in tinta con
il resto. Aveva lo stesso fine ricamo dorato eseguito sui pantaloni. I guanti neri e simili a seta
lasciavano le dita nude e arrivavano oltre i gomiti; gli stivali dello stesso nero del completo le
arrivavano al ginocchio, chiusi da piccole stringhe e da una fibbia in cima. I tacchi erano altissimi ma
Celine sapeva quanto fossero comodi e con quanta agilità riuscisse ormai a muovercisi. L'ultimo pezzo
era il mantello con cappuccio. Era nero come la notte con riflessi argentati e sul retro, al centro, erano
nuovamente ricamati con filo d'oro in verticale i quattro simboli degli elementi. Sotto di esso Celine
trovò una scatoletta di velluto chiusa e si chiese cosa fosse, visto che ormai la tenuta era completa. Aprì
la scatola, ma al suo interno trovò un altro biglietto di Kerra, che diceva semplicemente:
"Potrai riporlo qui una volta che te l'avranno dato."
Evidentemente Kerra si stava divertendo a solleticare la sua curiosità.
«La tentazione di usare questa e non aprire nemmeno la sacca dell'abito è forte». Disse Celine
con una smorfia divertita.
«A tua nonna verrebbe un colpo. La cerimonia d'insediamento è importante. Cerca di fare
andare tutto liscio almeno oggi e poi, da domani, quando inizierai a prendere parte alle riunioni, potrai
iniziare le tue battaglie». Suggerì saggiamente Buonia.
«Hai ragione, mettiamoci nuovamente l'abito da principessa e vediamo di fare contenti tutti».
Acconsentì, seppur a malincuore.
Buonia tirò fuori il vestito e rimase a bocca aperta, così come Celine.
Il vestito riprendeva perfettamente lo stile del Seicento: sembrava uno degli abiti di Maria
Antonietta.
La parte superiore, di un bianco argenteo, era costituita da un corpetto la cui profondissima
scollatura era ornata da pizzo lilla. Le maniche arrivavano fino ai gomiti e terminavano allargandosi
come la corolla di una campanula, il doppio strato nella parte inferiore era lilla. Il tutto era impreziosito
da finissimi ricami di fiorellini color lilla tenue e violetto. La gonna che partiva dal corpetto e ne
riprendeva i colori, era strettissima in vita e si allargava sul fondo, richiamando l'effetto del verdugale,
che nella moda del Seicento era una gabbia di cerchi concentrici che si ampliava dal girovita verso terra
garantendo agli abiti lo strepitoso effetto "a campana". Sul retro aveva un lungo strascico, mentre sul
davanti, dal centro del corpetto verso il basso, si apriva un taglio triangolare che svelava una
meravigliosa sottogonna lilla, magistralmente ricamata, con gli stessi fiorellini che inversamente al
resto dell'abito erano bianco argenteo e violetti. I ricami erano abbondanti nella parte bassa della
sottogonna e andavano diminuendo via via che si risaliva verso la vita, creando un effetto molto bello.
«Caspita, è davvero meraviglioso. Mi costa ammetterlo, ma non vedo l'ora di indossarlo. Vai a
prendere il tuo, voglio vedere com'è!» Esclamò Celine, entusiasta.
Buonia riapparve poco dopo con la sua sacca, che aprirono insieme. Al suo interno vi era un
delizioso abito lilla, meno sontuoso e più lineare, che riprendeva i ricami e l'aspetto della sottogonna di
Celine. Ne furono entrambe entusiaste.
Una volta terminato di prepararsi, Celine si sedette alla toletta per acconciarsi i capelli ma
Buonia la fermò.
«No, Celine. Ho ricevuto istruzioni in merito da Morwenna: i tuoi capelli dovranno essere
sciolti e senza alcun ornamento, quindi ci limiteremo a spazzolarli. Inoltre, quando entreremo nella
sala, dovrai procedere dritta verso il trono. In prossimità di esso dovrai inchinarti sul primo gradino, e
attendere». La informò Buonia.
«Perché?» Chiese Celine stupita.
«Non lo so. Mi limito a riferirti cosa mi ha detto di ordinarti di fare tua nonna». Rispose
Buonia.
«Devo dire qualcosa? Te l'ha detto mia nonna?» Chiese Celine in preda all'ansia.
«No, non mi ha detto null'altro al riguardo». Fu la pacata risposta di Buonia.
Una volta pronte, trovarono fuori dalla porta un membro della guardia pronto ad
accompagnarle.
Il salone per le cerimonie si trovava al centro della torre in cui viveva Celine, anche se al piano
superiore. Era anche la stanza con i due troni per i Clann na Solus, uno dei quali, da oggi in poi,
sarebbe stato occupato da lei.
Quando entrò nella stanza tutti si alzarono in piedi. La prima cosa che attirò la sua attenzione fu
la moltitudine di colori che affollava la sala.
Tutte le donne indossavano vestiti bellissimi, molto simili al suo come linea, anche se nessuno
altrettanto regale. S'intravedevano tinte pastello, colori decisi, cappelli, acconciature peculiari: il fruscio
delle sottogonne sul pavimento era continuo.
Gli uomini indossavano tutti una tenuta da cerimonia con pantaloni e giacca neri dal taglio
classico e stivali dello stesso colore: l'unico tocco differente era la camicia. Alcuni avevano scelto di
indossarne una rappresentante il colore del loro Elemento, altri l'avevano scelta bianca. C'era chi
portava un sobrio colletto inamidato e la camicia chiusa fino all'ultimo bottone e chi aveva scelto
modelli più eccentrici.
Avanzando nella sala volse lo sguardo attorno. Lunghe finestre arrivavano dal soffitto al
pavimento, con bianche tende con finissimi ricami dorati raccolte ai lati. Al centro, partendo dalla
porta, c'era una passatoia bianca e dorata che andava dritta verso i troni, in posizione rialzata. Il soffitto
era bianco e ricco d'intarsi elaborati, le pareti affrescate da una mano eccezionale rappresentavano
ognuna scene di un Elemento differente: inutile dire che la sala era enorme. I quattro membri più
importanti del Consiglio erano raccolti ai lati del trono e la stavano attendendo. Ognuno di loro
rappresentava un elemento differente al Dìdean-Comhairle: sua nonna Morwenna Flathail era la
rappresentante della Terra, Corentin Onair l'Acqua, Helori Gaoth-Ghrèine l'Aria, Davios Misneachail
il Fuoco. A fianco di Morwenna si ergeva un piedistallo con sopra qualcosa che risultava coperto da un
drappo bianco.
In prossimità del primo gradino Celine si mise in ginocchio, come le aveva detto Buonia.
A quel punto gli ospiti nella sala, come un gruppo perfettamente coordinato che stesse mettendo
in scena una coreografia, si divisero in quattro, ogni Elemento da un lato differente. Vi fu un attimo di
silenzio e poi ogni gruppo si dedicò a una singola invocazione comune. La sala era pervasa dal crepitio
delle fiamme, dallo scrosciare della pioggia, dallo stormire di forti correnti di vento e dagli schiocchi
che producevano le crepe del pavimento della sala, quando si aprivano lasciando spuntare alberi e fiori.
Se Celine non avesse saputo che presto sarebbe stato tutto come prima ne sarebbe stata
terrorizzata, ma la forza degli Elementi scaricata in ognuno dei quattro lati della sala sembrava come
caricarla vibrando e ad un tratto, anche se non conosceva quell'antica cerimonia, seppe come sarebbe
andata avanti e cosa sarebbe successo, senza che nessuno le dicesse nulla.
Morwenna sollevò il drappo bianco svelando cosa vi si trovasse sotto.
Risplendette sotto gli occhi di tutti un meraviglioso diadema argentato a quattro punte. Su
ognuna di essere vi era una pietra di colore differente con inciso al suo interno il simbolo
dell'Elemento. Bagliori rossi, gialli e arancioni scaturivano dalla gemma del Fuoco; riflessi azzurri e
blu intenso davano colore alla gemma dell'Acqua; un luminoso bianco come neve appena caduta
faceva scintillare la gemma dell'Aria, e cangianti sfumature dal marrone scuro al verde foresta
esaltavano la gemma della Terra.
Era un oggetto di squisita fattura, e ora comprendeva a cosa serviva la scatola di velluto vuota
mandatale da Kerra.
Morwenna prese il diadema, avanzando fino ad un passo da lei, poi con voce alta e decisa disse:
«An urrainn do Celine faod faigh cuidhteas Fàs?»
(Hai il potere, Celine, per liberarci di Fàs?).
Vi fu un attimo di silenzio, poi Celine rispose:
«Is urrainn do Talamh, Te?net, Uisge, Adhar. Mi bi air leth, a nis sinn faigh cuidhteas na Fàs».
(Ho il potere di Terra, Fuoco, Acqua, Aria. Io sono l'unica, adesso noi ci libereremo di Fàs).
Morwenna posò quindi il diadema sul suo capo. Celine si alzò in piedi, voltandosi verso la sua
gente spalancando le braccia e, come aveva immaginato, tutti rilasciano i loro poteri su di lei.
Celine fu investita da fiamme, forti correnti, foglie fruscianti e scrosci d'acqua ma nulla la
sfiorò davvero: semplicemente la forza di tutta quell'energia stava fluendo in lei. Quando l'effetto finì,
vi fu un forte applauso e la festa ebbe inizio.
Le persone, una alla volta, vennero a porgerle i loro omaggi: tutti volevano conoscerla e
stringerle la mano.
Un'orchestra prese posto su un palchetto laterale, che prima Celine non aveva notato, e iniziò a
diffondersi nell'aria un'intensa musica celtica. Ai lati della sala, tra una finestra e l'altra, indaffarati
servitori stavano allestendo il banchetto per la festa.
Era presente ogni ben di Dio. Ogni tavolo aveva una sua peculiarità: carni, pesce, diversi tipi di
antipasto, cacciagione, file di formaggi e due tavoli dedicati interamente ai dolci. Al centro c'era il
tavolo dei vini, e se ne trovava per tutti i gusti, dai pregiati rossi italiani allo champagne.
Buonia le portò un piatto scegliendo per lei. Celine era talmente assediata dalla gente che non
riusciva a muoversi dal trono dal momento in cui era finita la celebrazione.
Per darle un po' di respiro, Morwenna fece un annuncio.
«Cari amici e ospiti, a breve la nostra Celine aprirà il ballo. Approfittate quindi di questa pausa
per andare a rifocillarvi, poiché a breve i tavoli saranno sgomberati».
A quelle parole mancò poco che a Celine andasse il cibo di traverso. "Aprire il ballo?" Che
cosa imbarazzante.
Guardò sua nonna a occhi sbarrati.
«Nonna, cosa vuol dire che devo aprire il ballo?»
«Precisamente quello che hai appena detto. Inizierai a danzare con un cavaliere, dopodiché tutti
gli altri potranno farlo». Rispose Morwenna.
«Il cavaliere potrai sceglierlo tu!» Le fece presente Caswyn notando la sua espressione
sgomenta.
Celine sbuffò sconsolata ma Buonia, senza farsi notare, le diede una gomitata e Celine capì.
"Danzare... Dopo tutto non sarebbe stata una cattiva idea" pensò subito.
Quando tutti si furono rifocillati e nella sala restò solo il tavolo dedicato a vini e bevande,
Morwenna attirò nuovamente l'attenzione del pubblico.
«Gentili ospiti, è finalmente giunto il momento di divertirci in compagnia!» Poi, rivolgendosi
verso di lei «Celine, annuncia chi sarà il tuo cavaliere, e apri le danze con lui».
Probabilmente non sarebbe stata così contenta se si fosse aspettata chi avrebbe scelto.
Celine si alzò, sorridendo agli ospiti. Finse per un attimo di vagliare i presenti, poi individuò
Aidan e incatenò il suo sguardo: dalla sua espressione si sarebbe detto che aveva capito.
«Aidan sarà il mio cavaliere». Disse Celine ad alta voce.
Lui non fece una piega e si avvicinò per porgerle il braccio. Nessuno era nella posizione di
rifiutarsi, tantomeno lui che faceva anche parte della sua guardia personale.
Come sempre era bellissimo. Il nero gli donava. La camicia che aveva scelto era di un bianco
abbagliante, e portava i primi due bottoni slacciati. Il colletto era lungo e arrivava fino alle spalle, le
maniche spuntavano dalla giacca allargandosi. Portava i capelli stretti in una coda dalla quale era
sfuggita qualche ciocca ribelle.
Giunsero al centro della sala, e lui la prese tra le braccia, in attesa dell'inizio della musica.
Anche se si tratteneva ed era rigidissimo, Celine provò la consueta sensazione di trovarsi a casa,
finalmente al sicuro. Tenne gli occhi bassi, non avendo il coraggio di guardarlo in faccia: sapeva che in
quel momento doveva essere davvero arrabbiato, e preferì aspettare l'inizio della musica che avrebbe
coperto le loro parole.
La musica iniziò: una meravigliosa melodia, nella loro lingua madre, che parlava di alberi
centenari. Finalmente si decise a guardarlo. Anche lui la stava scrutando, con quei suoi meravigliosi
occhi blu profondi come il mare. In quello sguardo c'era tutto: sofferenza, amore, rabbia, tristezza. Fu
un attimo, ma a Celine bastò. Tutti li stavano osservando e si chiese come risultassero visti da fuori. La
gente era in grado di capire cosa stesse passando tra i loro sguardi, anche se si comportavano in
maniera impeccabile? Forse sì, visto che Morwenna afferrò Corentin anzitempo, iniziando a
volteggiare con lui. Via via la sala iniziò a riempirsi di coppie che ballavano. Celine notò con immensa
gioia che Caswyn aveva invitato Buonia a ballare. Certa che l'attenzione di tutti fosse focalizzata sul
ballo, decise che era il momento di parlare: adesso nessuno badava più a loro.
«Perché ti comporti in questo modo?» Chiese guardandolo negli occhi.
«In quale modo?» Replicò Aidan impassibile.
«Fingi che io non esista. Mi eviti, non mi parli: mi hai cancellato in un battito di ciglia». Disse
con amarezza.
«Stiamo ballando. Non sto fingendo che tu non esista». Rispose lui, sempre impassibile.
«Aidan, non sfidarmi perché ti avviso faccio una scenata davanti a tutti e me ne frego delle
conseguenze. Voglio solo capire. Il tuo comportamento mi ferisce: da un giorno all'altro hai iniziato a
comportarti come se io fossi sparita, come se non mi conoscessi, e dopo come se fossi quasi costretto a
subire la mia presenza. Dunque è davvero così?» Domandò Celine decisa ad avere delle risposte.
«Celine, tu sei ciò che sei, ed io ti garantisco che finché sarò in vita, e mi sarà possibile,
proteggerò la tua ad ogni costo. Ma non c'è altro e non potrà mai esserci altro». Rispose con voce
atona, come se avesse imparato il discorso a memoria.
«Quindi è come dicevo prima. Mi hai cancellato in un battito di ciglia, appena scoperto chi fossi
hai deciso che non esistevo più». Rispose lei con voce strozzata, gli occhi che già si stavano
riempiendo di lacrime troppo a lungo trattenute.
Forse fu quello, forse la sofferenza era ormai troppa anche per lui, ma alla fine le rispose con
sincerità.
«Non basteranno i battiti di ciglia di una vita intera per cancellarti, Celine...» Disse in un soffio,
quasi si fosse pentito immediatamente di quelle parole.
Celine sgranò gli occhi.
«Ma allora perché ti comporti così? Perché mi eviti, m'ignori...»
Aidan la cinse con più forza, strattonandola quasi, e lei capì che evidentemente qualcuno stava
tendendo le orecchie. Lui continuò a ballare, spostandosi per la sala sino a una finestra che era stata
lasciata aperta per fare passare un refolo d'aria nella stanza affollata. La finestra dava su un ampio
terrazzo buio, e Aidan la guidò lì.
«Celine, ti prego, almeno stai attenta a ciò che dici in pubblico, e al tono di voce che usi». La
esortò con delicatezza.
Lei annuì senza parlare, avendo paura d'iniziare a piangere senza controllo. Nonostante
cercasse di dominarsi, due grosse lacrime iniziarono a scorrerle sul viso.
Aidan le prese il viso tra le mani, cancellando con i pollici le lacrime dal suo volto. Lei
finalmente lo guardò, e si chiese come fosse possibile che non dovessero stare insieme. Ogni
centimetro del suo corpo fremeva per stringersi a lui sempre di più: pensare di non potergli più parlare
di nuovo, dopo quel ballo, era doloroso. Le sembrava che il suo mondo stesse andando di nuovo in
pezzi.
«Io ti amo». Gli disse, senza aver la forza di trattenere quelle parole.
Aidan sgranò gli occhi e tolse le mani dal suo viso.
«Non dirlo, Celine. Non ripeterlo mai più». Sbiancò, scostandosi da lei.
«Perché dovrei mentire anche con te, quando sono costretta a farlo con tutto il mondo? È la
verità. Nel mio cuore sento che non sarà mai più possibile provare per qualcun altro ciò che provo per
te». Ribadì decisa a non tirarsi indietro.
«Tu sei destinata a stare con qualcun altro, Celine. Ciò che adesso senti passerà. Per me non è
così: è inutile che io illuda me stesso che ci sia una soluzione, che infanghi ciò che sei con una
relazione che, al momento, so essere impossibile da vivere». Rispose Aidan, appoggiandosi alla
balaustra.
«Non siamo obbligati a dirlo a qualcuno. Sembra quasi che tu non lo voglia, che tu ti sia
rassegnato, che non desideri minimamente lottare per ciò che ti appartiene». Lo spronò Celine.
Aidan la guardò sorpreso.
«Celine, tu non sei cresciuta qui. Le nostre usanze non sono così profondamente radicate in te
come in me. Io ho un rispetto per ciò che sei che va oltre me stesso, e tu purtroppo non mi appartieni.
Appartieni per diritto a un altro: tutto ciò che mi è consentito è di farmene una ragione e stare al mio
posto».
«Quindi, quando torneremo di là, tutto tornerà come prima e ricomincerai ad evitarmi?» Chiese
Celine tristemente.
«Se vuoi vederla così, sì. Continuerò a comportarmi come ho fatto negli ultimi giorni: è meglio
per tutti» rispose prendendole la mano «se sei in grado di dominarti, adesso, possiamo tornare di là,
prima che qualcuno noti la tua assenza». Continuò Aidan, vedendo che lei non parlava.
«No!» Esclamò Celine.
Aidan la fissò con espressione interrogativa.
«Ebbene, concedimi il mio ballo, niente di più. Qui fuori, tu ed io da soli. Se tutto ciò che mi
rimane è questo, che almeno sia vero e non qualcosa di artefatto per gli occhi e le bocche degli altri».
Disse Celine perentoria.
Aidan sembrò pensarci un momento, poi la strinse tra le braccia. E allora a Celine non importò
più nulla di cosa si fossero detti, del fatto che lui si fosse imposto di starle lontano: se poteva avere ciò
che desiderava per così poco, tanto valeva che fosse come lei voleva. Si strinse a lui e posò la testa sul
suo petto. Lo sentì irrigidirsi, facendo non poca fatica a trattenere le sue vere emozioni, ma almeno non
la respinse. Celine inspirò il suo odore e fu tutto come la prima volta: Aidan profumava di buono, di
luce, liquirizia e di prato bagnato dalla pioggia. Ogni volta che stava tra le sue braccia, erano questi i
profumi che sentiva, e ormai per lei erano sinonimo di pace e desiderio struggente.
Come poteva rinunciare ad Aidan quando era il solo essere umano a fianco del quale si sentisse
completa e al sicuro? Se in quel momento il mondo fosse sprofondato e non fosse rimasto nulla a parte
quella terrazza, la sua felicità sarebbe rimasta intaccata. Non avrebbe mai rinunciato ad Aidan, o a
quelle sensazioni. Lui era e sarebbe sempre stato l'unico per lei.
La musica finì. Aidan la lasciò accoccolata sul suo petto ancora qualche secondo, poi, quando
iniziò la canzone successiva, allentò la stretta.
«Dobbiamo rientrare o qualcuno noterà la tua assenza. Morwenna sarà già in ansia». Le
sussurrò all'orecchio, scostandosi da lei.
Celine annuì.
«No, non insieme. Se qualcuno sta cercandoti tra la folla e ti vede riapparire da qua con me
potresti avere dei problemi. Rientra da sola: io conosco questo posto come le mie tasche, apparirò dalla
parte opposta alla tua». Suggerì lui.
Fu così che si allontanò da lei, smaterializzandosi. Un momento prima era tra le sue braccia, un
attimo dopo era da sola su un terrazzo gelido. Era così presa dalle emozioni che le faceva provare
Aidan da non aver notato il freddo pungente che c'era fuori. Quando sollevò lo sguardo, un fiocco di
neve le si poggio sul viso. Stava nevicando.
Celine rientrò nella sala e, come aveva previsto Aidan, Morwenna la individuò
immediatamente.
«Dove siete spariti, tu e il tuo cavaliere, signorina?» L'affrontò di petto.
«Nonna, io ho fatto il mio ballo, poi non so dove sia andato Aidan. Ero sul terrazzo perché sta
nevicando, ed io amo la neve. È quasi un regalo che abbia iniziato a nevicare proprio la sera della festa
in mio onore». Disse allegra, trascinando sua nonna in terrazza per dimostrarle che non mentiva.
Morwenna costatò che effettivamente stesse nevicando e non volle approfondire. Forse le
credette, forse scelse di fingere di farlo: Celine non aveva alcuna intenzione di domandarglielo.
«Sei pallida, mia cara. Vuoi andare a riposare?» Le chiese Morwenna cambiando argomento.
«Sto bene, ma non sono quasi riuscita a mangiare da quanto ero assediata, e sì. Effettivamente
sono un po' stanca». Mentì Celine, che non vedeva l'ora di rifugiarsi nella sua stanza e rimuginare per
ore su ogni parola che aveva detto Aidan e su ogni gesto che aveva fatto.
«Vado a cercare Buonia perché venga con te». Propose Morwenna.
A Celine tornò in mente Caswyn che invitava Buonia a ballare e decise che, anche se per lei la
serata aveva avuto un esito deludente, non doveva essere lo stesso per forza anche per la sua amica.
Afferrò Morwenna per la manica.
«No nonna, posso anche andare da sola. Buonia non è una cameriera. Se vuole godersi la festa e
divertirsi è giusto che resti: a breve inizierà il suo percorso di addestramento per compiacere il mio
desiderio di averla al mio fianco. Ha diritto a questa serata di svago». Disse con decisione.
«Mia cara, a volte dimentico che, nonostante il tuo ruolo, conservi sempre questa tua semplicità,
ma certo. Hai ragione. Sarai in grado di andare a letto anche da sola, come hai fatto negli ultimi diciotto
anni» disse Morwenna abbracciandola, poi proseguì «permetti almeno a tua nonna di accompagnarti
fino nella tua stanza?»
«Certo nonna. Se desideri ancora la mia compagnia non può farmi che piacere, ma se è per
parlare della scelta del mio cavaliere per il ballo, sappi che non ho nulla da dirti». Chiarì Celine.
«Bambina, so cosa provi, e quanto sia difficile tenerlo per te, ma devi farlo. Ciò che hai fatto
stasera va bene, poiché quasi nessuno è al corrente di quello che io so, ma dovrai stare attenta e cercare
di mascherare questa cosa per il bene di tutti. Se non vuoi parlarne, permettimi solo di accompagnarti e
aiutarti a cambiarti, anche in silenzio. Sei ciò che sei, ma resti mia nipote». Disse Morwenna
prendendola a braccetto.
Celine sentì la tristezza farsi nuovamente largo dentro di sé, e fu felice di avere accanto
qualcuno che la amasse senza bisogno di parole. In camera, Morwenna la aiutò a uscire dall'abito e le
pettinò delicatamente i lunghi capelli ramati raccogliendoli in una morbida treccia.
Non fece commenti sulle sue lacrime silenziose: quando finì di stringerle la treccia
l'accompagnò a letto e le rimboccò le coperte, poi uscì dalla stanza lasciandola finalmente sola.
Il mattino arrivò presto e fu svegliata da Buonia.
«Che ore sono?» Esordì Celine.
«Le sette. La riunione è alle dieci, ma è già arrivato un abito da Kerra e vuole sapere se va bene
o se ci sono modifiche da fare». La informò Buonia.
«Ah no, non se ne parla» rispose Celine, ora completamente sveglia «oggi indosserò la mia
nuova tenuta, che se ne facciano una ragione. È meglio chiarirgli subito le idee».
Buonia trattenne a stento una risata.
«Come credi. Perché ieri sera non mi hai chiamato? Sarei venuta qua con te».
«Perché eri con Caswyn e, siccome la mia serata non è andata bene, non voleva dire che avessi
il diritto di rovinare anche la tua. Piuttosto, com'è andata?» Chiese Celine
«Non c'è niente da dire: voleva solo parlarmi dell'addestramento e delle prove. Davvero,
Celine, non è il caso di costruirci nulla sopra. Come mai sei andata via così presto?»
«Desideravo stare sola. Aidan ha ammesso di provare sempre gli stessi sentimenti per me, ma
quando gli ho detto che lo amavo mi ha respinto, dicendomi che tra noi non ci sarebbe mai stato più
nulla. Dice che il suo rispetto per le tradizioni gli vieta di indulgere in ciò che prova per me, che presto
mi passerà. Te l'ho fatta breve perché il discorso è sempre lo stesso». Spiegò Celine sconsolata.
«Oggi non credo che avremo un momento libero per frugare nella biblioteca, ma appena
l'addestramento terminerà cercherò di andare. Tu però hai la riunione con il gran Consiglio: penso che
ti terranno imprigionata per un bel po'». Disse Buonia
«La cosa positiva in tutto questo è che loro sono appunto i miei consiglieri, ma le decisioni le
prendo io, e da oggi mi sentiranno». Fece presente Celine, decisa a non farsi mettere i piedi in testa.
Dopo colazione si avviarono in due direzioni differenti: Buonia andò al centro di
addestramento, dove l'attendeva anche Caswyn, mentre Celine si attardò a fare un altro giro del
giardino visto che mancava più di un'ora all'inizio della riunione. Cercò di chiarirsi le idee e di pensare
a come esporre in modo autorevole ciò che desiderava fare: sapeva che tutti si sarebbero opposti, ma
non avrebbe ceduto di un millimetro. Dovevano recuperare le armi andate perdute: non potevano
ignorare il fatto che, adesso che si era risvegliata, Fàs avrebbe cercato di impossessarsene di nuovo.
La riunione ebbe luogo nella sala del trono. Grandi seggi erano disposti attorno a semicerchio e
oltre i quattro esponenti principali del Consiglio c'erano anche tutti i loro sottoposti. Partecipava anche
la guardia personale di Celine, a parte Caswyn, esentato a causa dell'addestramento da seguire.
Iniziarono a dibattere su varie questioni legate alla sicurezza dei confini del regno. Quante
guardie schierare, se creare un'altra illusione che tenesse gli umani ancora più a distanza e soprattutto
discussero sulle misure di sicurezza da adottare sul via vai della loro gente. Da quando Celine era a
corte a nessuno era più permesso uscire o entrare a Gallaibh senza un valido motivo. La corruzione era
un male da cui non si sentivano esenti e, anche se negli anni mai nessuno aveva rovesciato sulla propria
famiglia un simile disonore, non c'era da stare tranquilli.
Durante il pomeriggio, finalmente, la discussione si spostò sulla sicurezza dei Quattro Regni
dislocati in giro per il mondo. Celine non aspettava altro.
«Che notizie ci giungono dai Quattro Regni, Helori?» Chiese Corentin con voce grave.
«Dalle ultime notizie giunte dal Regno del Fuoco abbiamo appreso di un incremento degli
attacchi, ad opera dei dubhar laoich, lungo i confini» iniziò a elencare Helori, attendendo che tutti
spostassero la loro attenzione su di lei per poi proseguire con l'intero elenco «dal Regno della Terra
giungono notizie inquietanti sulla malattia della figlia del Sovrintendente che, a quanto pare, sembra
svuotata di ogni volontà ed in preda all'apatia. Il Regno è sottosopra poiché il Sovrintendente dedica
tutto il suo tempo nel trovare una cura per la figlia, ma non presta più attenzione ai sudditi e ai
problemi che li affliggono. Inoltre sembra che la foresta a Sud sia stata presa dai guerrieri ombra. Al
momento sto vagliando l'ipotesi d'inviare Kaina, una delle migliori guaritrici di Gallaibh, a prendersi
cura della ragazza». Disse Helori, fermandosi per bere un sorso d'acqua.
«Continua, ti prego». La esortò Celine, vedendo che l'altra si attardava cercando dagli altri
membri un segnale per continuare la sua relazione.
«Dal Regno dell'Aria ci notifica strane sparizioni tra il loro popolo e insistono che gli animali
selvatici, sempre più spesso, vengono trovati morti inspiegabilmente. I loro raccolti appassiscono quasi
senza germogliare. Nonostante il freddo perenne, che li attanaglia senza tregua, sono sempre riusciti a
creare ad arte delle serre per sopperire al loro fabbisogno, ma da un giorno all'altro ha iniziato a morire
tutto, come se la terra fosse avvelenata. Sembra che qualcosa di oscuro sia all'opera lì, e nessuno sa
spiegarsi il perché. Per finire, dal regno dell'Acqua giungono tetre voci riguardo a profonde spaccature
nel sottosuolo, da cui pare giungano direttamente squadroni comandati da spietati sgiobair
dubhar. S'ipotizza che abbiano eretto delle roccaforti nelle profondità di queste spaccature».
La situazione era preoccupante, più di quanto Celine si aspettasse. Era evidente che Fàs si fosse
messo in moto non appena saputo del suo risveglio. Prese la parola subito dopo le notizie lette da
Helori.
«Le notizie sono peggiori di quanto mi aspettassi. È evidente che, dopo il mio risveglio
come Clann na Solus, Fàs non abbia perso tempo. Dobbiamo anticiparlo e proteggere i nostri Regni,
perché il suo scopo mi pare alquanto evidente». Disse Celine a voce alta, alzandosi in piedi.
«Ebbene, qual è la tua proposta, dunque, Celine? A quali conclusioni sei giunta». Chiese
Davios, che nonostante il suo ruolo cercava ancora di fare il sarcastico.
«Mi sembra quanto mai lampante che dietro ogni stranezza ci sia lui, ma soprattutto è lampante
il motivo. Desidera più di ogni altra cosa recuperare le Armi Sacre prima di noi. Una volta non aveva
molta importanza che fossero andate perdute, ma adesso, con me qui fra voi, per lui è imperativo fare
in modo che io non possa averle». Rispose Celine, bruciandolo con lo sguardo.
Nella sala si diffuse un mormorio acceso: a Celine sembrò assurdo che nessuno di loro fosse
giunto per primo a quella conclusione.
«Credo che il pensiero della nostra regina, sia corretto, purtroppo». Approvò Helori dal suo
seggio.
«Certo che lo è» disse decisa Morwenna «il problema, ora, è come fare».
Nella sala scoppiò il caos. Ognuno proponeva una soluzione, Davios addirittura voleva partire
per recuperare le Armi Sacre con un gruppo di laoich fidati, tra cui anche Aidan.
Corentin insisteva per far accettare la sua opinione, cioè convincere i Sovrintendenti a tentare di
convocare tutti i giorni gli Spiriti per avere da loro una risposta.
Helori stava in silenzio, tenendosi il capo tra le mani, e sua nonna la fissava preoccupata perché
aveva già capito le sue intenzioni prima che parlasse.
Celine li lasciò a discutere ancora un po', poi si alzò nuovamente in piedi e urlò a tutta la sala di
fare silenzio.
«Per quanto le vostre idee possano avere dei lati positivi e siano dei validi suggerimenti, temo
che non siano risolutive» iniziò «per molti anni non ho saputo ciò che ero e non ho vissuto tra di voi,
ma come avete avuto modo di vedere ci sono cose che per me sono totalmente istintive, ed io so cosa
va fatto» proseguì, vedendo che stavano in silenzio ad ascoltarla. «Devo andare in visita nei Quattro
Regni e trovare le nostre Armi Sacre perdute. Sono la sola che può farlo poiché, quando li avete
scagliati attraverso le finestre spazio temporali presenti nelle torri, sicuramente gli oggetti sono stati
riassorbiti dalla terra cui appartenevano. Sono la sola cui gli Spiriti risponderanno: sono l'unica che li
può evocare e alla quale diranno come trovarli, e soprattutto solo io ho il potere di guarire quelle terre
che ormai sono devastate da un male oscuro».
Nella sala scoppio il caos più totale. Si fece avanti anche Aidan.
«Chiedo di prendere la parola». Scandì ad alta voce sovrastando le urla di tutti.
Celine fece un secco gesto con la testa, per confermargli che poteva parlare.
«Come guardia personale di Celine e discendente di una delle più importanti famiglie del
Consiglio, mi schiero totalmente a sfavore di questa proposta. Non possiamo permettere che la persona
che più ci sta a cuore si esponga a un rischio simile: andare in quelle terre, prese d'assalto dalle armate
di Fàs, vorrebbe solo dire buttarsi in mezzo a pericoli di ogni genere. Ora che sono usciti allo scoperto
dobbiamo andare lì e annientarli: si ritireranno se saremo uniti e, una volta liberatici di loro, potremo
iniziare le ricerche e riportare qui le nostre Armi Sacre. Io mi schiero con la proposta di Davios». Disse
Aidan.
«Anch'io sono con te». Lo appoggiò Morwenna, che non voleva assolutamente permetterle di
andare incontro al pericolo.
Ad Aidan si unirono inoltre le voci di Mavi, Ermer, ed Erskine: tutti appoggiavano il piano di
Davios, insistendo per tenerla al sicuro. Celine non provò nemmeno a interrompere il tumulto di voci,
sarebbe stato inutile. Invece sussurrò qualcosa all'orecchio di una guardia vicino a lei, che uscì
immediatamente dalla stanza.
Buonia e Caswyn erano da diverse ore immersi nell'addestramento. Per quel giorno si erano
dedicati alle prove di resistenza: dovevano tentare di allenare il più possibile la forza dell'elemento che
era in loro.
Caswyn non aveva grossi problemi, essendo uno degli illusionisti più potenti che spesso, in
passato, aveva combattuto nelle mischie con i laoich salvando molte vite con le sue illusioni. Ma
Buonia non usava il suo elemento da anni: facendo i lavori di casa si viveva praticamente come un
normale umano ed erano ore che provava a rovesciare un cesto posto su un piedistallo, tentando di
richiamare quel poco potere che le aveva donato lo Spirito dell'Acqua. Purtroppo, il massimo che era
riuscita a fare era stato di far vibrare il piedistallo. Si sentiva tremendamente umiliata, specialmente alla
presenza di Caswyn, ma tentò di non darlo a vedere e sperò di esserci riuscita, visto che non si
azzardava a voltare lo sguardo verso di lui. Il maestro che avevano loro assegnato cercava di
incoraggiarla, ma a lei sembrava di stancarsi e basta, senza ottenere risultato alcuno.
Qualcuno bussò sonoramente alla porta: il maestro andò a controllare chi fosse e dopo poco
tornò.
«Per oggi la lezione è finita. Buonia, riposati e cerca di recuperare energie: non è nel fisico che
devi trovare la forza che ti serve, ma dentro di te. Caswyn, sei atteso nella sala del trono, Celine
richiede immediatamente la tua presenza alla riunione».
Senza dire una parola, Caswyn, fece un inchino a Buonia e al maestro ed uscì dalla stanza.
Buonia restò imbambolata per qualche secondo, poi prese la porta. Decise di cambiarsi in fretta per la
cena in modo da essere già pronta, ma prima si diresse in biblioteca, per cercare qualche libro da
proporre a Celine.
Si chiese cosa fosse accaduto e perché Celine avesse fatto interrompere il loro addestramento,
ma dopotutto il pomeriggio ormai stava lentamente scivolando nella sera e forse aveva bisogno di un
consiglio dello zio.
Giunta alla grande biblioteca, smise di porsi questioni e dedicò tutta la sua attenzione alla
ricerca di qualche volume che potesse essere utile alla sua più cara amica.
Quando l'uscio della sala del trono si aprì per fare entrare Caswyn, la discussione era ancora
accesa. Fu proprio grazie al rumore delle porte che finalmente si interruppe il dibattito.
Caswyn prese a camminare direttamente verso Celine, e a pochi passi dal trono s'inchinò.
«Sono arrivato prima che ho potuto. Dimmi in che modo posso esserti utile». Esordì scatenando
un nuovo brusio.
«Mettiti qui alla mia destra, ascolta l'argomento su cui stiamo dibattendo e dacci il tuo parere».
Rispose Celine a suo zio.
Rivolgendo poi la sua attenzione verso la sala, riprese «Aidan, giacché l'idea è stata tua,
illustrala tu. Gli altri facciano silenzio».
Aidan prese a spiegare il suo piano a Caswyn, dopo averlo informato dei disagi che
incombevano sui Quattro Regni. Lui gli prestò la massima attenzione, ma alla fine pose la domanda che
Celine sperava facesse.
«In questo piano vedo solo una falla: come pensi di recuperare le Armi Sacre che sono ormai
perse da più di diciotto anni? In tutto questo tempo pensi non ci abbia mai provato nessuno?»
Aidan, come Celine aveva sperato, era a corto di argomenti. A questo punto riprese lei la parola.
«Come vi ha fatto notare mio zio, che aveva un punto di vista totalmente distaccato sulla
questione, non avendo preso parte a tutto lo svolgersi del dibattito, nel vostro piano c'è questa grande
falla. Questa, miei signori, è una cosa che solo io posso fare. Lo sapete quanto me: solo io posso
recuperare le Armi Sacre dagli Spiriti, prima che ci riesca Fàs con qualche stratagemma. Per questo vi
dico: sono io che devo partire, e sono sempre io che devo occuparmi della mia gente».
Aidan iniziò a incitare Davios perché la convincesse di quanto fosse folle il suo piano. Tutti gli
altri non facevano che ripetere che il suo posto era lì, all'interno delle mura del castello.
Quando il frastuono divenne incontenibile prese la parola Morwenna, abituata a sovrastare il
chiasso delle riunioni.
«Ascoltatemi tutti!» Tuonò alzandosi in piedi.
«Ciò che dice Celine non è sbagliato. Invero, se le Armi Sacre non sono state recuperate in tutti
questi anni, un motivo c'è. Ma non possiamo rischiare la vita di una dei Figli della Luce, poiché da sola
non potrebbe usare quegli oggetti, avendo bisogno del suo compagno. Allora io dico: inviamo truppe di
validi guerrieri ad aiutare i nostri alleati a sradicare il male dai nostri Regni, e attendiamo la venuta del
compagno della nostra Celine. Quando essi avranno generato un figlio, che lasceranno qui al sicuro,
allora forse potranno partire alla ricerca dei nostri sacri artefatti per poterli usare insieme».
A quelle parole Celine rabbrividì: non capiva come potessero parlare con tale autorità del futuro
dei suoi sentimenti. Pensare di generare un figlio con un perfetto sconosciuto la faceva rabbrividire, e
osservando Aidan si accorse che si era rabbuiato e faceva una considerevole fatica per non darlo a
vedere.
La maggior parte della sala assentì come un gregge di pecore, ma lei non si fece calpestare. Si
alzò in piedi, fronteggiando sua nonna.
«Mi avete costretto a rinunciare all'unica cosa che abbia mai significato davvero qualcosa per
me in diciotto anni di vita. Ho accettato di ricoprire questo ruolo e tutte le responsabilità che comporta,
però, adesso che mi avete piazzata su questo trono, volete comandarmi voi. Avreste dovuto pensarci
prima di farmici salire». Disse, guardandosi intorno per vedere se qualcuno osasse controbattere.
Non si diede pena di preoccuparsi della sua affermazione. Sapeva che il vero significato di
quelle parole sarebbe stato comprensibile solo ai diretti interessati, gli altri avrebbero pensato che le sue
rinunce fossero quelle riguardanti i suoi affetti umani. Quando si fu assicurata che l'attenzione di tutti
restasse concentrata su di lei, riprese.
«Non possiamo aspettare che troviate il mio compagno. Noi siamo immortali, possiamo
rigenerarci: potrebbe non essere ancora nato, potrebbe nascere tra cent'anni. Non potete realmente
pensare di tenermi qui rinchiusa per un tempo infinito. Pensate che Fàs starà fermo ad aspettare i nostri
comodi? Pensate che non riuscirà a impossessarsi di una delle nostre Armi Sacre? Ne siete certi, e
soprattutto siete certi che non troverà mai più il modo d'infiltrarsi qui?»
Si fermò dando loro il tempo di controbattere, ma nessuno osò prendere la parola. Li aveva in
pugno.
«Non lo siete, lo vedo dalle vostre facce» riprese camminando avanti e indietro, guardandoli in
faccia uno per uno «allora vi chiedo di guardare dentro di voi, e di trovare il vostro coraggio. Come ho
fatto io, che da un giorno all'altro ho cambiato tutta la mia vita. Non potete accettare che, per tentare di
salvare me, muoiano altre migliaia di persone. Non potete permettere che io stia qui come simbolo, ma
non porti a termine i miei impegni, perché questo è il mio dovere: riportare la luce, proteggervi. Quindi
ora vi chiedo, alla luce di quanto appena detto, di darmi il vostro appoggio e il vostro aiuto». Concluse,
tornando a sedersi sul trono.
Caswyn fu il primo a parlare.
«Io ti seguirò Celine. Per quanto sia duro per me ammettere che le tue parole sono le più sagge,
io sarò con te. Permettermi di compiere il mio dovere e di continuare a proteggerti come richiesto dai
tuoi genitori». Si offrì, inginocchiandosi di fronte a lei.
«E io accetto il tuo aiuto e la tua protezione. Ora ascoltiamo gli altri». Rispose, facendo cenno
con la testa verso Davios.
«Devo ammettere che la nostra regina è più scaltra e preparata di quanto non sia io, e che il suo
coraggio ha cambiato di molto l'opinione che avevo di lei. Appoggio la sua scelta».
Fu la volta di Helori, che come sempre fu molto diplomatica.
«Quanto dice la nostra Celine è vero e saggio: lei è la nostra guida e noi dobbiamo servirla.
Anche io appoggio la sua scelta».
Corentin era in una posizione di forte imbarazzo: con lui sarebbero stai in netto vantaggio.
Caswyn era stato il primo a parlare, ma non era uno dei quattro: il suo era solo un gesto simbolico per
aiutare la nipote. Tuttavia alla fine fu costretto a prendere la parola.
«È difficile scegliere di rischiare quanto abbiamo di più prezioso, ma purtroppo mi vedo
obbligato ad appoggiare il ragionamento della nostra regina, poiché la vita di tutto il popolo è nelle
nostre mani».
Tutti si girarono a osservare Morwenna. Ovviamene il suo parere ora era solo figurativo ma
Celine volle darle importanza.
«Nonna, mia cara nonna» iniziò girandosi verso di lei «all'inizio del mio percorso, quando
ancora nemmeno sapevi chi fossi, fosti tu ad aiutarmi a trovare il coraggio per lasciarmi la mia vecchia
vita alle spalle. M'insegnasti a prendere una scelta e ad affrontare il peso delle sue conseguenze. Ma
soprattutto mi aiutasti a capire che bisogna sempre fare ciò che è giusto, al di là di quanto questo ci
possa ferire o ci possa far gioire. Quindi, per quanto dura possa essere, fingi ancora oggi che io sia
quella ragazza che non conoscevi, e dimmi sinceramente cosa pensi di tutto questo».
Morwenna si schiarì la voce per darsi un contegno, poi alzò lo sguardo sulla sala.
«Penso che la ragazzina che ho conosciuto poco meno di un mese fa abbia imparato molto più
di quanto le abbia insegnato. Forse la saggezza di guidare il suo popolo le viene da dentro e penso che
abbia ragione, per quanto mi costi ammetterlo» disse, rivolgendole uno sguardo ammirato «ora, mia
cara, visto che il tuo giudizio è chiaramente inattaccabile, scegli chi verrà con te».
Celine si alzò in piedi, e si rivolse alla sala.
«Miei cari, so quanto ognuno di voi desideri proteggermi e aiutarmi, ma solo alcuni verranno
con me. Un gruppo ristretto passerà più inosservato, e non voglio certo lasciare la città sguarnita e priva
di difese. Per questo motivo i quattro capi del Consiglio resteranno tutti qui, a vegliare sul popolo in
mia assenza come hanno fatto per questi lunghi anni. Solo in questo modo il mio viaggio potrà essere
sereno e privo di pensieri per ciò che mi lascio alle spalle. Le persone che verranno con me saranno:
Caswyn, Aidan, Mavi, Ermer, Erskine, Murchadh e Brian. Essi sapranno tutti i piani e faranno parte
della mia guardia personale. Inoltre verrà Buonia, come capo guaritrice e mia prescelta, più qualche
altro guaritore che avrete il compito di segnalarmi e alcuni laoich che potrò usare come esploratori e
come sentinelle».
Tutte le persone nominate s'inginocchiarono di fronte a lei, accettando la missione.
«Prima di partire ci sarà molto da organizzare». Osservò Helori.
«Non credo che logisticamente sarà possibile prima del nuovo anno». Disse Corentin.
«Quali compiti ci affidi, dunque, Celine?» Domandò Davios, fattosi molto più ossequioso.
«Helori, tu penserai a risolvere i problemi logistici: come spostarci, da chi intervenire prima.
Studia dettagliatamente i problemi di ogni Regno e cerca d'individuare il posto dove Fàs colpirà più
rapidamente. Prendi contatti con i nostri Sovrintendenti, accordati con loro sul nostro arrivo e sul
nostro soggiorno. Naturalmente tra un viaggio e l'altro rientreremo, quindi eseguirai questi compiti di
volta in volta». Disse Celine.
«Mi metterò all'opera oggi stesso». Rispose pronta Helori.
«Davios, tu hai talento per il combattimento. Scegli dunque i laoich supplementari che ci
accompagneranno e i guaritori che invierai a dare supporto a Buonia; la presenza di Kaina mi è
sgradita, pertanto lasciala fuori da tutto questo. Inoltre prenderai contatti con le Divisioni più vicine ai
Quattro Regni. I guerrieri lì presenti dovranno fare attenzione a eventuali attacchi e soprattutto
dovranno dare una mano, fin tanto che non arriveremo noi, a proteggere i Regni. In caso ve ne sia
necessità, potrai anche inviare qualcuno da qui a dare supporto. Decideremo di volta in volta». Ordinò
Celine.
«Come desideri, inizierò le selezioni al più presto». Acconsentì Davios.
«Corentin, tu potrai aiutarci a organizzare il materiale di cui dovremo disporre secondo il Regno
che visiteremo: indumenti, scorte da portarci dietro in caso non ci fosse la possibilità di rientrare nei
rispettivi castelli, tende e quanto altro sia occorrente per spedizioni del genere. Inoltre ti premunirai di
sopperire al fabbisogno di cibo del Regno dell'Aria visto che tutto il loro raccolto muore
misteriosamente».
«Non chiedo altro, mia signora» rispose Corentin «presumo che saremo pronti dopo il nuovo
anno».
«Non affannatevi: come data l'inizio del nuovo anno va più che bene. Voglio dare a tutti la
possibilità di trascorrere le festività con i loro cari. Buonia e Caswyn dovranno portare a termine
l'addestramento: dopo partiremo» rispose Celine, poi proseguì «nonna, tu ti occuperai di aiutare me e
la squadra che ho scelto a focalizzare l'attenzione sui luoghi più importanti. Ci spiegherai le difficoltà
di ogni singolo posto e dove è meglio cercare un contatto con gli spiriti. Naturalmente questo avverrà
dopo che Helori ci avrà indicato il luogo da cui partire: preferisco che di volta in volta ci focalizziamo
su un singolo punto piuttosto che rischiare di farne quello che, a distanza di tempo, diventerebbe un
guazzabuglio d'informazioni confuse»
Morwenna assentì, guardandola con orgoglio e questo a Celine fu più che sufficiente. Dichiarò
la seduta conclusa di lì a poco: tutti furono liberi di andare verso le proprie case, eccetto gli abitanti del
castello che si diressero a cena.
In sala da pranzo trovarono Buonia ad attenderli. La cena quella sera fu semplice e tranquilla,
poiché erano solo in quattro: Morwenna, Celine, Caswyn e Buonia.
Aggiornarono Buonia sulla sua imminente partenza e lei si schermì sulle sue doti da guaritrice
che aveva abbandonato da molti anni, insistendo però sul suo desiderio di seguire comunque Celine.
Voleva spiegare che non era il viaggio a spaventarla, ma che la sua perplessità si rivolgeva all'essere a
capo dei guaritori della spedizione. Celine non volle sentire ragioni, dicendole che doveva credere in se
stessa e nel suo potenziale, come già gli altri facevano.
Appena la cena fu terminata, intuendo il disagio di Buonia, Celine annunciò che desiderava
andare in camera a riposare, in modo da avere la scusa per parlare da sola con lei.
Una volta giunte in camera, andò diritta al punto.
«Buonia, cosa ti turba?» Chiese subito.
«Celine, io non credo di essere all'altezza di questo compito». Rispose l'amica con schiettezza.
«Perché mai non dovresti esserne capace? Tu sai curare l'animo delle persone. Sei l'unica che
riesca a dare un po' di sollievo al mio dolore solo parlandomi. Questa è la qualità più importante di un
medico: per il resto sono sicura che con un po' di studio e pratica sarai migliore di chiunque altro».
Sminuì le use paure Celine convinta.
«Non credo, già so che deluderò te e tutti gli altri». Affermò Buonia sconsolata.
«Perché devi fare così? Devi crederci, crederci sempre! Basta, è finita l'era della Buonia
defilata, che voleva solo sparire! Fai venire fuori ciò che sei, dai una possibilità alla tua vita! Ti sto
aiutando, ma sei tu che devi risplendere!» Esclamò Celine con fermezza.
«Tu non c'eri oggi al corso. Ho fatto una figura patetica, non riuscivo nemmeno a far vibrare
l'oggetto che avevo di fronte...»
Una Buonia sconsolata fu interrotta da alcuni colpi secchi alla porta.
«Avanti». Disse Celine.
Era suo zio.
«Zio, è successo qualcosa?» Chiese allarmata.
«No, mia cara, non ti preoccupare. Volevo solo parlare alcuni minuti con Buonia, se per te non
è un problema». Rispose Caswyn con un sorriso.
Celine prontamente prese Buonia per un braccio e quasi la mise alla porta.
«Andate a fare un giro, nessun disturbo. Sono molto stanca e stavo andando a letto,
abbandonando la povera Buonia: sono certa che un po' di compagnia le farà piacere».
«Celine, sul tavolino in camera mia c'è quel romanzo di cui ti ho parlato. Leggilo, se non riesci
a prendere sonno». Le disse Buonia prima di uscire. Poi la porta si chiuse alle sue spalle.
In un primo momento, Celine non capì di cosa stesse parlando, poi, stimolata dalla curiosità,
andò nella stanza di Buonia e trovò un polveroso tomo proveniente dalla biblioteca. Povera Buonia,
nonostante le ansie che aveva, era riuscita lo stesso a fare un salto in biblioteca per la loro piccola
ricerca.
Celine portò il libro in camera sua. Una volta tolta la divisa in favore di una camicia da notte,
rigorosamente bianca e con vestaglia coordinata, dispose alcuni cuscini di fianco alla finestra,
mettendosi a leggere. Tra una riga e l'altra buttò uno sguardo fuori: aveva ricominciato a nevicare:
stavolta Celine sperava proprio che la neve si fermasse.
Il libro non diceva quasi nulla che già non sapesse: erano le solite cose esposte in maniera più
dettagliata. Non veniva detto niente riguardo alla possibilità di innamorarsi o meno di qualcuno diverso
dal compagno predestinato. Poggiò il libro per terra di fianco a sé e si concentrò sul giardino. Intravide
Buonia e Caswyn uscire dal castello e si domandò di cosa stessero parlando. Rimase a fissarli per tutto
il tempo: le dava gioia vedere un amore che probabilmente stava per nascere, le sembrava quasi di
rivedere se stessa e Aidan i primi giorni alla Villa. Piombò nel sonno senza quasi rendersene conto: la
fronte appoggiata al vetro freddo, una mano sul libro, l'altra poggiata in grembo.
Buonia era agitata, felice e confusa. Stava camminando per il giardino con Caswyn: ovviamente
non aveva il coraggio di aprire bocca e, visto che lui non diceva nulla, si guardava bene dal farlo lei. La
portò nella casetta nel giardino dell'inverno.
«Ti ho portato qui sperando che tu sia più a tuo agio. Nessuno potrà ascoltare cosa ci diremo».
Esordì Caswyn una volta entrati.
«Cosa ne sai? Magari chi ha creato questa casetta può ascoltarci». Scherzò Buonia, tentando di
fare la spiritosa per alleggerire la tensione.
Caswyn fece un mezzo sorriso.
«Difficile: è opera mia». Replicò lui.
Buonia rimase a bocca aperta.
«Dalla tua espressione la cosa ti stupisce, ma la casetta non ti ha sorpreso. Quindi significa che
ci sei già stata». Proseguì Caswyn sorridendo.
Quel sorriso quasi le toglieva il respiro.
«Sì, con Celine, il primo giorno. Lei ne era entusiasta, voleva fermarsi a fare la cioccolata
calda». Spiegò Buonia scoppiando a ridere.
«Veniteci pure quando volete. Celine ama l'inverno e la neve proprio come me, avrei dovuto
immaginare che avrebbe gradito questo posto: le tazze e i pentolini sono in quegli armadi» disse
Caswyn indicando un pensile «mentre zucchero, cioccolata, caffè e quanto altro possiate desiderare
sono qui» proseguì, aprendo uno sportellino a fianco della cappa sopra la cucina.
«Grazie. Celine ne sarà entusiasta». Rispose Buonia allegra.
«Bene, ora che sei a tuo agio verrò al punto. Ti ho osservato, oggi, e sono qui per aiutarti».
Disse Caswyn, poggiando una mano sulle sue.
Buonia si ritrasse di scatto. Quel contatto l'aveva sorpresa più quanto si aspettasse: era già
difficile rispondere alla sua affermazione, meglio non farsi distrarre da altre sensazioni, e soprattutto
non illudersi. Era ovvio che Caswyn sapesse quanto Celine tenesse a lei e non volesse certo deludere la
nipote permettendo alla sua più cara amica di restare indietro.
«Non credo sia cosa semplice». Rispose Buonia demoralizzata.
«Molto più di quanto tu pensi. Dimmi esattamente cosa fai quando provi a usare il tuo potere?»
Chiese Caswyn.
«Mi concentro e mi sforzo moltissimo, tentando in tutti i modi di fare uscire qualcosa. Ma non
ottengo alcun risultato». Ammise tristemente Buonia.
«Non devi sforzarti di fare uscire qualcosa. Il potere è in te dalla nascita, anche se non forte
come quello dei laoich. Non cercare di spremerlo, devi lasciarlo andare: cerca di crederci, è in te come
in tutti noi». La incoraggiò gentilmente Caswyn.
«Anche il fatto che Celine mi voglia a capo dei guaritori m'inquieta molto. È vero, ho studiato
per farlo e davo una mano alla Villa, ma non sono all'altezza di ciò che sono i grandi guaritori». Disse
Buonia, prendendosi la testa tra le mani.
«Una cosa per volta, affronteremo tutto. Inoltre sono certo che Celine abbia ragione: non
contano solo gli anni di pratica, ma la capacità personale. Tu trasmetti calore, molto spesso è molto più
utile di ogni cura. Celine non ti sta caricando di responsabilità che non puoi affrontare, ti sta aiutando a
trovare la tua strada». Disse Caswyn, spostandole le mani dal volto.
«Io sono solo una cameriera...»
«Non è vero» la interruppe Caswyn «non più da un pezzo. Forse non te ne sei resa conto, ma sei
la persona più importante dopo Celine. A chi confida i suoi segreti? A te. A chi chiede un parere
quando prende una decisione? A te. Forse non ti capisci quanto sia cambiata la tua vita, e soprattutto
non ti rendi conto di non essere mai stata solo una cameriera, nemmeno quando lavoravi per la mia
famiglia molti anni fa».
Buonia stava tentando di assimilare le parole di Caswyn, ma non ci riusciva. Lei una persona
importante? La cosa più sconcertante era che avesse asserito che lei non fosse una semplice cameriera
nemmeno quando lavorava per loro molti anni prima: possibile che davvero lui non l'avesse vista
sempre soltanto come quella che rassettava le stanze e pensava ai loro pasti?
Non era successo nulla di particolare, eppure ora sentiva di potercela fare. Non era più la
responsabilità a spaventarla, anzi: la fiducia risposta in lei da Celine la spinse a dimostrare quanto
valesse. Si rese conto di essersi persa nei suoi pensieri, mentre Caswyn attendeva ancora una risposta.
«Hai ragione. Devo cercare di dimostrare quanto valgo prima di tutto a me stessa. Spero che
domani non sia di nuovo così demoralizzante davanti al maestro». Disse sorridendo.
«Molto bene, è questo lo spirito giusto!» Esclamò Caswyn «ma non dovrai attendere tanto a
lungo» continuò «come ti ho detto questo posto è una mia creazione e difficilmente qualcuno ci viene,
specialmente la sera. Quindi ci troveremo qui per un allenamento supplementare tutte le sere dopo
cena».
«Qualcuno potrebbe notare la nostra assenza, e non saprei come giustificare con Celine il fatto
di non trascorrere più le serate con lei...» Tentò di obiettare Buonia.
«Dille la verità. Non hai bisogno di mentirle, così come io non devo spiegazioni a nessuno. In
caso avessi qualche impegno improrogabile, troverò il modo di fartelo sapere». Disse Caswyn,
alzandosi in piedi e guidandola verso una scaletta che conduceva a una cantina adibita a sala
allenamenti.
Provarono per ore, nello stesso modo in cui si erano allenati con il maestro. Inizialmente
sembrò non esserci progresso alcuno: Buonia era imbarazzatissima e troppo cosciente di avere lo
sguardo di Caswyn fisso su di sé. Dopo un po' iniziò però a ottenere dei buoni risultati: le sembrava
impossibile riuscire a far fluire in quel modo il suo potere, eppure qualcosa dentro di lei si era
risvegliato e lo percepiva scorrere dentro sé.
Perse il senso del tempo, ma quando Caswyn decise di mettere fine alla seduta e
riaccompagnarla verso il castello, si accorse di quanto dovesse essere tardi. Solo poche luci
illuminavano il loro cammino, dalle mura nessuna finestra emanava bagliore alcuno. Uscendo dai
giardini delle stagioni si rese conto che l'inverno era arrivato per davvero: tutto era ricoperto di neve.
Rientrando in camera trovarono Celine addormentata con la testa poggiata sul vetro. Lei e
Caswyn la misero a letto senza che si svegliasse: doveva essere davvero molto provata. In seguito
Buonia si mise a letto e si addormentò serenamente, un peso in meno a gravare sul suo cuore.
Il mattino seguente fu svegliata da Celine, impaziente di conoscere nel dettaglio cosa fosse
successo, e le svelò ogni cosa. Non la sorprese l'incoraggiamento dell'amica a trascorrere con Caswyn
quanto più tempo potesse: l'assurda speranza che tra loro potesse nascere qualcosa la mandava in
estasi. Buonia, però, non si lasciava coinvolgere da quel tipo d'entusiasmo: sapeva che l'aiuto di
Caswyn era disinteressato e non c'era niente di più.
Capitolo 24 - Aria di festa
Le giornate a Gallaibh scorrevano veloci, in un turbine di novità e impegni. Celine aveva perso
la cognizione del tempo e, a malincuore, non era mai riuscita ad andare nella grande biblioteca della
cittadella.
Buonia, nemmeno a parlarne: dopo la prima giornata, in cui prima di cena aveva avuto qualche
attimo di respiro solo perché Caswyn era stato chiamato alla riunione e la lezione era terminata prima,
arrivava a stento in tempo per i pasti, e dopo continuava il suo allenamento alla baita nel giardino
dell'inverno.
Di solito le giornate di Celine iniziavano con le riunioni del mattino. In altri periodi non si
sarebbero riuniti in Consiglio tutti i giorni, ma in previsione del loro viaggio c'erano molte cose da
sistemare; seguiva un pranzo veloce, e subito dopo una sessione d'allenamento per testare i poteri che
non aveva mai usato prima: Fuoco, Acqua e Aria. Con grande stupore di tutti quelli che assistevano, le
invocazioni riuscivano sempre al primo tentativo e la padronanza di ogni Elemento sembrava innata.
I Consiglieri non desideravano certo che Celine fosse coinvolta in uno scontro aperto, ma se
fosse capitato, erano ben contenti di essere certi che fosse preparata ad affrontarlo. Quando non si
doveva allenare, faceva delle passeggiate in giardino, ma non aveva ancora esplorato la città,
desiderando farlo con Buonia per acquistare i regali di Natale.
Le sue serate, ora che Buonia era impegnata con Caswyn, trascorrevano lente. Di solito leggeva,
o cercava di dormire per non pensare al suo chiodo fisso: Aidan.
Non poteva nemmeno godere della compagnia di sua nonna, poiché Buonia l'aveva supplicata
di fare in modo che non capisse che la sera usciva con Caswyn per allenarsi, per cui tutte le sere
facevano la scena di ritirarsi insieme.
I suoi pensieri, oltre che su Aidan, erano concentrati sulle mosse di Fàs. Temeva di scoprire
quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Era ovvio che attaccare contemporaneamente i Quattro
Regni fosse una risposta al suo risveglio, ma temeva che, presto, il nemico si sarebbe fatto sentire in
modo più mirato. C'era sicuramente un motivo se avevano deciso di lasciarla arrivare a Gallaibh senza
tentare di aggredire lei o gli altri membri della sede di Venezia. Sua nonna e gli altri membri del
Consiglio erano convinti che non avessero fatto in tempo a riorganizzarsi dopo la sconfitta e il suo
conseguente risveglio, ma Celine era certa che sotto vi fosse altro. Restava l'incognita di cosa potesse
essere, e soprattutto di quando e in che modo lo avrebbero reso noto. Inoltre la turbava non sapere che
fine avesse fatto Matteo. Era sicura ci fosse qualcosa di più, qualcosa che a tutti era sfuggito. Ci
pensava spesso, ma non conoscendo le vere ragioni del loro nemico erano tutte supposizioni. Gli altri
erano certi che Matteo fosse stato salvato solo per svelare l'ubicazione della Sede ma Celine pensava
altrimenti.
Proprio per quel motivo andava a rifugiarsi nella biblioteca del castello e, come in questo
momento, rifletteva o leggeva. Cercava qualunque cosa potesse istruirla sui Quattro Regni in modo da
arrivare preparata, sapendo come rispondere a un eventuale attacco del nemico.
La biblioteca del castello era il sogno di ogni lettore.
Il camino era sempre acceso e appena entrati, anche a luce spenta, il chiarore della legna che
ardeva scaldava la stanza di una tiepida luce ambrata. Il pavimento era di parquet e coperto in ampie
porzioni da bellissimi tappeti; i muri erano interamente ricoperti dagli scaffali con l'unica eccezione dei
due finestroni dal lato nord della stanza. Le tende, verde oliva, erano in tinta con le poltrone e il
divanetto posti vicino al camino; al centro campeggiava un tavolino in noce scuro. Ai quattro angoli
della sala c'erano quattro postazioni scrivania con lampada da tavolo, penne, fogli e cassetti pieni di
ogni tipo di cancelleria. Celine li aveva controllati, uno a uno, la prima sera che era stata lì.
I libri erano organizzati molto bene. Una parte della biblioteca era dedicata alla storia antica
di Gallaibh, alle costruzioni e alle famiglie. C'erano testi di studio, probabilmente dedicati ai
giovani laoich: parlavano dei Quattro Spiriti, delle Armi Sacre, del loro uso e dei Quattro Regni sulla
terra. Celine era già a metà del terzo volume sui Quattro Regni: non appena avessero deciso da quale
Regno cominciare il viaggio, avrebbe iniziato a rileggere il volume ad esso dedicato.
In Consiglio le avrebbero certo dato tutte le nozioni possibili su quei luoghi a lei sconosciuti,
specialmente Morwenna, ma lei preferiva comunque leggere qualcosa della loro storia e delle famiglie
che ci vivevano. Trovava che le cose lette le rimanessero impresse più facilmente: certamente le
nozioni di Morwenna sarebbero state più specifiche e dettagliate al loro scopo e alla strategia da
adottare, ma riteneva che conoscere bene anche la teoria sugli abitanti e le loro usanze le avrebbe
maggiormente favorito la loro simpatia.
La biblioteca era comunque fornita di tutto, e si potevano trovare anche grandi classici, fiabe e
letture contemporanee. Ce n'era per tutti i gusti, anche se Celine dubitava che un laoch avesse mai letto
uno di quei libri, salvo che non ne fosse stato costretto per motivi d'infiltrazione tra gli umani.
Le librerie erano splendidamente intagliate: i marchi degli Elementi su alcuni scaffali, su altri
intrecci di foglie. Celine era così persa nei suoi pensieri che fece un salto dalla poltrona quando entrò
Buonia a sorpresa.
Erano le due del mattino.
«Ti ho cercato in camera: vedendo che non c'eri, ho pensato fossi qui». Esordì Buonia.
«Potevi andare a riposare, sarai stanchissima». Rispose Celine
«Ormai siamo nella fase avanzata, e volevo aggiornarti sui miei progressi». Disse Buonia,
eccitata.
Celine era felice. L'amica sembrava trasformata, molto più sicura di sé. Qualsiasi cosa facesse
suo zio la stava aiutando, e si ripromise di tentare di sondare il terreno con lui, per capire se fosse
interessato a Buonia.
«Dimmi allora, sono tutta orecchi!» Le rispose con entusiasmo.
«Con il maestro siamo passati alla fase della sopportazione, per capire se e quanto potremo
resistere al flusso rigenerativo». Iniziò a spiegare Buonia.
«In che senso?» Chiese Celine perplessa.
«Tutti i laoich sono abituati a incanalare il potere rigenerativo e a far sgorgare il loro potere
distruttivo nei confronti dei nostri nemici o per creare giardini, ghiaccio e quanto altro. Quelli come
me, con un potere così debole, non essendo mai stati addestrati al combattimento, non sanno nulla di
tutto ciò. Hanno una scarsa capacità di incanalare e assorbire potere, e soprattutto di sopportarlo».
Spiegò Buonia.
L'espressione a metà tra il perplesso e il pensoso di Celine spinse Buonia a continuare.
«Mi spiego meglio: se un laoch ti colpisce con un suo potere non ti fa nulla, ne sei immune. Se
invece colpisce me rischia anche di uccidermi, poiché io non sono in grado di assorbire quel tipo di
potere. Io e Caswyn, a turno, ci colpiamo l'un l'altro con i nostri scarsi poteri: non appena riusciremo a
incassarli e incanalarli in energia, toccherà a un giovane laoch in addestramento colpirci, dopo ancora a
un guerriero finito. Solo allora potremo provare in piccole dosi il flusso rigenerativo, fino al giorno
della cerimonia in cui dovremo riceverlo con tutti i crismi».
«Non sono mai stata preoccupata che potesse accaderti qualcosa, ho una cieca fiducia nelle tue
capacità, ma tu prima lo eri. Adesso mi rende felice non vederti più spaventata di fronte all'idea della
prova finale» disse Celine « e le sedute da guaritrice?» Chiese infine.
«La sera ci occupiamo di quello, ormai. Sopportare gli attacchi uno dell'altro ci strema:
innanzitutto dobbiamo usare il nostro potere sull'altro e poi dobbiamo sopportarlo su di noi e
incanalarlo. Farlo anche la sera sarebbe impossibile. Oltretutto sarebbe pericoloso senza una
supervisione e, se dovessi sentirmi male, tutti verrebbero a conoscenza delle nostre serate nella baita.
Quindi ci sediamo al tavolo e m'interroga su tutto ciò che so sulle pozioni e sulle loro applicazioni, su
che metodi userei per curare qualcuno a seconda del male che lo affligge. A breve passeremo a prove di
cura pratica. È incredibile, so e ricordo cose che non pensavo assolutamente di conoscere. Caswyn oggi
mi ha mostrato degli ingredienti che ha comprato: domani sera inizierò a preparare le mie pozioni. Dice
che, quando tutto questo sarà finito, potrei anche decidere di avere una specie di emporio di pozioni.
Sai, da gestire nel tempo che non trascorro con te».
Buonia giocherellava con la spalliera della poltrona mentre le parlava del suo progetto. Era
evidente che era nervosa ma Celine volle rassicurarla: desiderava che la sua amica avesse una vita.
L'aveva scelta per quel ruolo al suo fianco per ridarle un'identità sua, non per farne la sua succube.
Buonia di certo non aveva pensieri così macabri sul suo conto ma Celine voleva che capisse che
desiderava avesse piena libertà, che tirasse fuori se stessa uscendo da quel bozzolo in cui era rinchiusa
da anni limitandosi a fare la governante per Morwenna.
«Ma certo! Quando torneremo e avremo recuperato tutte e quattro le Armi Sacre, ci
organizzeremo perché tu possa gestire il tuo tempo come più ti piace. Tu non stai lavorando per me: per
quanto mi riguarda, sei mia ospite e la mia più preziosa consigliera. Questo non esclude che tu possa
avere un'attività tua, o che, se lo vorrai, tu possa avere una casa tua al di fuori del castello». Rispose
Celine con gioia.
Buonia le sorrise con calore.
«Sarà meglio andare a letto, o domattina non mi alzerò. Vieni con me, non mi piace saperti qui
da sola e malinconica». Propose.
«Amica mia, ti preoccupi troppo. In realtà, sto leggendo dei volumi per distrarre la mia mente:
ho già programmato, una volta stabilita la nostra prima meta, di darmi da fare anche con il volume
relativo al Regno corrispondente. La malinconia interiore non mi abbandona mai: più passano i giorni,
più il mio bisogno di lui aumenta». Rispose Celine.
Fece un sospiro e mise da parte il libro che aveva in grembo, seguendo Buonia in camera.
«Pensi che una giornata in meno di allenamenti possa darti problemi?» Chiese Celine, una volta
al riparo dalle orecchie indiscrete dei corridoi.
«Di certo più mi alleno meglio è, ma saltare una giornata non sarebbe male, visto che il maestro
pare ignorare il concetto di giornata di riposo. Perché?» S'incuriosì Buonia.
«Desidero esplorare la città e fare i regali di Natale, e mi piacerebbe farlo in tua compagnia».
Spiegò Celine.
«Per me va bene, ma penso dovrai ordinarlo tu al maestro». Rispose Buonia ammiccando.
«Di questo non ti preoccupare. Domani mi premurerò di porgergli la mia richiesta». Rispose
Celine con un sorriso malizioso.
Era evidente a entrambe che la richiesta fosse una mera formalità: il maestro avrebbe comunque
fatto tutto ciò che lei gli ordinava.
Il mattino seguente la riunione durò meno del previsto e Celine si prese il tempo per preparare
una lettera per il maestro di Buonia, in cui richiedeva la di lei presenza per una giornata intera. Aveva
già informato il Consiglio che, di lì a due giorni, avrebbe preso parte alla riunione del mattino in cui
Helori avrebbe esposto in quale Regno riteneva sarebbero dovuti andare per primo, e che subito dopo
se ne sarebbe andata lasciando loro ad elaborare la strategia che le sarebbe stata comunicata il giorno
dopo.
Mancavano due settimane a Natale e Celine aveva sempre amato i negozi addobbati e Venezia
vestita di rosso, con le luci a ornare le calli come gemme preziose sul collo di una bella donna, ma non
vedeva l'ora di vedere Gallaibh con tutte le sue stradine e botteghe sotto la neve, la merce in vendita
nei suoi negozi, e soprattutto di scegliere i regali per le persone che amava: quello per Buonia poi
sarebbe andata a prenderlo da sola il giorno dopo.
Finalmente arrivò il giorno della loro sortita a due: Celine si alzò presto per presidiare all'inizio
della riunione, ma lasciò dormire Buonia in modo che recuperasse tutte le ore di sonno perse durante
gli allenamenti notturni con Caswyn.
La sala sembrava pervasa da un bagliore luminoso quella mattina: dalle finestre si poteva
vedere il bianco accecante di tutta la neve caduta durante la notte. Celine ne era felicissima: era il suo
primo Natale con la neve e anche se quelli erano pensieri da ragazzina umana si concesse di averli lo
stesso.
Helori, Corentin, Morwenna e Davios la stavano già attendendo, come tutti i membri da lei
scelti per la spedizione, oltre a Caswyn, giacché poteva astenersi dalla lezione.
Dopo i convenevoli di rito, Celine passò subito alle domande.
«Helori, hai deciso da quale Regno partire?» Chiese diretta Celine
«Certo. Ho analizzato in modo approfondito tutti i casi, come mi hai ordinato ed ho scelto un
Regno che per me ha la priorità: il Regno dell'Aria, a Nord». Rispose compita.
«Puoi spiegarcene brevemente i motivi, in modo che io possa dare la mia approvazione?»
Chiese Celine fissandola negli occhi.
«Certo. Ho studiato attentamente i problemi di quelle terre e direi che i loro sono sicuramente i
più allarmanti, dato che sono apparentemente inspiegabili. Come ricorderete, vi ho informato delle
misteriose sparizioni tra il loro popolo, delle loro lamentele riguardo ai cadaveri di animali selvatici
apparentemente morti senza motivo e soprattutto della perdita di tutto il loro raccolto. Ciò che accade
negli altri Regni è facilmente riconducibile a Fàs e, per quanto concerne il Regno della Terra, il
problema, al momento è circoscritto alla figlia del Sovrintendente. I problemi del popolo sono tutti da
attribuire alla sua negligenza, ma non sapere cosa è davvero all'opera nel Regno dell'Aria è
destabilizzante per noi. Non conosciamo né lo scopo, né se la situazione continuerà a peggiorare, se si
stabilizzerà o ci sarà un tracollo. Ho anche fatto delle considerazioni concernenti il problema dello
sbalzo di temperatura e il benessere di tutti. Ora il nostro fisico è abituato a un clima invernale con forti
nevicate, quindi il nostro organismo al momento è preparato ad affrontare i freddi del Regno del Nord:
se ritardassimo la partenza, rischieremmo poi di andarci in primavera inoltrata o addirittura in estate, e
lo sbalzo potrebbe essere dannoso per noi. Dovremo riabituarci all'ambiente e saremo inizialmente
indeboliti. Per concludere, si deve anche considerare che è il più vicino a Gallaibh: in caso di bisogno,
potremmo intervenire rapidamente. È un tipo di spedizione mai tentata e potrebbe presentare problemi
che non conosciamo, ai quali non siamo preparati». Concluse Helori, chiudendo la sua cartelletta per
appunti.
«Le tue motivazioni mi sembrano valide e ben argomentate, per quanto riassunte». Rispose
Celine «il resto del Consiglio ha qualcosa da dire in merito?» Chiese.
Tutti fecero cenni d'assenso, e Celine ne fu felice: meno tempo da perdere per mettere
d'accordo tante teste.
«Bene, allora vi lascio a preparare un programma preciso, e ad accordarvi sulle scelte da
operare per il personale aggiuntivo, per le questioni logistiche e le tattiche d'approvvigionamento. Ci
aggiorneremo domani». Li salutò, lasciando il suo posto al tavolo.
Appena si chiuse la porta alle spalle, il brusio della discussione iniziò. Celine in parte era felice
di astenersi dai battibecchi, almeno per oggi: così le avrebbero presentato un quadro completo avendo
già deciso, senza usare la sua presenza come ago della bilancia per ottenere la ragione. Indubbiamente
lei era giovane rispetto a tutti loro: si era trovata a capo di un popolo e di un mondo che non conosceva
dall'oggi al domani, ma da quando era arrivata in patria era come se qualcosa in lei fosse cresciuto e
cambiato contemporaneamente. Non temeva più la responsabilità, né i membri del Consiglio la
spaventavano con i loro tentativi d'imposizione: oltretutto, era anche diventata abile a capire i loro
giochetti e a sventarli.
Tornando verso la sua stanza per chiamare Buonia, non fu sorpresa di trovarla invece già al
tavolo a fare colazione, con indosso un delizioso completo che esaltava le sue forme femminili. Celine
glielo aveva ordinato da Kerra, ed era molto soddisfatta della sua scelta. I pantaloni celesti attillati
evidenziavano le gambe ben tornite, i fianchi e tutte le curve, mentre gli stivali con il tacco alto abbinati
slanciavano la sua figura. La camicia dello stesso celeste era un insieme di pizzi e trasparenze, e le
maniche a trombetta in fondo celavano le mani. Il pezzo forte era però la schiena, su cui si stringevano
lacci di raso di un azzurro intenso, dando l'idea di un corsetto. I capelli erano raccolti in un elegante
chignon ed era pure truccata.
«Sono deliziata dalla tua mise odierna». Disse Celine, avvicinandosi all'amica.
«Se esco con te in veste ufficiale di tua accompagnatrice e confidente più intima è mia
intenzione non farti sfigurare. Peccato dover coprire il tutto con il mantello». Rispose Buonia con un
sorriso.
Si avviarono sorridenti verso l'uscita del castello.
La neve ricopriva ogni cosa, al punto che sembrava di trovarsi in un paesaggio incantato.
Persino l'imponente fontana era rimasta congelata nell'ultimo atto di un guizzo. Sembrava di essere in
un mondo di ghiaccio, ma non dava l'idea di essere freddo e inospitale: il giardino era un incanto.
Celine sapeva che durante la giornata sarebbero stati innalzati gli alberi di Natale e le varie decorazioni:
guardando fuori dal cancello delle mura si iniziavano a intravedere i colori di una Gallaibh addobbata
per le feste.
«Da dove iniziamo?» Domandò Buonia, guardandosi intorno appena fuori dal cancello.
«Inizieremo da un rapido giro di alcune istituzioni» rispose Celine «abbiamo tutta la giornata e
vorrei dedicare almeno un paio d'ore a un passaggio veloce alla scuola per l'infanzia, quella per
giovani laoich, arti e guaritori e l'antica biblioteca. Mi sembra giusto porgere loro i miei auguri e fargli
la cortesia della mia presenza. Ormai sono qui da quasi due settimane e mi hanno letteralmente sepolta
d'impegni, ma il popolo vero non ti ama per le tue battaglie, o per le riunioni con il Consiglio. Cosa ne
possono sapere di queste cose? Voglio mostrare loro che sono una persona vera, che faccio parte del
loro mondo, però dovrai guidarmi tu, visto che non ho idea di dove siano questi luoghi. Se avessi
chiesto a Morwenna l'avrebbe trasformato in un' evento con fanfara, mentre io voglio vivere questa
città e conoscerla nella naturalezza delle sue giornate». Palesò le sue intenzioni Celine, spaziando con
lo sguardo da un lato all'altro della piazza che si apriva di fronte al cancello.
«Molto bene, ti farò da cicerone con piacere. Penso che le tue visite saranno graditissime
sorprese». Rispose Buonia.
Iniziarono a camminare. Le prime case che incontrarono nei pressi del castello erano quelle
delle famiglie di rango più alto, quelle dei Consiglieri o loro parenti più stretti, tutte grandi ville. Quelle
dei Consiglieri erano quasi dei castelli in miniatura, ornate e contrassegnate dal simbolo dell'Elemento
che rappresentavano al Consiglio.
Le case dei loro parenti più stretti erano delle villette, simili a quella della famiglia adottiva di
Celine: alcune in pietra in stile più severo, altre delle piccole baite, ma tutte contraddistinte da splendidi
fiori sui balconi. Celine aveva deciso di tenere su il cappuccio, in modo che i passanti avessero
difficoltà a identificarla. Era vero che pochi l'avevano davvero conosciuta e vista bene in faccia, ma
presumeva che la sua descrizione fosse circolata parecchio.
Quando le case più imponenti iniziarono a scemare, la città vera prese vita: le piccole case dai
comignoli fumanti con sotto le botteghe dei loro abitanti, la piazzetta con il mercato in cui si
radunavano tutti i fattori, pronti per vendere i frutti del loro lavoro, e tutti i piccoli empori addobbati a
festa facevano sembrare le vie quasi alla pari del villaggio di Babbo Natale. Celine si aspettava di
vedere da un momento all'altro qualche elfo trotterellante con un sacco pieno di regali, oltre a tutta la
gente che correva di qua e di là affaccendata.
Buonia, come prima meta, scelse la scuola per i bambini.
Era un edificio che dava una sensazione di sicurezza. Un ampio giardino recintato pieno di
meli, alcuni giochi per bambini, pupazzi di neve improvvisati sparsi qua e là. I colori predominanti in
facciata erano il bianco avorio e il marrone-avana. Era una costruzione semplice e raffinata al
contempo. Il bugnato, costituito da blocchi di pietra sovrapposti a file sfalsate, era in colore
marrone-avana opaco ma non spento, posto per mettere in evidenza gli spigoli. La facciata principale
era intonacata in color bianco avorio. Le finestre timpanate erano molto raffinate e al primo piano
dotate anche di balaustra, affiancate da semi colonnine. Le cornici marca-piano erano presenti a
entrambi i livelli, unite in una fascia, sempre di color marrone-avana. All'altezza degli architravi era
presente un fregio che rappresentava tutti e quattro i simboli degli Elementi, mentre la torretta
esagonale laterale richiamava lo stile vittoriano.
Al portinaio quasi prese un colpo quando lei si tolse il cappuccio e capì chi avesse davanti. Le
introdusse subito nell'ufficio del preside, che le accompagnò in un giro delle classi.
Gli interni erano semplici e caldi, i muri dei corridoi ornati dai disegni dei bambini, molto
differenti da quelli che si potevano trovare in una scuola per umani. Qui i bambini disegnavano alberi,
foglie, fiamme, distese d'acqua o trombe d'aria: a un occhio umano sarebbe sembrato certamente
inquietante. Le classi erano piene di luce che si riversava all'interno dalle ampie finestre: non erano
divise per sezioni ma per propensione all'Elemento in modo da potenziare sin da piccoli le proprie
attitudini.
Tutti i bambini erano felicissimi di conoscerla e lei donò un bastoncino di zucchero a ognuno di
loro. Una volta terminata la visita alle classi, il preside si profuse in ringraziamenti e la invitò a tornare
quando volesse. Tentò di scusarsi che non ci fosse un comitato d'accoglienza, ma la schiettezza e
semplicità di Celine lo misero subito a suo agio, e capì in pieno il suo desiderio di trovarsi lì in modo
quasi anonimo.
A breve distanza sorgeva il centro d'addestramento per giovani laoich. Buonia disse per
l'ennesima volta a Celine di non esserci mai entrata, ma di aver frequentato la scuola per arti e
guaritori.
Dopo aver percorso il viale di accesso, ci si trovava di fronte l'antistante gran rondeau,
una piazza-terrazza ellittica, ovvero una doppia scala con fontana centrale di quindici metri di diametro.
Dentro la fontana trovava posto una scultura in malachite, di forma sferica, con incisi i simboli dei
quattro Elementi, mentre ai suoi bordi, in piedi su dei piedistalli rialzati, si potevano ammirare delle
raffigurazioni degli Spiriti degli Elementi.
Lo Spirito del Fuoco era un uomo dal volto fiero con i capelli lunghi fino alle spalle, una figura
alta e slanciata. La scultura era realizzata in diaspro zonato, una pietra rosso intenso, con svariate
sfumature dall'arancione intenso al giallino ed alcune venature nere. Lo Spirito dell'Aria era una donna
esile dal volto dolce, con i capelli a caschetto che sembravano quasi dare l'idea di essere spettinati dal
vento: per lei era stato scolpito un enorme blocco di ametista grezza trasparente, con bagliori lilla e
viola al suo interno. Quasi una statua dentro la statua: la prima trasparente, la seconda di tutte le
sfumature del viola. Lo Spirito dell'Acqua era maestoso e austero: alto e muscoloso, a lui erano stati
attribuiti lunghi capelli e una folta barba. La pietra che avevano utilizzato per scolpire la statua quasi
abbagliava: era infatti crisocolla, di un intensissimo turchese con sfumature blu intenso. Per finire lo
Spirito della Terra, presentato come una bellissima donna dal fisico ben tornito, dai capelli lunghi fino
ai fianchi. Sembrava quasi pronta a scattare per saltare giù dal piedistallo da un momento all'altro. Era
scolpita in malachite: un incantevole rincorrersi di tonalità, dal verde acqua al verde foresta, rendevano
quella statua un capolavoro.
Salendo lo scenografico gran rondeau si aveva accesso al piazzale, di forma rettangolare, che
terminava al fondo con uno scalone a tenaglia e una vasca centrata più piccola della precedente. Da lì si
ergeva il meraviglioso palazzo in stile gotico vittoriano, dalla facciata di un candido bianco con tegole
e rifiniture grigio scuro.
Gli interni erano più austeri rispetto alla precedente scuola: i muri erano in pietra viva, e a
ornare i corridoi si potevano trovare delle mini raffigurazioni delle statue dedicate agli Spiriti presenti
all'esterno. Grandi camini di pietra riscaldavano l'ambiente.
Il preside fu felicissimo di vederla: esageratamente ossequioso per i gusti di Celine, le
accompagnò in giro per far loro osservare i primi rudimenti di combattimento che venivano insegnati.
Tuttavia la visita al centro dei giovani laoich fu più caotica: c'erano molti ragazzini con gli ormoni in
fiamme che tentarono di mettersi in mostra davanti a Celine, sperando in un posto nella sua guardia
personale in futuro, mentre le ragazze guardavano estasiate la sua divisa e il completo di Buonia.
Celine notò che la loro divisa scolastica era molto simile a quella delle guardie della città: tutte bianche
e nere con fregi argentati, solo che nei maschi prevaleva il nero, nelle femmine il bianco.
Quando uscirono per dirigersi verso la scuola dedicata alle arti e guaritori, Celine tirò un sospiro
di sollievo.
Erano ormai quasi le undici e decisero di concedersi un bicchiere di vino speziato caldo prima
dell'ultima visita in programma per la mattina. Terminato di bere, Buonia la prese a braccetto, per
dirigersi verso quella che per lei era stata la "casa" della sua adolescenza.
Il Palazzo era composto di quattro torri angolari dai tetti a due piani mansardati, che cingevano
l'edificio dalla pianta quadrata. La facciata era di un bianco candido con i tetti azzurri e le finiture
dorate che, attorno alle finestre e agli elementi di decoro, aggiungevano ulteriore luce. Le torri erano
collegate al resto della struttura tramite dei portici terrazzati, che offrivano certamente un panorama
spettacolare. Buonia le spiegò che l'apparato centrale era dedicato alle aule per i test atti a scoprire
quali fossero le doti migliori dei vari studenti, per quanto riguardava i primi due piani. I piani alti erano
invece adibiti a residenza del personale. Le quattro torri erano poi suddivise in gruppi da due discipline.
Nella torre frontale di destra si trovavano Illusionisti e Maestri, mentre in quella di sinistra
Tessitori e Artigiani. Le due torri posteriori, invece, ospitavano a destra Guaritori e Servitori e a sinistra
Pozionisti ed Alchimisti.
All'interno, il palazzo cambiava secondo l'area visitata.
Giunte alla torre dei maestri e degli illusionisti, venne loro incontro il Sovrintendente dei corsi
di studio.
«Che piacere inaspettato, mia signora» esordì, inchinandosi «sono il Sovrintendente Nudd,
responsabile di Illusionisti e Maestri. Sarete impaziente di visitare le nostre classi». Disse, guidandole
verso un corridoio.
«Il piacere è nostro, Sovrintendente Nudd. Saremmo liete di essere guidate in questo
giro».  Rispose Celine garbatamente.
Imboccarono la porta che si apriva sulla zona dei corsi, dove Celine iniziò a guardarsi intorno.
La torre era arredata in modo molto classico ed elegante, e le pareti erano piene di stucchi pregiati:
nell'aria si distingueva nettamente l'odore della cera d'api, sicuramente utilizzata per lucidare i banchi
e i mobili pregiati che riempivano i corridoi silenziosi. Le classi erano tutte uguali: file e file di banchi,
una lavagna, una cattedra, mappe e diagrammi di strategie alle pareti.
«In questa zona si fa solo teoria, lo spazio per le prove di combattimento e illusione lo abbiamo
ricavato nei sotterranei. Se permettete, vi illustrerò brevemente le discipline». Disse Nudd, guidandole
verso un salottino.
«Certo, sarebbe un vero piacere». Rispose Celine, accomodandosi su una poltrona rivestita di
velluto verde.
«Gli Illusionisti studiano tutto ciò che riguarda le illusioni, sia visive sia tattili. Possono
cambiare il loro aspetto, o quello di un ambiente: mutare in qualunque animale, celare castelli e
residenze o intere porzioni di territorio, come Gallaibh o i Quattro Regni sparsi per il mondo,
confondere il nemico in battaglia. A seconda della loro bravura, sono in grado d'influire in modo
pesante su una vittoria sul campo. Alcuni di loro sono così bravi da riuscire a creare più illusioni
contemporaneamente attorno ad ogni singolo combattente, buttando il nemico nella confusione più
totale». Spiegò Nudd, indicando vari quadri appesi alle pareti che ritraevano scene di battaglia.
Dopo essersi versato un bicchiere d'acqua da una brocca poggiata su un carrellino, riprese a
spiegare.
«I Maestri studiano la disciplina per diventare maestri per laoich, o per tramandare la
conoscenza. Ognuno, dopo i primi due anni comuni, può scegliere un ramo, a seconda del corso di
studi intrapreso. Per loro si apriranno le porte per diventare i futuri Custodi dei templi e tramandare
tutte le tradizioni. Oppure possono prepararsi per diventare stampatori e curatori della biblioteca e della
storia di Gallaibh, o anche scultori e artisti. Certo non si avvicineranno mai a una battaglia, ma la loro
bravura forgerà nuove generazioni di laoich o altri studiosi e di conseguenza, avendo il compito di
preparare i giovani al loro futuro, certamente il loro lavoro non è meno importante di altri. Senza
Maestri questa scuola non esisterebbe, senza Maestri tutto il sapere andrebbe perduto». Concluse con
un gesto teatrale, atto a indicare tutto ciò che gli stava attorno.
«Certamente, comprendo il senso delle vostre parole. È ovvio che, senza un'istituzione come la
vostra, il nostro sapere andrebbe perduto». Replicò Celine, compiacendo l'uomo. «È possibile
incontrare brevemente i ragazzi e porgere loro i miei auguri?» Chiese con cortesia.
«Certo, mia signora. Vi ho fatto accomodare apposta in questa sala comune. Vado a chiamarli: a
breve arriveranno tutti quelli che stanno svolgendo attività teoriche che possono essere interrotte.
Porgerò io i vostri auguri a quelli che stanno facendo pratica». Rispose Nudd, tornando sui suoi passi
per andare a chiamare gli alunni.
I ragazzi arrivarono nella sala comune ordinatamente: avevano tutti un aspetto posato e serio.
Ricambiarono l'augurio di Celine con grande cortesia, visibilmente emozionati di trovarsi al suo
cospetto.
Avevano delle divise di colore differente: l'abbigliamento degli Illusionisti era più simile a
quello dei laoich come linea, il viola e il blu notte predominanti sui dettagli dorati, mentre chi faceva il
corso da maestro indossava una lunga tunica avana e stivali di cuoio.
Dopo aver salutato e ringraziato nuovamente il Sovrintendente Nudd, si diressero verso una
nuova ala.
Per raggiungere la torre dove avevano sede i corsi di studio di Tessitori e Artigiani, Celine volle
utilizzare il camminamento sui portici terrazzati. La vista meravigliosa di tutto il paesaggio innevato
era da togliere il fiato: peccato che con quel tempo non riuscisse a vedere molto distintamente oltre una
certa distanza.
Giunte all'ingresso, furono accolte dal Sovrintendente agli studi, che volle prima di tutto
salutare Celine.
«Quale onore avere nella nostra torre la signora di noi tutti! Sono Alawn, Sovrintendente di
Tessitori e Artigiani. Di creazioni meravigliose ne ho viste molte, ma nulla al mondo più perfetto di
voi». Disse, perdendosi in inutili galanterie.
Era un tipo dall'aria stravagante ma allegra, e mentre faceva strada spiegò loro sommariamente
le discipline.
«Permettetemi di far luce su cosa studiano i nostri ragazzi. Sarebbe un grande onore per me,
potervi illustrare i nostri corsi». Disse, precedendole tra i corridoi silenziosi.
«Ne saremmo deliziate, Sovrintendente Alawn». Rispose Celine, dandosi di gomito con Buonia
non appena l'uomo si fu voltato. "Vagare per una scuola ti fa assumere immediatamente atteggiamenti
da studente dispettoso".  Pensò Celine, cercando di prestare attenzione ad Alawn.
«I Tessitori studiano l'abilità di tingere e tessere le stoffe, creare le divise da combattimento o
indumenti di strepitosa finezza e bellezza. Solo a loro, durante questi corsi, vengono svelati i segreti di
stoffe e materiali: infatti, la composizione delle stoffe, e il modo in cui lavorarle, sono un mistero per
chiunque non prenda parte a questi corsi» iniziò Alawn in tono grave «tra i loro corsi di studio,
ovviamente, c'è anche la storia dello stile, per essere sempre aggiornati ma soprattutto per non
dimenticare gli abiti delle tradizioni: sono anche i più difficili da realizzare, specialmente in chiave
moderna. Inoltre, abbiamo il corso per i più qualificati che frequentano anche alchimia, il fiore
all'occhiello dei Tessitori: Attribuzione Mistica. Si tratta del corso per imparare come imporre
determinati attributi a un abito. Ad esempio le divise dei laoich, che sono in grado di adattarsi a tutte le
temperature, dando calore in un clima freddo e mantenendo freschi i guerrieri che combattono in
territori molto caldi». Concluse, indicando a Celine la sua pregiata divisa.
«Nelle aule degli Artigiani è richiesto un tipo di precisione inaudita. Sono loro, infatti, a creare
i combaist e i talismani: oggetti che, come ben sapete, diventano quasi vivi e sono legati
indissolubilmente al loro proprietario. Basta un minimo errore per minare completamente l'equilibrio
dell'oggetto, causandone l'inutilità. Sono sempre gli Artigiani a creare i gioielli, e frequentano anche il
corso di cura delle Armi Sacre, cosa di cui si occupava Govran, il più grande artigiano di Gallaibh,
prima che esse sparissero. I più abili, come per i Tessitori, avranno anche facoltà di frequentare il corso
da Alchimisti per imparare ad apporre particolari qualità agli oggetti creati. Ad esempio, è possibile
incidere una dedica su un ciondolo e fare in modo che chi lo tiene in mano possa sentire, dentro di sé,
la voce di chi ha fatto incidere le parole mentre le recita. Oppure creare le anime per combaist e
talismani. Purtroppo, di solito, i ragazzi con la predisposizione per questa disciplina sono molto pochi,
a causa dei rigidissimi requisiti necessari per poter ottenere risultati validi. Non è certo un tipo di studio
che s'intraprende per pura curiosità: la maggior parte degli artigiani, già da bambini, manifesta
particolari capacità d'inventiva e precisione». Concluse, con evidente orgoglio per la torre che gli era
stata affidata.
Procedendo con il giro, Celine rimase incantata: la parte della torre dedicata ai Tessitori era un
tripudio di colori. I muri erano tutti affrescati con quadri pieni di scene di vita. Nascita, fanciullezza,
età adulta: sembravano trasmettere il messaggio che, a seconda del periodo della propria vita, fosse
necessario il giusto abito. L'odore dell'amido usato per togliere le pieghe dalle creazioni permeava
l'aria, e nella classe dove insegnavano a tinteggiare le stoffe sembrava quasi di riuscire a sentire
l'aroma del colore che proveniva dalle vasche dov'erano immersi i tessuti. In questa torre le classi non
erano tutte uguali: c'era l'aula di disegno, più simile a quelle dell'altra torre, molto ordinata e pulita. Al
posto dei banchi, però, c'erano dei cavalletti da pittura di legno. L'aula da cucito era invece piena di
accessori di ogni tipo. Un'intera parete era coperta da un quantitativo incalcolabile di tipi di fili
differenti ed in colori diversi; gli armadi a muro erano carichi di ogni tipo di stoffa immaginabile; i
manichini di prova erano talmente perfetti da sembrare quasi persone vere. L'aula di tessitoria era un
intrico di macchinari del tutto sconosciuti a Celine: c'era persino un arcolaio, in un angolo. Dappertutto
si vedevano matasse indefinite che gli studenti avrebbero presto trasformato nelle pregiate e strane
stoffe che era ormai abituata a indossare. L'aula di storia dello stile era nuovamente più simile a
un'aula classica: vi si teneva teoria e basta. L'aula dedicata al colore invece era piena di vasche. Vi
erano a mollo tessuti che venivano girati e rimestati a seconda dell'intensità di colore che si volesse
loro attribuire, ed alla sfumatura desiderata. L'ultima aula era quella dove lavoravano solo gli studenti
che avevano già fatto il corso da alchimisti: infatti, vi si teneva il corso per imparare ad attribuire poteri
speciali agli abiti, come quello ben noto a Celine presente sulla sua divisa.
Il resto della torre dedicata agli Artigiani sembrava più caotica eppure più ordinata, a suo modo.
Quadri con raffigurate strane invenzioni davano colore all'ambiente, e le pareti erano bianche con fregi
dorati. La maggior parte delle classi apparivano come il laboratorio dell'inventore pazzo. Dagli oggetti
lavorati dalle mani dei ragazzi fuoriusciva sempre un bagliore colorato. Le ultime tre classi erano
dedicate rispettivamente a Storia degli oggetti sacri e loro cura, Laboratorio di gioielleria e rifinitura dei
metalli e, in fondo, Attribuzione di poteri speciali agli oggetti.
L'aula di studio delle Armi Sacre era semplicemente una classe di teoria, ma nell'angolo a
destra della cattedra Celine vide qualcosa che la rattristò molto: erano presenti infatti quattro piedistalli
che, quasi sicuramente, una volta erano adibiti ad ospitare occasionalmente i veri oggetti sacri apposta
perché gli studenti li visionassero.
Il laboratorio di gioielleria conteneva i più strani macchinari che Celine avesse mai visto, ma la
cosa che la strabiliò furono i materiali a disposizione degli studenti sulle scaffalature. File e file di
contenitori trasparenti con all'interno pietre preziose e gemme di ogni tipo e colore, lingotti d'oro,
d'argento e di bronzo, e un'infinità di attrezzi per lavorare i metalli, le gemme e i piccolissimi
ingranaggi degli orologi.
La più curiosa era la classe del corso speciale: gli allievi erano silenziosissimi e con la massima
concentrazione lavoravano chini sulle loro postazioni da cui continuamente partivano lampi di luce,
voci e suoni. Celine rimase ipnotizzata a guardarli per diversi minuti: solo una volta uscita si rese conto
che nessuno di loro aveva neppure alzato la testa o voltato lo sguardo.
Alawn le guidò verso un salottino dai colori sgargianti. Nell'angolo a destra c'era un buffet con
sopra succhi di ogni tipo, caffè, latte e un'infinità di dolcetti.
«Il nostro buffet per l'intervallo è a vostra completa disposizione. Mi è già stato annunciato il
vostro desiderio di conoscere i ragazzi: chiamerò tutti quelli che possono momentaneamente
interrompere le loro attività». Disse, dileguandosi.
Quando Alawn tornò insieme a un nutrito gruppo di studenti, Celine notò subito le grosse
differenze tra questi ragazzi e i precedenti. Erano più chiassosi, ma anche più allegri e dall'occhio
curioso e indagatore. Avevano tutti uno stile molto eccentrico, come le loro divise: completi azzurri
con fregi argentati quelle dei Tessitori, una fusciacca e pantaloni neri dai fregi dorati quelle degli
Artigiani. Sulla parte anteriore della fusciacca c'era un taschino, da cui pendeva un monocolo. Uno dei
ragazzi, che la notò intenta a fissare il piccolo oggetto, addirittura prese la parola.
«Vi vedo affascinata dal monocolo, mia regina». Disse facendosi avanti.
«Ewan, non essere impertinente. Parla solo se interpellato». Lo sgridò bruscamente Alawn.
«Le mie più sentite scuse per questo comportamento inappropriato». Disse poi rivolto a Celine.
«Non c'è nulla di cui scusarsi» rispose Celine «Ewan, giusto?» Chiese poi rivolta al ragazzo.
«Sì mia signora». Confermò lui timidamente, quasi aspettandosi un altro rimprovero.
«In effetti, hai ottimo spirito d'osservazione. Stavo giusto osservando i vostri monocoli,
chiedendomi se fossero semplici ornamenti, o altro». Disse Celine, sorridendo incoraggiante al ragazzo.
«Si tratta di un tributo simbolico agli inventori, ma tra gli Artigiani nulla è lasciato solo al caso.
È anche una potentissima lente d'ingrandimento che usiamo per montare meccanismi microscopici».
Rispose Ewan, con più sicurezza nella voce.
Dopo aver posto qualche altra domanda di cortesia ad alcuni dei presenti, e aver concesso ad
alcuni Tessitori di esaminare la sua divisa speciale e ad alcuni Artigiani di ammirare il suo stupefacente
talismano, Celine e Buonia s'incamminarono verso la torre posteriore di destra dove si tenevano i corsi
di studio per Guaritori e Servitori.
Contemporaneamente, al castello, durante la riunione che Celine aveva mancato per fare il suo
giro per la città, si discuteva animatamente.
Non per i motivi che Celine immaginava, ma per alcuni che non conosceva. Caswyn era molto
agitato.
«Dobbiamo capire cosa stia accadendo e come mai le protezioni attorno ai Quattro Regni stanno
cedendo» disse con voce alterata dall'ansia «se i nostri nemici sono riusciti a entrare all'interno delle
nostre terre qualcosa non sta funzionando a dovere. Se accadesse anche qui, sarebbe un disastro».
«Caswyn, non appena abbiamo saputo di questo strano fenomeno, abbiamo controllato tutte le
protezioni intorno a Gallaibh e nulla risulta alterato, né vi è traccia dei nemici qui intorno». Rispose
Helori, cercando di tranquillizzarlo.
«Questo non basta! Dobbiamo capire come facciano a intrufolarsi nelle nostre terre» ribadì
Caswyn, alterato «inoltre Celine non ha fatto uno più uno per inesperienza, ma dovete dirle cosa stia
accadendo e il pericolo che corriamo. È nostro dovere farle sapere quali siano le vere condizioni in cui
si trovano i Regni». Concluse, arrabbiato che avessero taciuto alla nipote un fatto così fondamentale.
«Celine sta già smaniando per il viaggio che dovrete compiere a breve. Non credere che io non
sia terrorizzata all'idea che vi recherete in un luogo infestato dai nemici» attaccò Morwenna
«fortunatamente le protezioni più forti, nei pressi dei palazzi dei Sovrintendenti, reggono bene. Solo
questo mi rasserena. Ma farle intendere che il disagio sia molto peggiore di quello che è potrebbe
spingerla a commettere qualche sciocchezza che non vogliamo che faccia».
«Tu pensi davvero che una volta lì riusciremo a tenerla sigillata nel palazzo e a non farla uscire?
Non hai capito con chi hai a che fare, se lo ritieni possibile» rispose Caswyn piccato «Celine deve
essere consapevole di cosa stia accadendo, come lo sa tutto il resto della spedizione. Non potete credere
davvero di arrivare lì ed escluderla: questo sarebbe lo sbaglio più grande e rischieremmo davvero di
metterla in pericolo». Concluse, sperando che qualcuno appoggiasse le sue perplessità.
Con sua grande sorpresa prese la parola Aidan.
«Tutti voi sapete quanto sia stato contrario alla partenza di Celine per questi viaggi, questo
perché sin da subito avevo tenuto in conto che non si sarebbe fatta mettere sotto chiave. Dobbiamo
informarla del pericolo e fare in modo che ne sia conscia. Se tenteremo di rinchiuderla nel castello, di
sicuro, troverà il modo di cacciarsi in qualche guaio ancor peggiore. Inoltre, se cercherete la complicità
dei Sovrintendenti per non farle capire la gravità dello stato in cui siamo, la metterete in ridicolo e ne
diminuirete l'autorità ai loro occhi. Sono d'accordo con Caswyn: Celine deve sapere a cosa andremo
incontro e deve essere responsabilizzata sui comportamenti da tenere».
«Se mio cugino che la conosce bene la pensa in questo modo, non posso che essere d'accordo».
Si aggiunse Davios.
Caswyn si rese conto che la madre era impallidita.
«Madre, mettici a parte dei tuoi pensieri. Non avevi considerato il problema?» Chiese perplesso.
«In realtà contavo su questi giorni di festa per tentare di dissuadere ulteriormente Celine dal
partire. Volevo organizzare un gruppo di laoich da mandare in avanscoperta per comprendere come
facciano i nemici a intrufolarsi nei nostri Regni». Ammise Morwenna imbarazzata.
«Morwenna, non è possibile impedire a Celine di partire e tu lo sai» s'intromise a quel punto
Erskine «per quanto tu possa amarla come tua nipote e per quanto noi possiamo essere restii a metterla
in una situazione di pericolo, non possiamo ignorare quanto è stato detto nelle precedenti riunioni».
«Spiegati meglio». Lo investì Morwenna.
«Se le protezioni non reggono più, è evidente che il nemico abbia trovato il modo di arginarle,
ma soprattutto che voglia recuperare le nostre Armi Sacre perdute. In tutti questi anni le abbiamo
cercate: gli stessi Sovrintendenti vi hanno dedicato la vita ma nulla è servito. Celine è l'unica che abbia
il potere di reclamarle, come sue di diritto, tra tutti noi. La sua vita ci è cara, ma la nostra causa è
sempre stata votata al sacrificio. Non possiamo permettere che il mondo vada distrutto per tenerla
rinchiusa qui: dobbiamo lasciarla agire». Spiegò Erskine, guadagnandosi l'approvazione generale.
«Credo che abbia ragione, Morwenna» s'inserì Helori «se Celine si è risvegliata proprio ora
dev'esserci un motivo. Il nostro popolo ha bisogno di lei e lei è l'unica che può salvarci: dobbiamo
istruirla, non tenerla all'oscuro di tutto».
Morwenna assentì a malincuore.
«E sia. Appena rientra al castello, le diremo quanto c'è da sapere».
Celine, in compagnia di Buonia, ignara di tutto, stava proseguendo la sua visita e si apprestava a
entrare in una nuova torre.
«Buongiorno e benvenute a visitare la mia torre. Sono Ciardha, con il vostro permesso gradirei
illustrarvi i nostri corsi». Disse ossequioso il Sovrintendente, andando loro incontro.
«La ringraziamo anticipatamente per la sua assistenza». Rispose Celine, alla quale ormai queste
presentazioni sembravano una litania.
«In questa torre studiano forse i ragazzi più importanti per il benessere del nostro popolo, i
Guaritori. Qui apprendono le tecniche per curare i feriti e le malattie virali, ma anche i vari stadi
d'indebolimento e malattie del nostro sistema immunitario non comuni agli umani, che vengono infatti
trasmesse dai nostri nemici. Inoltre i Guaritori frequentano Chirurgia, Anatomia, Veterinaria e
Psicologia. Molti laoich soffrono, ad esempio, di depressione a causa della caduta dei loro compagni e
hanno bisogno di un grosso sostegno psicologico. I più brillanti aderiscono anche al corso per
Pozionisti in modo da crearsi da soli i rimedi che occorrono per curare e medicare, anziché dover
assumere o portarsi al seguito un Pozionista». Spiegò Ciardha con orgoglio, poi spostò lo sguardo su
Buonia in modo piuttosto insistente.
«Non vorrei sembrare scortese, ma mi pare di ricordare il volto della vostra accompagnatrice,
mia signora». Disse rivolto a Celine, che a sua volta fece a Buonia un cenno con la testa.
Buonia non era certo una cameriera: se aveva delle domande, Ciardha avrebbe fatto meglio a
capire che doveva rivolgersi direttamente all'interessata.
«Ho frequentato tre corsi presso questa scuola: Guaritori, Pozionisti e Servitori. Ai tempi in cui
venivo qua lei era l'insegnante di Anatomia, penso sia questo il motivo per cui rammenta il mio viso».
Rispose brevemente Buonia.
«Buonia Fursada? La figlia del fattore?» Chiese a quel punto Ciardha, studiando Buonia
incredulo.
Buonia arrossì violentemente, e Celine non riuscì a trattenersi.
«No. Buonia Fursada, la confidente più fidata della vostra regina. A breve sosterrà la prova per
rigenerarsi, e verrà anche nominata primo ufficiale medico della mia spedizione». Disse decisa.
«Certamente. Non volevo mancare di rispetto, ma solo evidenziare le capacità che ovviamente
si acquisiscono in questa scuola». Farfugliò Ciardha.
«Non lo metto in dubbio» rispose Celine, algida «prego, passi pure a illustrarmi l'altro corso».
«L'altro corso di studi, che si tiene in questa torre è quello riservato ai Servitori. Essi studiano
nel dettaglio tutte le regole del bon ton per diventare istitutori nelle case delle famiglie di alto
lignaggio. Per chi invece desiderasse andare a servizio, teniamo i corsi di Cucina, Arte del trattamento
dei materiali per le pulizie e Cura della casa. Cura della persona è invece il corso ideale per chi
aspirasse al ruolo di dama di compagnia o di paggio; Cura delle piante per chi avesse attitudini verso la
natura e preferisse diventare giardiniere. Altrimenti è possibile frequentare più corsi
contemporaneamente, o tutti per essere il più completo possibile. Dipende dalla disponibilità di tempo
degli studenti e da cosa abbiano in programma per il loro futuro: nella maggioranza i corsi base sono
seguiti dai figli di chi vive nelle campagne, poiché solitamente rilevano la fattoria di famiglia; chi vuole
cambiare vita, di solito, frequenta più corsi contemporaneamente e sta qui da mattina a sera inoltrata
per almeno cinque anni».
Terminata la spiegazione, Ciardha, fece loro strada per i corridoi.
La parte della torre dedicata ai Servitori era molto semplice: un parquet lucidissimo, tappeti dai
colori caldi, pareti bianche, alcuni camini con gruppi di sedie vicini. Le aule erano spaziose e luminose,
e le classi in cui si faceva teoria non erano dissimili da quelle dei Maestri, a parte il materiale di studio
affisso alle pareti che qui consisteva in schemi per apparecchiare la tavola e metodi di cottura. L'aula
dedicata alla cucina era stupefacente: c'erano ovunque banconi d'acciaio ed elettrodomestici
sofisticatissimi, e persino un angolo dedicato alla cottura tradizionale con forno a legna e focolari con
spiedi o pentole appese sopra a sobbollire. Un gruppo di stanze affiancate era stato modificato per
creare una specie di casa in miniatura per il corso di pulizie. C'erano una stanza da letto, un salotto con
tavolo da pranzo, un bagno e un'altra cucina. Ciardha le accompagnò su per una rampa per mostrare
loro l'incredibile serra che occupava tutta la mansarda, spazio dedicato a tutti i giardinieri. Mostrò loro,
dalla finestra, anche una grossa porzione di giardino riparata, posta sul retro della costruzione, adibita
al corso di Coltivazione di ortaggi e frutta. In tutta la zona, nell'area dei Servitori, si sentiva l'aroma
della terra, il profumo delle piante e, passando davanti alle aule di cucina e pulizie, gli invitanti profumi
dei manicaretti e l'odore gradevole dei prodotti per pulire. Ovunque aleggiava un allegro vociare e
sprazzi di risolini: l'area era maggiormente occupata da ragazze.
Passando alla zona riservata ai Guaritori, l'atmosfera cambiava del tutto. L'area a loro dedicata
era molto asettica, con pavimenti di linoleum e muri immacolati. Alle pareti erano appesi diagrammi
per Celine incomprensibili, i corridoi erano molto silenziosi e nell'aria c'era odore di medicamenti:
sembrava di trovarsi in un vero e proprio ospedale.
La prima classe che visitarono era una di quelle in cui si faceva teoria, nella quale sembrava di
essere stati catapultati alla facoltà di Medicina. I posti a sedere erano disposti ad anfiteatro e al centro,
nella zona bassa, si trovava la cattedra. Nell'aula erano presenti uno scheletro intero, un modello del
corpo umano, vari poster e riproduzioni di organi. Passarono davanti a delle porte isolanti, e il
Sovrintendente spiegò loro che erano delle vere e proprie sale operatorie, classi di pratica per chirurghi.
«Alle sedute partecipa sempre un maestro illusionista. Il tutto si svolge in assoluta sicurezza:
l'illusionista rimanda sul tavolo operatorio l'illusione di un paziente in gravi condizioni cliniche, in
modo che agli studenti sia consentito esercitarsi a operare». Spiegò, notando l'espressione allibita di
Celine.
Quando i ragazzi si riunirono, Celine, li trovò molto seri e silenziosi. Gli studenti del gruppo dei
Guaritori indossavano una divisa comune anche negli ospedali umani, il camice bianco. Solo ai
Guaritori, infatti, era concesso di vestire sempre e interamente di bianco. Essendo il colore del riposo
era obbligatorio che nelle cliniche tutto fosse bianco, dalle lenzuola alle tende, dai muri
all'abbigliamento del personale. Celine notò che le ragazze portavano tutte dei severi chignon, nessuna
aveva i capelli sciolti o in disordine, mentre i ragazzi avevano tutti un taglio di capelli corto e sobrio:
quasi un esercito, più che degli studenti.
I Servitori, invece, spiccavano per la differenza delle loro divise. I colori predominanti erano il
verde smeraldo e il bianco. Chi frequentasse il corso per istitutore, istitutrice, dama di compagnia o
paggio era abbigliato con completi formati da pantaloni, giacca e cravatta; le donne, invece, avevano
una gonna ed eleganti mocassini. Per chi si preparasse per andare a servizio, c'era la classica divisa da
cameriera o cameriere, anch'essa però verde smeraldo e bianco. I giardinieri erano abbigliati con
comode salopette piene di taschini e tasconi, dove tenevano gli attrezzi più piccoli e le misture che
usavano come concimi: i colori erano i medesimi anche per loro. Infine, gli studenti che frequentassero
tutte le discipline indossavano una divisa da servizio molto raffinata ma bianca e nera.
Espressero compostamente il piacere di incontrarla e di poterle fare gli auguri e, visto che era
quasi ora di pranzo, proposero a Celine e Buonia di assaggiare i loro manicaretti comodamente sedute
nella serra, sopra la torre dove si tenevano i corsi per Pozionisti ed Alchimisti. Ciardha si scusò subito
per la proposta dei ragazzi ritenendola irriverente ma Celine accettò di buon grado, anzi: si disse
fortunata ad avere l'occasione di scoprire di prima mano quali sarebbero stati i migliori cuochi della
prossima generazione.
Lungo la strada verso l'ultima torre, Ciardha spiegò loro che la parte alta della torre di Pozioni e
Alchimia era stata ceduta loro come serra secondaria, visto che i corsi delle due discipline si tenevano
nei sotterranei. Coloro che padroneggiavano quelle discipline erano morbosamente gelosi dei loro
segreti, quindi stavano sempre lontani da occhi indiscreti. Anzi, le anticipò che lei sarebbe stata la sola
persona, al di fuori dell'ordine, a poter visitare quel luogo.
Celine e Buonia si accomodarono nella serra e venne loro servito un ottimo pranzo dai ragazzi
dell'ultimo anno del corso di Servizio. Iniziarono da sformatino di radicchio con salsa alle noci, seguito
da lasagnette all'ortolana con provola e fonduta al pomodoro, bocconcini di pollo al limone e zenzero
e, per finire, bicchierini di cheese-cake ai frutti rossi.
Quando si alzarono da tavola, per scendere nei sotterranei a completare la visita, erano piene da
scoppiare.
«Non è stata una buona idea mangiare tutta questa roba, ora mi ci vorrebbe un letto di piume».
Disse Buonia sbadigliando.
«Sì, hai ragione. Ma era tutto così buono!» Rispose Celine sbadigliando a sua volta.
«E poi sarebbe stato maleducato rimandare la roba indietro, avremmo potuto ferire l'ego di
qualche giovane chef». Ammiccò Buonia con fare innocente.
Le scale della torre echeggiavano delle loro risatine.
I muri in pietra erano rischiarati solo da piccole sfere con una fiammella sempre viva al loro
interno. Arrivate in fondo alla scalinata, si trovarono di fronte una grossa porta in legno massiccio
dove, ad attenderle sull'uscio, c'era il Sovrintendente dei corsi di studio di Pozionisti e Alchimisti. Era
pallidissimo: forse passare tutte le giornate in un sotterraneo non aiutava. Varcata la soglia c'era un
piccolo salottino con un caminetto in pietra e oltre un'altra spessa porta.
«È un grande onore per la nostra scuola la vostra presenza in questo sotterraneo» attaccò il
Sovrintendente «sono Beli. Vi prego di accomodarvi in questo salottino per qualche momento». Disse
inchinandosi, prima di varcare la soglia che per loro restava ancora ermeticamente chiusa.
L'attesa fu breve e Beli riapparve poco dopo con un tè caldo.
«Ho saputo che avete avuto il piacere di pranzare presso i Servitori. Credetemi, questo tè è
quello che ci vuole dopo un lauto pasto».
Celine e Buonia sorseggiarono educatamente la bevanda e dopo pochi sorsi Celine fu sorpresa
di non sentire più il peso del pranzo appena trangugiato.
«Si tratta di un tè arricchito da una delle nostre pozioni. Spesso nelle grandi case ne ordinano
intere misture da servire agli ospiti dopo i pranzi». Spiegò Beli.
«È ottimo» lo ringraziò Celine «sicuramente ne farò preparare per la sera di Natale e per la festa
per il nuovo anno».
«Se permettete, v'inizio a illustrare i corsi mentre terminate il vostro tè». Propose Beli.
Celine acconsentì con un cenno del capo.
«Questa è la parte di torre che suscita più curiosità in chi non frequenta i corsi. Le nostre lezioni
e le nostre aule sono riservate esclusivamente agli studenti della materia e agli insegnanti o a ospiti, che
sono naturalmente Pozionisti e Alchimisti affermati» attaccò Beli pomposo «i Pozionisti studiano l'arte
di comporre elisir atti a curare le malattie, sanare le ferite, bloccare emorragie, ridare forza e vigore.
Inoltre, teniamo corsi sui veleni che illustrano come curare un avvelenamento e come preparare misture
tossiche per i nostri nemici; corsi per preparare sonniferi, anestetici, rinvigorenti e, ovviamente, il corso
avanzato dove s'imparava a creare potentissimi elisir da battaglia. Alcuni intensificano brevemente i
poteri, altri ridonano vigore per un tempo limitato, utilissimi se stremati per smaterializzarsi. Vi sono
poi quelli per mitigare la stanchezza, o per potenziare la concentrazione e aumentare le facoltà
cognitive e i riflessi. Solitamente queste pozioni hanno un costo proibitivo, poiché il tempo per crearle
è molto lungo o i materiali molto costosi. Questo corso è prevalentemente frequentato da Guaritori che
desiderano andare anche in battaglia, in modo da poter servire al meglio i laoich per i quali lavorano».
Beli si prese un attimo di tempo per sorseggiare a sua volta il tè e poi riprese.
«L'ultimo corso è quello per Alchimisti. Studiano le polveri degli Spiriti, e creano le miscele
per colorare abiti e oggetti, le polveri per i tatuaggi, le misture per dare particolari poteri a oggetti o
armature. Creano anche "l'anima" dei combaist e dei talismani, che poi vendono agli artigiani perché vi
costruiscano i meccanismi per creare l'oggetto finito». Concluse Beli.
Quando ebbe finito di spiegare le attività che si svolgevano dietro la pesante porta alle sue
spalle, assunse un'aria contrita.
«Mi scuso per quella che potrebbe apparire una mancanza di rispetto, ma la sua
accompagnatrice non potrà visitare questa sezione. Nessuno a parte gli iniziati all'arte delle pozioni e
dell'alchimia può varcare questa soglia: ovviamente per la sua persona non ci sono problemi, ma non
posso lasciar entrare la sua accompagnatrice». Disse fermamente.
«Non c'è problema». Acconsentì Buonia velocemente.
Celine le fece cenno di non continuare con la mano.
«Siamo già state avvisate dal Sovrintendente precedente della cosa, ma la mia accompagnatrice
sarà capo guaritore durante il viaggio che sto per compiere. Probabilmente in mia compagnia e così
abbigliata non la riconosce, ma in passato ha studiato qui e frequentato il corso di Pozioni, pertanto non
vedo alcun impedimento al suo ingresso. In secondo luogo è con me ed è come se fosse sangue del mio
sangue: pertanto entrerà anche ad Alchimia, o altrimenti ce ne andremo entrambe». S'impose Celine.
«Mia regina, mi mettete in una posizione alquanto scomoda. Non è nelle mie intenzioni
ostacolare la visita della persona più amata dal popolo alle nostre aule, ma nessuno esterno agli iniziati
all'arte ha mai varcato questa soglia. Non posso portare ad Alchimia la sua accompagnatrice». Rispose
il Sovrintendente, torcendosi le mani.
«La mia accompagnatrice non ha intenzione né di imparare né di divulgare gli studi degli
alchimisti e non vedo come potrebbe, visitando dei corridoi e dando un rapido sguardo a delle aule,
carpire chissà quale segreto: pertanto entrerà con me, o dovrò dedurne che la mia persona non è bene
accetta in questa torre». Disse Celine perentoria.
Il Sovrintendente stava torcendosi le mani a tal punto che, se avesse continuato, se le sarebbe
spellate. Per sua sfortuna non aveva nemmeno un superiore cui appellarsi, visto che la scuola era gestita
dai quattro Sovrintendenti alle arti e rispondeva solo al Consiglio e, di conseguenza, a Celine.
Gli Alchimisti e i Pozionisti erano molto gelosi dei loro segreti ma Beli non avrebbe mai potuto
rifiutare la richiesta di Celine e lo sapeva bene. Dopo qualche attimo perso a ricomporsi, estrasse una
chiave dalla tasca della sua veste.
«Come desidera la mia regina. Seguitemi». Si arrese facendo loro strada all'interno.
Entrando nell'ala ci si trovava subito in un lungo corridoio intervallato da spesse porte di legno
e camini: faceva molto freddo, lì sotto. I muri erano in pietra viva e così i pavimenti, coperti a tratti da
meravigliosi tappeti in tinte dai colori forti: rossi e arancioni, turchesi e verdi, davano colore a
quell'ambiente privo anche di finestre, dove l'unica fonte di illuminazione erano le sfere di fuoco. Ma
la loro fiamma era molto bassa, e la luce risultava comunque soffusa. Entrando nelle classi, la
sensazione di trovarsi nel lontano medioevo si accentuava maggiormente. I banchi e le sedie erano di
fattura antica, in legno scuro; librerie antiche e imponenti erano a ridosso delle pareti; alla lavagna
faceva bella mostra di sé una formula per Celine incomprensibile. Gli studenti continuavano a scrivere
incuranti dell'aprirsi della porta, la loro concentrazione tutta dedicata a ciò che stavano facendo: nulla
attirava il loro sguardo, ma l'insegnante fece loro un ossequioso cenno con la testa. Il Sovrintendente
evidentemente si accorse della perplessità di Celine nei confronti dell'atteggiamento dei ragazzi.
«Nessuno di loro alzerà lo sguardo da ciò che sta facendo. Un alchimista non può essere
interrotto: non deve dedicare la sua attenzione a null'altro che non sia ciò che sta facendo. Un minimo
errore, un secondo di ritardo e l'intero lavoro potrebbe essere da buttare o peggio diventare dannoso.
Lo stesso vale per il corso di pozioni». Spiegò austero.
Proseguirono il loro giro. Un'altra porta, un altro sguardo a un mondo sconosciuto: la classe
delle esercitazioni, con muri e pavimento in pietra, luce soffusa e tanti piccoli spazi studiati per essere
individuali. Ogni ragazzo lavorava al suo tavolo, separato dagli altri da spessi muri ai lati. Sui loro
tavoli era inciso un intricato motivo che rappresentava l'universo e ai lati vi erano i simboli degli
Elementi. Ampolle fumanti dai colori sgargianti ingombravano i loro tavoli e c'erano materiali di ogni
tipo, dai lingotti d'oro agli insetti, polveri colorate, strane pietre simili a quarzi viola e celesti: da ogni
postazione arrivava un bagliore differente. Ora che l'occhio di Celine si era abituato a quella luce
soffusa poteva notare che anche sul pavimento e sul soffitto era ripreso l'intricato motivo inciso sui
tavoli. Il fondo della stanza era pieno di robusti scaffali stipati di materiali. Ampolle piene di sostanze
luminose, barattoli sigillati con impresse etichette incomprensibili, uno scaffale era persino pieno di
lingotti d'oro, d'argento, di bronzo, di ferro e molti altri metalli ancora, che Celine non riusciva
nemmeno a identificare. In un angolo vi erano quattro enormi fiale di cristallo con un piccolo rubinetto
in fondo: contenevano delle polveri luminose, le polveri dei Quattro Spiriti.
Sui muri erano dipinti, in tinte luminose, le costellazioni, il sole e la luna, la terra e altri pianeti.
Passando di stanza in stanza l'atmosfera era invariata. Giunsero alla fine dell'ala, entrando nella
sezione dedicata ai Pozionisti. L'atmosfera era la stessa e la classe di teoria pressoché identica.
L'aula di pratica, invece, presentava file di capienti banchi, sopra ognuno di essi ben visibili
alcuni congegni. Celine guardò meravigliata tutti quei materiali. Il Sovrintendente la accompagnò verso
un banco vuoto perché potesse guardare da vicino. Lo spazio maggiore era occupato da alcuni
strumenti per la separazione di miscugli, i distillatori in vetro le ricordavano un complesso laboratorio
di chimica. Uno aveva un insieme di piccole ampolle collegate tra loro tramite alcuni raccordi in vetro
a forma di molla, l'altro era un distillatore in corrente di vapore composto di un grosso pallone con
cono, un raccordo per l'immissione del vapore, un refrigerante e un raccordo gocciolatore. Il resto della
superficie era occupato da diverse provette, becher, imbuti, cilindri graduati, burette, un densimetro per
liquidi, un becco bunsen, un sostegno treppiede, una bilancia digitale, diverse beute e pinze di ogni
genere.
I ragazzi erano indaffaratissimi e come nelle aule dell'altro corso non le prestavano la minima
attenzione. Pozioni fumanti, ampolle piene di liquidi colorati e ingredienti di ogni tipo erano l'unica
cosa che guardavano con attenzione.
Sui tavoli era inciso un antiquato calderone, e in alcuni punti della stanza ve n'erano alcuni
ornamentali di splendida fattura e dall'aria antichissima: intricati motivi li adornavano, su ognuno di
essi erano impressi i simboli degli Elementi.
Le pareti della stanza erano ingombre di scaffalature. Ricambi in vetro di ogni tipo si potevano
trovare su di esse, liquidi dall'aspetto strano, barattoli pieni di petali di fiori essiccati, radici ed erbe.
Gli odori degli intrugli saturavano l'aria, vapori colorati aleggiavano nella stanza insieme a un forte
odore di carta. Gli scaffali liberi da ricambi e ingredienti erano, infatti, saturi di libri nuovi e
antichissimi, con le copertine rilegate in cuoio e persino con incastonate pietre luccicanti sulla costa.
Quando finirono il giro, il Sovrintendente le accompagnò nello spazio comune. La sala era come tutte
le altre, con muri e pavimento in pietra, un enorme camino a riscaldarla, tappeti colorati, sofà e
poltrone in tinta. I ragazzi arrivarono a salutarla al termine dell'ora, sempre molto composti e
silenziosi. Le loro divise ricordavano gli abiti di un mago: gli Alchimisti avevano una lunga cappa
dorata sopra la quale era ricamata con filo nero la volta celeste, portavano un cappello simile come
modello al basco. I capelli delle ragazze erano tutti raccolti sotto, lo stesso per i maschi. I Pozionisti
avevano la stessa cappa, ma le loro erano cangianti tra il verde smeraldo e il turchese, con intricati
ricami argentati a formare i simboli degli Elementi e strani pentacoli, che Celine non aveva mai visto
prima. Il loro cappello era uguale a quello degli Alchimisti. 	Non appena si congedarono dai
ragazzi e uscirono dalla scuola, scoprirono che aveva ricominciato a nevicare. Celine ne fu elettrizzata.
«Si vede che dalle tue parti non nevicava spesso, hai un sorriso da un orecchio all'altro. Sembri
una bambina il giorno del suo compleanno». Osservò Buonia ridacchiando.
«È bellissimo, io amo la neve! Sono felicissima di essere qui!». Esclamò Celine.
«Io sono felicissima di essere fuori». Disse Buonia alzando un sopracciglio.
«Perché, non ti è piaciuta la visita?» Chiese Celine.
«Certo, è stato bello rivedere quella che una volta è stata anche la mia scuola, ma a un certo
punto ho temuto che il Sovrintendente di Pozioni e Alchimia mi prendesse a calci. Non è lo stesso di
quando frequentavo io. Certo conoscevo la regola e sarei stata fuori di buon grado se tu non avessi
insistito». Rispose Buonia imbarazzata.
«Devi smetterla di preoccuparti quando siamo insieme, e poi che regina sarei se m'impedissero
di portare con me la mia più fidata confidente? Dimostrare scarsa fiducia in te è come non riporne in
me, non ho insistito solo per cipiglio puerile». Rispose Celine piccata.
«A questo non avevo pensato. Oddio, come mi stai cambiando sotto gli occhi! Sembri
un'adulta, ed io una ragazzina: dove hai imparato tutte queste malizie?»
«Se stessi ore ed ore a vedere i giochetti che fanno al Consiglio per cercare il mio favore, ti
renderesti conto di com'è abile certa gente a manipolare le persone e a fargli credere ciò che vuole. Ho
imparato per forza, altrimenti ora mi terrebbero sotto una campana di vetro». Spiegò Celine
ridacchiando.
«Prossima meta la biblioteca?» Chiese Buonia, quando furono fuori dai cancelli della scuola.
«No, lasciamola per ultima. È di fronte al castello e sono certa che lì ci sia personale a tutte le
ore. Le botteghe potrebbero chiudere, e ci aspetta uno shopping intenso. Prima però devi portarmi in un
posto». Disse Celine lasciando vagare lo sguardo.
«Dove vuoi andare?» S'informò Buonia sospettosa, poiché probabilmente aveva già capito.
«Fammi vedere la casa di Mavi, quella dove ora vive anche Aidan». Rispose Celine senza tanti
giri di parole.
«Celine, non puoi andare a cercarlo: è inutile e lo sai». Rispose Buonia incrociando le braccia.
«Ovvio che non voglio andare a cercarlo, e poi ora so benissimo dov'è: si trova al castello, alla
riunione che ho lasciato per uscire. Voglio solo sapere dove vive: dovrò trovare un modo per fargli
avere il mio regalo, non posso certo darglielo di persona». Replicò Celine facendo un finto broncio.
«Togli quel broncio, tanto lo sai che ti ci porterò». Acconsentì Buonia prendendola a braccetto.
Dopo che si furono incamminate, Buonia riprese a parlare.
«Toglimi una curiosità: perché non glielo puoi dare alla festa della sera della vigilia? Non farai
un regalo simbolico a tutti i membri della tua guardia?» Chiese curiosa.
«Ovvio che lo farò e ce ne sarà uno anche per lui. Ma gliene farò anche un altro. Troverò un
modo per farlo giungere a destinazione senza destare attenzione». Rispose Celine.
«Vorrei avere almeno metà della tua intraprendenza». Disse Buonia mesta.
«Non conti di fare un regalo a Caswyn?» Domandò maliziosamente Celine.
«Certo che no, sarebbe inopportuno. Non è mica un mio amico».
«Ah no? Strano, sono giorni che passi più tempo con lui che con me». La prese in giro Celine
ridacchiando.
«Lo fa solo per te: vuole che tu sia felice e il mio successo è importante». Affermò Buonia con
un sospiro.
«Certo, scommetto che lo avrebbe fatto per chiunque. Andiamo, Buonia. Tu gli farai questo
benedetto regalo, dovessi comprarlo io e ficcartelo in mano... Perché ti sei fermata?»
«Perché siamo arrivate. Sei così presa dai miei affari di cuore da esserti scordata i tuoi?»
Scherzò Buonia.
«Potrebbe essere un'opzione interessante per non pensare ad Aidan ogni tre secondi». Rispose
Celine.
La casa, fuori dal centro di Gallaibh, faceva parte di una serie di villette distanti l'una dall'altra
che non erano chiaramente fattorie, vistane l'eleganza, ma avevano del terreno e bellissimi giardini. Le
più distanti erano nei pressi della foresta che aveva visto sul colle al suo arrivo.
Era la classica costruzione vittoriana, con tanto di veranda e torretta esagonale: presentava
anche la tipica banderuola a forma di galletto sul tetto. Le facciate erano bianche con gli infissi blu
adornati da ricchi motivi dorati e il tetto azzurro.
Il giardino era coperto di neve, ma si poteva notare sulla destra una bellissima fontana, mentre
guardando verso il retro s'intravedeva un gazebo avvolto da piante di rose bianche e blu.
Celine s'impresse bene quel luogo nella memoria: ogni dettaglio era importante se voleva avere
qualche chance di materializzarsi lì e non finire a casa di qualche sconosciuto.
«Qui è piuttosto isolato. Sarà meglio andare, prima che ci noti qualcuno e segnali ad Aidan la
nostra presenza. Capirebbe subito che si trattava di me». Osservò Celine, incamminandosi nella
direzione dalla quale erano venute.
Non le piaceva avere segreti per Buonia, ma sapeva quanto fosse protettiva la sua amica e
avrebbe cercato di dissuaderla per tutto il tempo che restava. Le avrebbe reso note le sue vere
intenzioni a tempo debito, anche perché avrebbe avuto bisogno del suo aiuto.
Tornando verso il centro, le strade prendevano sempre più vita. Tante mamme con i loro
bambini imbacuccati si dirigevano verso le botteghe.
Celine guardava dappertutto strabiliata: le botteghe qui erano diverse da tutte quelle che avesse
mai visto prima. Ovviamente anche a Gallaibh vendevano alimentari e cose per la casa, ma erano tutti
negozietti caratteristici. Sembrava di aver fatto un salto nel passato, non esistevano il supermercato o il
centro commerciale. Esisteva il mercato della piazza con tantissimi banchetti pieni di frutta e verdure
colorate, dove ogni banco presentava la merce a modo suo e le composizioni dei banchetti erano una
più bella dell'altra. I negozi erano tutti piccole botteghe accoglienti: il negozio di lumi sapeva di cera e
aveva candele di ogni tipo e di ogni forma, che non servivano tanto per l'illuminazione, giacché tutti
utilizzavano i piccoli globi di fuoco, quanto per la diffusione di aromi.
Il primo negozio dove Celine fece acquisti fu il grande emporio di Kerra: anche se non avesse
dovuto commissionarle nulla, gliela doveva una visita dopo tutti i meravigliosi abiti che aveva fatto per
lei a tempo record, e poi era curiosa di vedere il posto dal quale provenivano tutte quelle meraviglie.
L'emporio era grande e luminoso, con pareti bianche, fregi dorati e color crema, un parquet
lucidissimo e tappeti persiani a scaldare l'ambiente. In esposizione c'era un'infinità di creazioni di
Kerra appese alle grucce divise per settore, mentre i manichini posti in punti strategici indossavano solo
gli abiti da cerimonia. Tutti bellissimi, ma non uno reggeva il confronto con quello creato per la sua, di
cerimonia. Kerra le corse incontro appena la vide.
«Quale onore averti nel mio negozio!» Esclamò andando verso di lei.
«La curiosità di vedere il luogo da dove arrivano tutti i meravigliosi abiti che indosso era troppo
grande, ed ho pensato di portarti la mia commissione a mano». Rispose Celine, facendo vagare lo
sguardo sugli abiti indossati dai manichini.
Kerra la guidò per un tour dell'emporio.
Di fronte all'ingresso c'era il bancone, dove si facevano gli ordini e si pagava, mentre alle
spalle della zona ricevimento partiva la scala per il piano superiore, dov'erano situati ampi camerini di
prova e le postazioni alle quali le dipendenti di Kerra cucivano, dando vita alle meraviglie che
sarebbero uscite dall'emporio. Il magazzino nel seminterrato custodiva le scorte di tessuti, fili e
decorazioni di ogni genere e le vasche per tingere le stoffe.
Quando tornarono alla zona ricevimento, Celine le porse un biglietto.
«Ben quattro abiti!» Si stupì Kerra. «Sono tutti per te?» Chiese piegando il foglio con la
descrizione dettagliata di quanto Celine le voleva commissionare.
«No, i primi due sono per me. Gli altri due per Buonia». Rispose Celine, estraendo la borsa di
monete per pagare.
«Vestiti per cosa? Celine, cosa stai facendo?» S'intromise Buonia imbarazzata.
«Sono i vestiti per la sera della Vigilia di Natale e per il Galà di Capodanno, dove festeggeremo
anche la prova. Sono il mio regalo di Natale, quindi non voglio sentire una parola» disse Celine decisa,
poi continuò «ti saluto, Kerra. Conto sul tuo talento e la tua rapidità come sempre, in modo da poterli
provare ed eventualmente modificare».
«Sarà un immenso piacere, mia cara». Le rispose Kerra salutandola con un abbraccio.
Una volta uscite dall'emporio, Celine notò che Buonia si era fatta silenziosa.
«Hai intenzione di tenere il broncio ancora per molto?» Domandò Celine in tono spiritoso.
«Non sto facendo il broncio, solo che non me lo aspettavo. Ho già un sacco di abiti nuovi e
pensavo che uno di quelli sarebbe andato bene». Protestò Buonia.
«Allora vedilo come un mio capriccio. Non possiamo andare scoordinate, no?» Con questo
Celine liquidò la questione. Buonia doveva imparare ad accettare i suoi regali senza sentirsi in debito
ogni volta: chissà che faccia avrebbe fatto quando, la sera della viglia, le avrebbe dato l'altro regalo che
aveva intenzione di prenderle.
«Mi potresti guidare da Govran? L'ha nominato poco fa anche "Alawn il pomposo". È un
artigiano famoso, la sua bottega dovrebbe essere qui vicino». Chiese Celine prendendo Buonia a
braccetto.
«Govran? Certo che so dove si trova. Quando vivevo qui ogni tanto m'infilavo dentro a
curiosare. Pare sia l'artigiano più bravo di tutti i tempi e che i lavori direttamente eseguiti da lui siano
tra i più belli esistenti. Non ho mai acquistato niente: sarà una prima volta anche per me visionare
l'oggetto finito». Rispose Buonia riacquistando entusiasmo.
Da fuori la bottega di Govran era impenetrabile: il vetro era oscurato e l'insegna appesa recitava
solo "Govran Oromagia". La porta si aprì con uno scampanellio e a Celine sembrò di essere catapultata
nella bottega di un orologiaio d'altri tempi, solo che ovviamente qui non si fabbricavano solo orologi.
Tutti i meccanismi in giro suggerivano quell'idea, anche se quasi certamente solo la minima parte
poteva essere davvero destinata a degli orologi. A Celine mastro Govran era stato segnalato da più
persone come l'artigiano migliore in circolazione: il fatto che quel pomposo di Alawn lo avesse
nominato l'era servito solo come ennesima conferma della sua fama. Voleva che la sua commissione la
eseguisse lui personalmente, ma le dispiaceva imporsi o chiedere favoritismi. Avrebbe aspettato di
vedere come si mettevano le cose.
Mastro Govran era un uomo dall'aspetto severo con lunghi capelli corvini e occhi nerissimi. La
scrutava con attenzione dal momento in cui era entrata in negozio, quando fu vicina alla sua postazione
le si fece incontro.
«Mia signora, è un grande piacere averti nella mia bottega». La salutò inchinandosi.
Celine rimase di sasso. Non aveva mai visto quell'uomo e portava il cappuccio calato sul viso.
Evidentemente si accorse del suo stupore nell'essere stata riconosciuta alla prima occhiata.
«Non ho riconosciuto il tuo volto mia signora, ma il talismano che porti appeso è un oggetto
unico e d'incomparabile bellezza. Poteva essere solo il tuo» disse l'uomo con ammirazione «inoltre i
miei occhi sono fatti per guardare oltre le apparenze, e vedo cose e dettagli che ai più sfuggono».
Concluse enigmatico.
«Mi scusi, in effetti, ero piuttosto perplessa. Non avrei detto chi ero poiché non è da me
chiedere trattamenti particolari, ma poiché ormai lo sa le chiedo di mettere in questo oggetto tutta la
cura e l'abilità di cui mi dicono solo lei sia capace». Rispose Celine porgendogli un foglio.
«Mia signora, un oggetto d'incomparabile bellezza. L'avete disegnato voi?» S'informò.
«Sì, è di mia fantasia. Ci tengo molto che ogni dettaglio sia riprodotto alla perfezione, il costo
non è importante». Rispose Celine, osservando i lavoranti per vedere se qualcuno di loro le prestasse
attenzione, ma nessuno sembrava aver udito il loro scambio di battute.
«Soprattutto desidero che nessun altro oltre a lei vi metta mano. Dicono che i suoi lavori siano
d'incomparabile bellezza, e io desidero che questo sia il migliore di tutta la sua produzione». Concluse.
«Lo farò personalmente. È un grande onore poter fare un oggetto per voi e poter lavorare su un
vostro disegno: sarà un gioiello unico». Acconsentì l'uomo guardando il progetto di Celine con occhi
pieni d'ammirazione.
«Molto bene. Posso contare sia pronto al massimo per il giorno dell'antivigilia?» Chiese Celine,
rimproverando se stessa per non aver pensato di venire prima.
«Senza problema alcuno. Il lavoro è tanto, specialmente in questo periodo, ma molte cose
possono essere delegate ai miei lavoranti». Rispose Govran tranquillamente.
«Ha la possibilità di eseguire anche alcune spille da appuntare sui mantelli? Sono destinate alla
mia guardia personale. Ho disegnato anche queste». Chiese porgendogli un altro foglio.
«Ovviamente la base è generica, su ogni spilla andrà poi apposto il simbolo dell' Elemento
dedicato alla persona che la dovrà indossare». Spiegò Celine per fargli comprendere lo schema che
aveva tracciato.
«È tutto molto chiaro. Per essere giunta tra noi da poco avete un talento naturale a trovare le
forme e lo stile più appropriato agli oggetti: molti dei miei lavoranti, dopo anni di studio, non sarebbero
in grado d'inventare di sana pianta oggetti simili. Se posso permettermi, da dove avete tratto
l'ispirazione?» S'informò Govran.
«Da ciò che mi circonda. Per me tutto questo è al contempo sorprendentemente nuovo e
intimamente conosciuto. Vivo da poco con il mio popolo, eppure dal momento in cui sono arrivata qui
tutte le paure e le incertezze che avevo si sono dissolte, lasciando solo un grande senso di
appartenenza». Rispose sinceramente Celine, non trovando motivo alcuno per inventare una
spiegazione differente.
«Il tutto corrisponde a ciò che ho visto nel vostro tratto. Vi ringrazio per la vostra sincerità, per
questo vi prometto che eseguirò personalmente anche questi». Acconsentì l'uomo facendo il suo primo
sorriso pienamente vero.
«Vedo nuovamente la perplessità sul vostro viso, mia signora» continuò Govran «come vi ho
detto poco fa, i miei occhi sono fatti per vedere oltre».
Celine si limitò a un cenno della testa, e salutando con cortesia Govran uscì in strada seguita da
Buonia.
«Ti sei fatta fare un gioiello?» Chiese Buonia perplessa.
«No. In realtà è un regalo, ma se lui crede sia per me lavorerà meglio: inoltre, visto chi ne sarà
il destinatario, sono felice che creda sia per me». Concluse Celine con un sorriso malizioso.
Buonia, capendo cosa intendesse, se la rise sotto i baffi.
Visitarono il negozio del fornaio. Anche se Celine non doveva comprare nulla da mangiare, era
entusiasta di vedere quel negozio che non somigliava nemmeno lontanamente a un moderno panificio.
L'odore del pane che cuoceva in forno le faceva venire l'acquolina in bocca.
L'esposizione dei pasticcini, tutti fatti rigorosamente a mano, sembrava quella di un piccolo
negozio di gioielli e il pane aveva tutto un colore bellissimo. In un angolo c'era un albero di Natale con
appesi bastoncini di zucchero, omini di pan di zenzero e mini alberi di Natale di marzapane.
Alla fine si fece tentare e prese una sfogliatina al miele speziato: era semplicemente deliziosa,
nessuna panetteria del mondo umano avrebbe mai potuto riprodurre una simile delizia.
Appena dietro l'angolo c'era un negozio di dolciumi che faceva venire voglia di comprare tutto
solo a guardare la vetrina. Nei barattoli in vetro in esposizione c'erano mini alberi di Natale gommosi,
bastoncini di zucchero, fiocchi di neve, Babbi Natali, stelline e quanto altro. C'erano torte e dolci
incredibilmente colorati a forma di slitta, pacco regalo o cappello di Babbo Natale.
Girarono talmente tanto in lungo e in largo che quando tornarono verso il castello era già buio.
La biblioteca di Gallaibh era sotto la piazza di fronte al castello. Da fuori si poteva vedere solo
l'accesso all'elaborata scala di ferro battuto che portava al sotterraneo.
Quando furono davanti all'imponente portone, Celine batté il batacchio.
Venne ad aprire un uomo molto anziano, con lunghi capelli bianchi come anche la barba, che
indossava una tunica color avorio in lana grezza. Celine si tolse il cappuccio e si presentò.
«Mia signora, è un grande onore averti qui. Visita pure le nostre sale, intanto vado a chiamare il
curatore». Le disse l'anziano sapiente congedandosi.
Chi si aspettasse buio e una sensazione claustrofobica non aveva fatto i conti con chi aveva
progettato quel sotterraneo.
La volta della sala grande era altissima, i soffitti affrescati ad arte con scene che
rappresentavano la natura in ogni sua sfaccettatura, come il giardino delle quattro stagioni del castello.
I globi di fuoco, posti in modo strategico, quasi non si notavano, ma davano alla stanza una luce
che sembrava quasi naturale. Bastava perdersi negli ambienti e non pensarci per immaginare di essere
in un gran salone luminoso.
E poi c'erano libri su libri ovunque. Dal pavimento al soffitto, imponenti librerie coprivano
interamente le pareti: un complicato sistema di scale scorrevoli permetteva di accedere ai ripiani
intermedi, altrimenti c'era una scala fissa per raggiungere i ballatoi. Non si trattava solo di balconate
con ringhiera: i ballatoi erano spaziosi e contenevano, disseminati qua e là, poltroncine e tavolini per la
consultazione dei libri.
Le raggiunse un uomo che, se possibile, sembrava ancora più anziano di quello venuto loro ad
aprire. Indossava una tunica come l'altro, ma la sua era marrone scuro e portava in vita un cinturone
fatto a catenella.
«Buonasera mia signora, sono il curatore della biblioteca. Il mio nome è Cambéul, ed è per me
un grande onore la vostra presenza in questo luogo». Le disse inchinandosi.
«Desideravo da qualche tempo visitare questo posto, e non appena il tempo sarà mio amico
conto di passarvi molte ore. Nell'attesa di quest'agognata libertà, ho pensato di venire a porgervi i miei
auguri e a presentarmi». Disse Celine
«Posso permettermi qualche cenno sulla biblioteca?» Chiese Cambéul
«Ma certo». Rispose lei cortese.
«La biblioteca è stata edificata in contemporanea con il castello, ma abbiamo pensato che per
preservare i libri sarebbe stato opportuno non esporli alla luce del sole, pertanto abbiamo studiato
questa soluzione. I globi di luce sono opera dalla famiglia Misneachail: la loro maestria nel
padroneggiare il fuoco, meglio di chiunque altro, ha reso possibile creare questa luce che sembra quasi
naturale e non dà un'idea di soffocamento che, altrimenti, potrebbe essere quasi certa in un sotterraneo
grande e profondo come questo. Qui sono custoditi tutti i libri che sono stati stampati dal nostro
popolo, dalla leggenda di qualche valoroso laoch sino alla storia comune, sulla città, sulle nostre
origini, sui Quattro Regni sparsi per il globo e su Fàs. Leggende, favole per bambini, storie e
cronologie di battaglie importanti ed eventi incisivi per la nostra storia, sono tutti in ordine cronologico
e archiviati in questa grande sala, ma se avete piacere vi farò strada anche verso l'altro
settore».  Illustrò Cambéul.
«Ne saremmo onorate». Rispose Celine con calore.
Il maestro le guidò verso una porticina laterale che si apriva su una stanza tutta in pietra da cui
partiva una scala, sempre in pietra, che conduceva a un altro sotterraneo più profondo.
Qui l'aria era fredda: sapeva di umido, chiuso e polvere, di cose antiche e di segreti. La luce era
molto più soffusa e le fiamme tremolavano verdine anziché di un caldo rosso vivo.
«L'illuminazione e l'atmosfera in questo posto vi sembreranno diverse, forse più tetre, ma tutto
questo serve a preservare gli scritti che vengono conservati qui». Anticipò Cambéul.
«Qui custodiamo i volumi dettati dagli Spiriti, le nostre leggi, e tutto ciò che c'è da sapere
sui Clann na Solus , sulle Armi Sacre e sullo scettro» disse il curatore continuando a fare loro strada
«da questa parte invece c'è la nostra stamperia». Annunciò aprendo una spessa porta.
La sala era rumorosa: c'era odore d'inchiostro e di olio, le macchine erano un antiquato sistema
di stampa e il banco dove venivano rilegati i libri ricordava quelli che sarebbero potuti esistere nel
medioevo.
«Qui stampiamo i libri nelle edizioni speciali da custodire nella biblioteca, i testi al pubblico di
una certa importanza e le ordinazioni per chi vuole fare un regalo». Spiegò l'anziano curatore con voce
gentile.
«Se fosse possibile vorrei fare un ordine». Disse Celine.
«Certo, saremo in grado di soddisfare qualunque richiesta. Di cosa si tratta?» Domandò il
curatore
«Desidero regalare ai quattro membri delle famiglie fondatrici del Consiglio un libro
riguardante l'Elemento della loro famiglia. Dovrà esserci all'interno tutto: dalle nozioni sullo Spirito, a
quelle sul Regno lontano, cenni sui nomi delle famiglie più importanti, i guaritori più famosi,
i laoich più potenti e così via. Ogni copertina dovrà essere disegnata rappresentando l'Elemento che
descrive». Illustrò Celine.
«Penso che verrà certamente un bel lavoro. Se mi permettete, per la copertina, suggerisco di
optare per il disegno a mano fatto dai nostri artisti. Avete piacere di visitare la sala?» Suggerì Cambéul.
«Certamente». Acconsentì Celine.
Cambéul le guidò un'altra volta su per la scala in pietra, e attraversarono nuovamente la grande
sala per poi varcare un'altra porticina, appena visibile dietro un arazzo.
L'atmosfera in quest'ala era molto più simile a quella della sala grande. I globi di fuoco
emanavano una luce quasi naturale e qualche abile pittore aveva affrescato le pareti disegnando delle
finestre aperte sul cielo. Sembrava di camminare in un luminoso corridoio ricco di luce anziché
sottoterra. Il curatore aprì varie porte per mostrare loro la collezione di quadri sulla storia della loro
gente che tenevano protetti lì sotto.
A Celine sembrò quasi di trovarsi al Louvre, tanto ricca era l'esposizione di quadri, arazzi,
acquerelli e sculture.
L'ultima porta si apriva su una sala grande quasi quanto la biblioteca centrale, ma non ospitava
libri, bensì artisti.
Cavalletti per dipingere e banchi da lavoro per scultori affollavano la stanza: le ordinazioni per i
regali di Natale dovevano essere giunte in massa visto il trambusto.
In un angolo riparato della stanza c'erano degli arazzi bellissimi al restauro ed anche delle
sculture.
«È un laboratorio bellissimo». Disse Celine cortese.
«Sì, ne siamo molto orgogliosi». Rispose Cambéul.
«Posso chiederle altri due libri speciali?» Chiese Celine con gentilezza.
«Certamente, mia signora. Ogni vostra richiesta è un grande onore per noi». Rispose Cambéul
compiaciuto.
«Desidero due libri con il pensiero degli Spiriti sul cosmo e sui motivi per cui ce l'hanno
affidato: non interferire con le vite degli umani, mantenere il libero arbitrio, far prosperare l'amore e
soprattutto sul loro pensiero su ciò che rappresentiamo noi. Mi affido alle vostre conoscenze per
scegliere i brani migliori sia per i fregi che l'estetica». Spiegò Celine.
«Farò in modo di non deludervi. Sarà tutto pronto per l'antivigilia di Natale». Rispose l'anziano
curatore.
«I miei ringraziamenti fin da ora dunque, soprattutto per questa splendida visita». Lo salutò.
Celine e Buonia risalirono in superficie che ormai era buio, anche se il candore della neve che
ricopriva tutto rendeva l'oscurità meno densa. Ad attenderle c'erano anche le luci del castello
addobbato per le festività.
Appena si voltò verso esso, Celine, si lasciò sfuggire un gridolino di sorpresa.
«È semplicemente meraviglioso!» Esclamò rivolta a Buonia.
«Mancavo da tanti anni, ma da che mi ricordo non è mai stato bello come quest'anno. Penso sia
per te». Rispose Buonia, altrettanto stupita.
Le mura esterne erano state ricoperte da piccole luminarie che emanavano una sfumatura dorata
seguendone il contorno. Entrando dal cancello spiccavano immediatamente tutti gli abeti addobbati a
festa: un tripudio di colori e lucine li rendeva magici. Al centro del viale spiccava la fontana ghiacciata,
che era stata contornata di piccole luci dai bagliori blu e argentati, e ornata da meravigliose decorazioni
di ghiaccio a forma di fiocco di neve. Solo alzando lo sguardo, però, si poteva notare la cosa più
stupefacente, il castello vero e proprio.
Il contorno era segnato dalle stesse luminarie dorate che ornavano i muri esterni: tutti i merli
delle torri, i bordi dei tetti e il perimetro delle mura erano stati ridisegnati con le lucine. Celine era
sicura che, da lontano, si potesse vedere la sagoma del castello: da vicino era certamente uno spettacolo
da togliere il fiato.
A un passo dalla porta, si fermò di botto.
«Mi hai fregato!» Disse rivolta a Buonia.
L'amica la guardò perplessa.
«Mi hai distratto così bene con il giro turistico che non ho più pensato alla promessa che ti
avevo strappato!» Esclamò Celine picchiettandole il dito sul petto.
«Che promessa?» Chiese Buonia sinceramente dimentica.
«Avevi promesso che avresti fatto un regalo a Caswyn». Le rammentò Celine incrociando le
braccia.
«Non era mia intenzione distrarti in merito, semplicemente non ci abbiamo più pensato
entrambe. Non ti nascondo che continuo a ritenere che non sia una buona idea, anzi: penso che sia
proprio inopportuna». Rispose cautamente Buonia.
«E se lui te lo facesse e tu non avessi nulla da dargli in cambio?» Insisté Celine caparbiamente.
«Va bene, mi arrendo. Ti prometto che una sera di queste, tornando dagli allenamenti, mi
fermerò a comprare qualcosa di adatto». La accontentò Buonia esasperata.
«Frena, frena! Non solo, la sera stessa me lo farai vedere!» Rilanciò Celine.
«D'accordo, adesso andiamo altrimenti faremo tardi e la sessione con Caswyn di stasera non ho
scusanti per saltarla». La esortò Buonia, quasi spingendola dentro.
Capitolo 25 - Il male, gli Spiriti e i Quattro Regni
Quando giunsero nella stanza di Celine, trovarono ad attenderle un biglietto di Morwenna in
bella vista.
«Cosa dice?» Chiese Buonia perplessa.
«Dice di raggiungere subito la sala grande per cena, dove ci attendono tutti i membri del
Consiglio. A quanto pare mi devono parlare». Rispose Celine sospettosa.
Quando raggiunsero la sala, Celine rimase stupita dall'espressione grave di suo zio, di sua
nonna e del resto dei presenti. C'era un buffet allestito, ma nessuno sembrava prestarvi attenzione.
«Sono venuta immediatamente, di cosa si tratta?». Domandò subito evitando inutili
convenevoli.
«Siediti, Celine. Ti dobbiamo delle spiegazioni». Rispose Morwenna pacata.
Celine entrò subito in agitazione. Era evidente che le avessero nascosto qualcosa e la cosa non
le piaceva per niente.
«Spiegatemi dunque, siamo qui apposta». Li esortò guardandoli in faccia uno a uno.
«La situazione nei Quattro Regni è più grave di quanto tu possa immaginare» iniziò Caswyn
«solo oggi, avendo potuto partecipare alla riunione per via della mancata lezione, ho appreso che non
ne eri a conoscenza e ho fatto in modo che ne venissi subito informata».
«Cosa mi avete nascosto?» Volle sapere Celine.
Fissava Morwenna alterata. Era certa che la decisione di tenerla all'oscuro di qualcosa venisse
da lei. Purtroppo Morwenna non riusciva ad accettare il rischio al quale si doveva sottoporre: questo
l'era chiaro, nonostante il suo precedente assenso per la spedizione.
«Celine, cerca di stare calma e di ascoltare» intervenne Erskine «tenta di comprendere le nostre
riserve nel metterti sulle spalle tutte queste responsabilità di colpo».
Celine cercò di calmarsi e trattenere il nervosismo. Aveva ragione Erskine: se non voleva
continuassero a trattarla come una bambina doveva dimostrare di non esserlo.
«Parlamene tu, zio, giacché sei il più propenso ad andare al sodo». Disse diretta rivolgendosi a
Caswyn.
«Sarò il più franco possibile» iniziò Caswyn «non è normale che le difese non reggano e che i
nemici riescano a intrufolarsi nei Quattro Regni. Le difese dovrebbero reggere, come qui, mentre pare
che laggiù sia all'opera qualcosa che consente ai nemici di entrare. Purtroppo non sappiamo di cosa si
tratti». Terminò il più concisamente possibile.
Celine era attonita. Questo pensiero le era già passato per la mente, ma non vi aveva dato peso:
poiché nessuno ne parlava, lei non voleva fare la figura della sciocca chiedendo qualcosa che magari
avrebbe dovuto essere ovvio. Apprese con irritazione che invece aveva proprio fatto la figura della
stupida e dell'inesperta, dando a tutti la certezza di quanto fossero profonde le sue lacune.
«Com'è possibile che non si sappia come fanno a entrare i nemici?» Domandò perplessa «mi
state nascondendo qualcos'altro?»
«No, Celine» intervenne Morwenna «non abbiamo davvero idea di come facciano a introdursi.
Le difese nelle zone limitrofe ai castelli reggono bene ma, tutto intorno, i nemici stanno proliferando e
non ne capiamo la ragione. Fino a pochi giorni fa parevano infiltrarsi solo nelle zone più esterne, ma
dagli ultimi rapporti ricevuti pare che si siano verificati episodi spiacevoli in più punti e sempre più
vicini al centro. Siamo molto preoccupati, non capiamo come sia possibile. Qui a Gallaibh funziona
tutto alla perfezione ed anche nei Quattro Regni le illusioni e le difese sono perennemente alzate, ma
sembrano non essere più efficaci».
«Dobbiamo fare immediatamente qualcosa o sarà la fine. Se riuscissero a penetrare nei centri
operativi posti nei castelli prenderebbero completamente il dominio dei Regni». Disse Celine
preoccupata.
«Stiamo organizzando squadre di laoich pronte a partire immediatamente». Intervenne Davios.
«Non basta!» Esclamò Celine «dobbiamo capire da dove entrano e perché, o ogni aiuto sarà
vano!»
«Purtroppo non abbiamo idea di come arginare il fenomeno e temo che se le cose
peggioreranno la tua spedizione dovrà essere sospesa». S'inserì Morwenna.
«Questo è inaccettabile» si oppose Celine con il nervosismo alle stelle «non lascerò il mio
popolo in balia di quelle creature. Dobbiamo bloccare immediatamente il fenomeno, o non avrò più
nessun regno da salvare. Se Fàs s'impossessasse totalmente dei Regni le Armi finirebbero presto nelle
sue mani e distruggerebbe gli Spiriti, se trovasse il luogo in cui sono confinati e dormienti».
«Celine, hai ragione e siamo d'accordo con te, ma purtroppo non sappiamo come arginare il
fenomeno. Possiamo solo mandare dei guerrieri per contrastare il nemico e dare man forte ai nostri
alleati». La blandì Morwenna.
«Io invece so come fare, e me ne occuperò subito». Rispose Celine decisa.
«Capisco il tuo desiderio di mettere a posto le cose, ma come pensi di riuscire a porre fine
all'avanzata di Fàs?» Domandò Davios scettico.
«Con l'aiuto degli Spiriti». Rispose Celine, lasciando tutti ammutoliti.
«Gli Spiriti non hanno contatti con noi dai tempi remoti...» iniziò Helori incerta.
«Con me li avranno» la interruppe Celine «tentare immediatamente è l'unica speranza che ci
resta. Portatemi nella stanza dello Scettro del Vuoto».
«Perché proprio lì, Celine?» Domandò Morwenna «e come fai a sapere della sua esistenza? Noi
non te ne abbiamo mai parlato».
«Perché, al contrario di quello che pensate, m'istruisco e faccio ricerche. Quella stanza è nel
centro del castello, posta in maniera equidistante da ognuna delle quattro torri dove, una volta, c'erano i
portali. Non posso andare alla torre dell'Aria o del Fuoco: se voglio l'aiuto di tutti e quattro gli Spiriti,
l'unica chance che ho di ottenerlo è andare lì».
Nessuno osò obiettare e, anche se increduli e dubbiosi sulla riuscita del suo piano, decisero di
accontentarla.
Buonia si pose al suo fianco, visibilmente preoccupata.
«Che cosa intendi fare, Celine?» Le chiese sussurrando.
«Lo vedrai, Buonia. Lo vedrai. Almeno tu cerca di dimostrarmi che credi in me». Rispose
piccata all'amica.
«Certo che credo in te! Sono solo preoccupata, non vorrei che facessi qualche sciocchezza».
Rispose Buonia tentando di calmarla.
«Non hai nulla di che preoccuparti. Se le cose andranno come devono, otterrò ciò che mi serve,
altrimenti sì che ci sarà da preoccuparsi».
La camminata verso i sotterranei proseguì in silenzio. Nessuno rimase indietro: tutti volevano
vedere cos'avesse in mente Celine.
Lì sotto era buio e umido, al punto che i globi luminosi illuminavano a stento quei lunghissimi
corridoi di pietra nera che parevano perdersi nei meandri del nulla. Quando giunsero al centro del
castello, Morwenna tirò fuori una chiave per aprire la pesante porta che celava la stanza dello Scettro
del Vuoto.
Ovviamente quell'artefatto non era mai stato in quel posto. Non era mai neppure apparso,
poiché Celine era la prima e unica dei Prescelti al momento, ma era comunque provvista di sistemi di
sicurezza e controllo.
Quando entrarono, le tele luminescenti che mostravano le quattro torri s'illuminarono rivelando
il loro desolante contenuto: i portali distrutti, di cui ancora i frammenti simili a vetro colorato
rilucevano coperti da una teca, e i piedistalli vuoti dedicati alle quattro Armi Sacre.
Celine individuò, al centro della sala, il piedistallo dedicato allo Scettro del Vuoto e vi si mise
davanti inginocchiandosi. Vedendo sua nonna che avanzava verso di lei la invitò a restare in disparte.
«Che non si avvicini nessuno per alcun motivo. Restate ai margini della sala se proprio non vi
fidate a lasciarmi sola, ma non tentate d'interferire: non uno di voi può aiutarmi». Disse, sperando che
le dessero ascolto.
Non sapeva da dove le venisse la certezza concernente le azioni che si apprestava a compiere,
ma sapeva che quella era la strada giusta e nulla le avrebbe fatto cambiare idea.
Quando i membri del Consiglio e quelli della sua guardia si schierarono il più lontano possibile
da lei, staccò il talismano dalla sua cintura e lo prese tra le mani».
Lo sollevò verso l'alto, come se sopra di lei vi fosse un cielo aperto anziché un soffitto di pietra,
e iniziò mentalmente a chiamare gli Spiriti.
"Talamh, Te?net, Uisge, Adhar. Talamh, Te?net, Uisge, Adhar. Talamh, Te?net, Uisge, Adhar.
Talamh, Te?net, Uisge, Adhar."
Invocava i loro nomi senza bisogno di usare la voce, sapeva che bastava il suo pensiero perché
loro potessero sentirla: qualunque cose le avessero detto sarebbe stata solo tra lei e loro.
Non stava accadendo nulla e Celine iniziava a sentire le sue certezze sgretolarsi, ciononostante
continuò a invocare mentalmente l'aiuto degli Spiriti. Si lasciò alle spalle ogni preoccupazione sulla
figura che avrebbe fatto in caso non avesse ottenuto risposta, ignorò i suoi problemi e ogni desiderio
personale. Pose la sua attenzione solo sulla volontà di aiutare la sua gente. A un tratto fu come se tutto
si distorcesse lasciandola senza fiato e perse il contatto con la realtà che la circondava.
Nella sala i presenti erano attoniti: fissavano Celine in ginocchio, ormai certi che il suo tentativo
non sarebbe servito a nulla quando, all'improvviso, la videro avvolta da una potentissima luce argentea
e abbagliante.
Morwenna spaventata fece per correre verso la nipote ma Caswyn lesto la afferrò per un braccio
trattenendola.
«Guarda!» esclamò, indicandole le tele luminescenti che proiettavano le immagini delle quattro
torri.
Ciò che Morwenna vide le tolse il fiato. I frammenti dei portali, che per quasi diciannove anni
erano stati in frantumi, rilucevano della stessa luce argentata da cui era avvolta Celine e si stavano
ricomponendo. Le altre tele luminescenti, che usavano come mezzo di comunicazione con i Quattro
Regni ed erano alimentate dall'energia Elementale, s'illuminarono tutte; i dispositivi che segnalavano
una connessione con i Sovrintendenti dei Regni presero a lanciare segnali luminosi e trilli acuti per
indicare  un tentativo di contatto in entrata, ma le persone presenti nella sala sembravano non
rendersene conto.  Tutti erano come paralizzati dallo shock.
«Dovete rispondere!» Esclamò Aidan, sollecitando i quattro capi del Consiglio ad accettare
l'energia in entrata al dispositivo a cui erano collegate le tele luminescenti.
Tutti i membri ricevettero la stessa comunicazione dai Sovrintendenti: i portali stavano
funzionando e si erano ricomposti anche da loro.
Celine si sentiva a metà tra due mondi: vedeva in lontananza se stessa in ginocchio nella stanza
di pietra, ma lei era da un'altra parte. Si trovava in un mondo sospeso, torri argentate e cortili di pietra
bianca la circondavano. Poi le apparvero gli Spiriti, che erano davvero com'erano stati rappresentati
nelle meravigliose statue che aveva visto quella mattina. Non riusciva a distinguerne i tratti poiché
erano avvolti da un bagliore accecante che le impediva di tenere fisso lo sguardo.
Te?net era avvolto da una luce fiammante rosso arancio, Talamh da un riverbero verde
intenso, Uisge da intensi riflessi blu e azzurri e Adhar da un potentissimo bagliore bianco dagli
innumerevoli riflessi colorati.
Parlavano tutti contemporaneamente e lei non riusciva a distinguerne le singole voci.
«Ben risvegliata, Figlia della Luce. Perché invochi il nostro aiuto?» Chiesero.
Celine stava per rispondere, ma si accorse con sgomento di non aver bisogno di parlare: gli
Spiriti stavano comunicando direttamente con la sua mente, senza aprire bocca. Decise di fare lo stesso.
«Sono molto in ansia per il mio popolo. Le protezioni nei Quattro Regni stanno cedendo e
nessuno ne conosce il motivo».
«E tu pensi di conoscerlo, il motivo?» Chiesero gli Spiriti «pensaci bene, Celine. Perché la
magia operata a Gallaibh, che ha sempre funzionato anche lì, adesso non fa più effetto?» Domandarono
anziché fornirle una soluzione.
Celine, che si aspettava una risposta da loro, rimase di stucco. Non era preparata a sentirsi porre
delle domande. Doveva trovare la risposta da sola, era questo che le stavano dicendo gli Spiriti:
l'avrebbero aiutata, ma non senza che lei stessa fosse consapevole di cosa stava accadendo.
Cercò di concentrarsi su quello che sapeva di Gallaibh e dei Quattro Regni per trovare una
risposta da dare, ma nulla le forniva la soluzione sul perché le difese avessero smesso di funzionare e
su come rimetterle in sesto.
«Non pensare razionalmente a come risolvere un problema o a come innalzare altre difese.
Pensa al vero problema e alla vera differenza». La incitarono in coro.
E allora Celine ripensò al giro che aveva fatto a Gallaibh quel giorno, a come quel piccolo
pezzo di mondo fosse perfetto, puro, a come le vite di tutti scorressero seguendo binari precisi, lontani
dai problemi e dall'infelicità di tutti i giorni. Era come se Gallaibh fosse davvero un mondo a parte,
come se da dopo l'invasione della città e le disgrazie che ne erano conseguite avessero fatto di tutto per
scacciare il male e tenerlo lontano, come se...
«Li abbiamo abbandonati al loro destino!» Pensò Celine rivolta agli Spiriti, piena di pena e
consapevolezza.
«Hai capito... Per lunghi anni il popolo di Gallaibh, terrorizzato da quanto era accaduto, si è
concentrato sulla propria sopravvivenza cercando di tenere il più lontano possibile il male. Si sono
sbarazzati delle armi lanciandole attraverso i portali e non si sono mai preoccupati di trovare neppure
un modo per risanare quei portali. Sin da subito le armate di Fàs si sono concentrate sui Quattro Regni,
per tentare di recuperare le Armi. Le difese hanno retto, ma la popolazione era costantemente assediata
dal nemico sul limitare dei confini. Le Divisioni lì intorno hanno cercato di dare man forte perdendo
innumerevoli guerrieri e così, poco alla volta, si sono allontanate sempre di più da loro. Li hanno
abbandonati al loro destino e il malcontento verso la Capitale è cresciuto. Qui tutti si sono dati per vinti
classificando le Armi come irrecuperabili, mentre il nemico non cessava un attimo di assaltare i Regni.
Non vi sono traditori o complici che hanno fatto entrare i nemici. Le difese funzionano sempre alla
stessa maniera, ma i sentimenti negativi delle persone che abitano quei luoghi, ormai prive di speranza
e prive della gioia di poter vivere nella stessa pace che si respira a Gallaibh, hanno creato delle crepe
interne ai territori. Crepe d'insoddisfazione, rabbia, delusione, infelicità... Sentimenti cupi e
negativi, che Fàs ha saputo sfruttare per fare breccia. Ora che lo sai, saprai anche come fare a porvi
rimedio...»
Il bagliore degli Spiriti crebbe e sembrò travolgerla, poi Celine riacquistò la consapevolezza del
proprio corpo e seppe di essere tornata nella stanza di pietra nel sotterraneo del castello. Sentì il suo
corpo afflosciarsi, come schiacciato da un grande peso, e perse i sensi.
Ad Aidan ci volle una frazione di secondo per rendersi conto che Celine fosse tornata in sé: il
bagliore si era spento e lei stremata stava cadendo a terra priva di sensi. Non riuscì a trattenersi e balzò
verso di lei ancora prima che chiunque avesse il tempo di rendersi conto che la luce che la avvolgeva si
fosse estinta.
Era pallida e gelata, come se le forze avessero completamente abbandonato il suo corpo, stava
per mettersi a urlare chiamando Buonia quando Celine, ancora incosciente, gli afferrò con forza una
mano. Si trattò di un istante, eppure Aidan fu convinto di vedere qualcosa scorrere tra lui e lei. Poi
Celine abbandonò la sua mano e aprì gli occhi.
Aidan era sconcertato: sicuramente si era immaginato quanto era appena accaduto, non era
possibile. Sembrava quasi che Celine avesse tratto da lui l'energia necessaria a risvegliarsi.
Fortunatamente nessun altro aveva visto che lei gli prendeva la mano, neppure Celine, che ora lo
fissava incerta: sapeva cosa era successo, o meglio, cosa a lui sembrava fosse successo, anche se il tutto
era durato pochi secondi.
Le persone presenti nella sala accorsero, ma Celine si rialzò lesta in piedi arginando ogni
tentativo di aiuto.
«Cos'è successo?» Chiese Morwenna esterrefatta. «i portali mentre eri in contatto con gli Spiriti
sono tornati funzionanti. Adesso sono spenti, ma prima rilucevano come una volta e non sono più in
frantumi».
«Perché è la mia energia a farli  funzionare» rispose Celine tra lo sconcerto generale «d'ora in
poi potremmo usarli solo per un periodo limitato, magari per far passare gli aiuti ai Regni. Non ho la
forza per tenerli aperti costantemente, ma è già qualcosa. So cos'ha dato origine alle crepe nelle
protezioni». Concluse infine.
I dispositivi di comunicazione segnalarono nuova energia in entrata e le tele luminescenti
ripresero vita: stavolta, i Consiglieri corsero a rispondere subito.
Le notizie che giungevano erano a dir poco incredibili. A quanto pareva, subito dopo che si
erano accorti che i portali erano stati riparati le protezioni avevano iniziato ad allargarsi.
«È la speranza». Disse Celine quando i Consiglieri posero fine alle chiamate.
«Spiegati meglio». La incitò Helori.
«In questi anni, dopo l'attacco alla Capitale, vi siete chiusi in voi stessi e involontariamente
avete abbandonato poco per volta i Regni al loro destino. Senza rendervene conto vi siete tolti un peso
sbarazzandovi delle quattro Armi Sacre ma quel peso lo avete buttato su di loro, che da allora sono stati
costantemente sotto assedio. La felicità e la perfezione della vita che abbiamo a Gallaibh saranno
sempre uno schermo forte e nulla potrà passare attraverso le protezioni, ma l'incertezza, la delusione e
lo stato di abbandono in cui versano i Quattro Regni ha fatto sì che il popolo che lo abita fosse
involontariamente soverchiato da pensieri negativi. Questi pensieri, che se fossero più intensi
porterebbero all'odio, permettono a Fàs di entrare». Spiegò Celine lasciando tutti a bocca aperta.
«Adesso devo parlare con ognuno dei Sovrintendenti per mettermi d'accordo con loro e fargli
sapere che andrò personalmente sul territorio a recuperare le armi» disse Celine, dirigendosi verso i
dispositivi di comunicazione «Davios, manda a chiamare immediatamente i laoich che erano pronti a
partire: li faremo passare attraverso i portali. Corentin, prepara delle provviste: le manderemo al Regno
dell'Aria per aiutarli a sopperire i loro problemi con il raccolto». Ordinò Celine prima di concentrarsi
sulle comunicazione da dare ai quattro Sovrintendenti.
Mentre tutti stavano abbandonando la sala, per svolgere i compiti assegnati il più rapidamente
possibile, Aidan, ancora sconcertato per quello che gli era sembrato di vedere, stava risalendo in
superficie distratto. Quando una mano lo afferrò trascinandolo dietro un angolo non ebbe neppure il
tempo di reagire.
«Un forte attaccamento alla corona, devo dire» lo investì suo cugino con un ghigno sarcastico in
volto «quanto ha a che fare questo con il tuo precedente rapimento?» Chiese.
«Non so di cosa tu stia parlando». Rispose Aidan divincolandosi.
«Lo sai bene invece, e ne è informato anche qualcun altro. Qualcuno che mi ha raccontato il
motivo della sua estromissione da un ruolo che le sarebbe spettato di diritto». Sibilò Davios deciso a
non mollare.
«Se questa nostra conoscenza comune è quella che penso, saprai bene quante e quali
sciocchezze è in grado di dire una donna rifiutata, anzi, stai attento. Magari la prossima vittima delle
sue bugie potresti essere tu!» Replicò Aidan, deciso a non cedere di un millimetro.
«Una donna messa da parte per una dei Figli della Luce, questo sì che farebbe parlare. Potrebbe
mettere in dubbio molte cose sul conto di Celine, sai?» Insisté Davios.
«Questo è ciò che piace credere a Kaina. Sono un guerriero, proprio come te, e sono tra i più
forti e tu lo sai. Non sono interessato ad accasarmi con una guaritrice e a smettere di rigenerarmi, e tu
dovresti condividere questo mio pensiero. Kaina mi è sempre servita per gli stessi motivi per cui ora te
ne servi tu: divertimento. E la colpa è solo sua». Sputò Aidan, che non si curava minimamente di
offendere i sentimenti di Kaina in caso quelle parole le venissero riportate.
Era una persona subdola e di certo non meritava da parte sua nessuna delicatezza.
«Può anche essere che sia così, cugino, ma t'invito a cercare di controllarti. Quello che ho visto
stasera mi ha fatto dare peso alle parole di una donna rifiutata». Rispose Davios ancora deciso a non
mollare il colpo.
«Dopo quello che hai visto stasera hai ancora dei dubbi su cosa sia in grado di fare Celine? Sei
davvero ridicolo. Prova allora a esternare questi dubbi al Consiglio, anzi, t'invito a farlo. Di' loro che la
tua informatrice è Kaina, una guaritrice. Sicuramente sarai preso in considerazione». Lo incitò Aidan
strafottente.
«Può darsi che tu abbia ragione. Ciò cui abbiamo assistito stasera ha dell'incredibile, ma anche
ciò che ho visto io non è da meno. Mio cugino, l'uomo che tutte hanno soprannominato a sua insaputa
"cuore di ghiaccio", è innamorato di una dei Figli della Luce...»
«Stai molto attento a ciò che dici» lo investì Aidan ribaltando la situazione e schiacciandolo
contro il muro «se tenterai di danneggiarla saprò come ripagarti e soprattutto danneggerai anche tutto il
nostro popolo. Forse non lo sai, ma ero io a occuparmi di Celine quando ancora non sapevamo chi
fosse. Sono abituato a reagire quando si trova in una situazione di pericolo e per questo motivo e
nient'altro agisco in questo modo. Se oserai nuovamente riprendere l'argomento saprò come fartene
pentire».
Evidentemente la sua rabbia doveva essere palese perché lesse negli occhi di Davios una certa
paura.
«D'accordo cugino, diciamo che ti credo. Ma fai attenzione in futuro, magari il prossimo che
nota il tuo modo di fare potrei non essere io». Osservò Davios, abbandonandolo in mezzo al corridoio.
Se prima Aidan aveva preso in considerazione l'idea di dire a Celine ciò che gli era sembrato di
vedere, adesso gli era ben chiaro che dovesse tenerlo per sé e ringraziare che nessuno avesse visto il
modo in cui lei gli aveva stretto la mano. Da adesso in poi avrebbe evitato incessantemente ogni
contatto con lei: si sarebbe concesso solo ciò che aveva già predisposto di fare e unicamente perché
sentiva sarebbe stato necessario per la sua sicurezza, ma null'altro.
Celine aveva rassicurato i Sovrintendenti dei Quattro Regni sui suoi viaggi imminenti e aveva
spiegato loro l'impossibilità nel mantenere i portali costantemente attivi, ma per tranquillizzarli aveva
poi provveduto immediatamente a far passare i primi aiuti. Era stremata ma felice di aver posto
momentaneamente rimedio agli attacchi di Fàs. Certo il problema non era risolto definitivamente, ma
almeno era un inizio.
Si era messa a letto e stava tentando di convincere Buonia a lasciarla, quando fece il suo
ingresso nella stanza suo zio.
«Volevo solo complimentarmi con te per ciò che hai fatto. Nessuno di noi ne sarebbe mai stato
in grado». Esordì sedendosi sul letto a fianco a lei.
«Ho fatto quello che dovevo e che solo io potevo fare. Domani starò meglio. Adesso porta via
Buonia con te: avete il vostro allenamento, non voglio che perda altro tempo qui con me». Lo esortò
Celine desiderosa che l'amica avesse il tempo di prepararsi per le prove che avrebbe dovuto affrontare.
«Non devi preoccuparti di questo, Celine. Stasera sarebbe impossibile, il Consiglio è ancora
riunito. Si stanno fustigando a vicenda per le loro mancanze in questi anni, tra poco li raggiungerò
nuovamente. Se io e Buonia sparissimo stasera qualcuno lo noterebbe. Riposatevi entrambe». Rispose
Caswyn mettendo fine alle sue proteste.
Una volta sole Celine, finalmente, abbandonò le responsabilità e si concesse di essere di nuovo
una ragazza di diciotto anni.
«Non avrei mai creduto di trovarmi Aidan di fronte quando ho riaperto gli occhi». Disse felice
rivolta a Buonia.
«Non so quanto questo sia un bene, Celine». Rispose mesta l'amica.
«Perché dici così?» Domandò Celine perplessa.
«Ho visto come vi guardava Davios. Stavo per intervenire, quando sei svenuta, ma non ho fatto
neppure in tempo a muovermi che Aidan era già lì con te. Non è riuscito a trattenersi: evidentemente la
sua preoccupazione era troppa, ma è stato un passo falso, almeno agli occhi di qualcuno». Spiegò
Buonia concisa.
«A questo non avevo pensato. Credo che dopo questo cedimento diventerà ancora più distante».
Realizzò Celine tristemente.
«Già... Spero solo che Davios non ti crei problemi o non metta in dubbio ciò che sei. Già alla
riunione alla Villa, secondo me, pensava che il rapimento di Aidan potesse avere a che fare con un
possibile legame tra di voi. Il modo in cui vi guardava prima non mi è piaciuto». Rispose Buonia
sincera.
«Davios non mi è mai piaciuto in generale, ma dopo ciò che ho fatto stasera non è nella
posizione di mettere in dubbio quello che sono. Non mi preoccuperei più del dovuto: purtroppo so che
Aidan lo farà e che si allontanerà sempre di più. Hai ragione, non è stata una cosa favorevole al nostro
rapporto la sua reazione». Fu l'ultima cosa che disse Celine, prima di sprofondare in un sonno
ristoratore.
Il giorno dopo, per Buonia e Caswyn ripresero i ritmi di vita degli ultimi giorni, mentre per
Celine iniziò un ciclo di nuove riunioni incentrate sulla ricerca di soluzioni momentanee per sopperire
ai problemi dei Quattro Regni.
Purtroppo non poteva andare in quattro posti contemporaneamente e dovevano trovare il modo
di tenere a bada Fàs mentre lei avrebbe fatto i suoi giri. Preparare le spedizioni non era cosa semplice e
non avrebbe insistito per partire prima rischiando di mettere in pericolo la vita delle persone che
l'avrebbero accompagnata. Inoltre avrebbe dovuto aspettare l'esito degli esami di Buonia e di suo zio,
quindi la tabella di marcia sarebbe rimasta invariata.
Celine predispose che un team di guaritori si recasse nel Regno dei Guardiani della Terra per
provare ad aiutare la figlia del Sovrintendente. La tentazione di spedire lì Kaina e sbarazzarsene per un
lungo periodo, accettando il suggerimento di Helori, era fortissima, ma sapeva che farlo, se la serpe non
avesse desiderato andarvi, sarebbe stato controproducente. Controvoglia la fece convocare al cospetto
del Consiglio, trattandola con estrema cortesia.
Come si era aspettata, Kaina non era felice di quell'incarico. Stare lontana da Aidan, ora che
anche lui era a Gallaibh e che ci sarebbe stato ancora per poco, evidentemente non rientrava nei suoi
piani. Certo non rifiutò apertamente, ma era chiaro che se l'avesse mandata avrebbe trovato il modo di
spargere il male anziché aiutare. La frase con cui rispose fu sufficientemente eloquente in quel senso.
«So che avete deciso per un'altra persona come capo guaritrice alle spedizioni, e questo mi ha
fatto mettere in dubbio le mie capacità e mi ha spinto ad approfondire i miei studi. Penso che tra i
guaritori presenti in città troverete sicuramente qualcuno di più adatto a questa missione. Non voglio
tirarmi indietro, semplicemente sto affrontando nuovi studi e desidererei completarli per essere
all'altezza delle vostre aspettative in futuro».
A Celine non era rimasto altro da fare che ringraziarla per l'impegno che stava mettendo nel
migliorare le sue doti e convocare altri guaritori per la spedizione.
Per il Regno dei Custodi del Fuoco decise di inviare degli squadroni di laoich da predisporre sui
confini. Da ciò che aveva appreso era il Regno in cui le difese avevano retto di più. Forse, a causa della
grande fierezza di quella stirpe e del loro coraggio, era il posto dove il malcontento si faceva sentire di
meno.
Nel Regno dei Protettori dell'Acqua era evidente il bisogno d'aiuto di altri guerrieri, ma
soprattutto di potenti illusionisti. Essi avrebbero dovuto erigere altre difese nei punti in cui i nemici
avevano creato delle roccaforti nelle spaccature. Se il male era così radicato da aver potuto creare
addirittura dei punti di ritrovo, l'unica strada per tenerli a bada era recintare quei posti con altre
illusioni.
Per finire, al Regno dei Sorveglianti dell'Aria, avrebbe inviato altre scorte di cibo e guerrieri
che pattugliassero il territorio per tenere sotto controllo le sparizioni degli abitanti. Presto sarebbe
giunta da loro, ma doveva comunque fare in modo di inviare aiuti concreti immediati.
La giornata passò velocissima e, quando si ritrovò con Buonia per cena, la informò dei
progressi che avevano fatto nel gestire i problemi.
Capitolo 26 - Preparativi
Erano le dieci di sera, quando Buonia uscì dal portone del castello dopo aver lasciato Celine in
biblioteca. Dopo gli avvenimenti del giorno prima, il suo desiderio di apprendere quanto più possibile
sui Regni era aumentato.
Lei e Caswyn non avevano un orario fisso, ma finivano per arrivare entrambi nello stesso
momento quasi tutte le volte. Si doveva essere cauti per non rischiare d'incontrare nessuno e soprattutto
lui aveva sua madre con cui dover conferire e cui non sfuggiva nulla: se fosse sparito presto senza
motivo avrebbe di certo iniziato a sospettare di qualcosa.
Buonia era certa che Morwenna la stimasse e avesse sicuramente dell'affetto per lei, ma
nonostante tutte le battaglie che vinceva Celine contro di lei era pur sempre il capo di una delle
famiglie più importanti di Gallaibh e di certo non avrebbe voluto una come lei a fianco di suo figlio.
Non era più una cameriera, ma le sue origini restavano comunque quelle di una famiglia di fattori e
soprattutto di una discendenza in cui i poteri erano scarsi e pressoché inesistenti.
Certo, si vedevano solo per esercitarsi e non facevano nulla di male, ma da quello alle voci che
sarebbero circolate circa le loro notti nella casetta in giardino ci sarebbe stata sicuramente una bella
differenza. Non osava pensare a cosa ne sarebbe venuto fuori se li avessi visti Kaina, considerando che
era palesemente arrabbiata per essere stata esclusa a priori dalla missione da Celine.
Stava ancora rimuginando sulla promessa di prendere un regalo per Caswyn, e in effetti, anche
se non voleva ammetterlo neppure con se stessa, c'era qualcosa che desiderava comprare per lui dal
primo momento in cui era passata davanti alla vetrina e l'aveva vista, senza sentirsi all'altezza di farlo.
Con questi pensieri si ritrovò fuori dalla casetta senza quasi essersi resa conto di come fosse arrivata.
Quando aprì la porta trovò Caswyn, intento a sistemare gli ingredienti per le pozioni sull'ampio
tavolo sgombrato apposta per l'occasione.
«Temevo che stasera avessi deciso di disertare nuovamente la nostra lezione». La accolse
sorridendo.
«No, figurati. Non avrei nemmeno saltato la lezione diurna di ieri per il giro con Celine, né
quella serale. Solo che ci teneva a fare un giro della città e poi gli avvenimenti di ieri sera avevano
giustamente la precedenza». Rispose Buonia togliendosi il mantello nero.
«Secondo me la giornata con mia nipote ti ci voleva invece, per tirare un po' il freno. Sei più
vitale stasera, oserei dire quasi più bella». Asserì Caswyn facendole un sorriso.
Buonia si sentì avvampare per l'imbarazzo: tutto si aspettava tranne un commento di quel
genere. Però le diede un'idea: aveva trovato il posto dove dare il suo regalo a Caswyn in modo da non
suscitare imbarazzo in nessuno né chiacchiere. La casetta era il posto ideale. Senza rispondere si
avvicinò al tavolo preparato per consentirle di fare esercizio.
«Oddio, dove hai trovato tutta questa roba? Ti sarà costata un occhio della testa!» Esclamò,
guardando tutti quei materiali, strabiliata e tentando contemporaneamente di cambiare argomento.
«Fare scorte per l'infermeria della regina aiuta a farsi benvolere dai fornitori». Rispose Caswyn
senza fornire ulteriori dettagli.
«Sai che non potresti osservarmi mentre mi esercito a creare pozioni? Questa è un'arte
segretissima!» Disse Buonia scherzosamente.
«Ma tu sai bene che sono probabilmente l'illusionista più in gamba di Gallaibh, per cui saprai
che ho partecipato ai corsi dei Guaritori e non sono del tutto digiuno da queste cose. Oltre lo scherzo
noto acredine, è tutto a posto?» Chiese Caswyn acutamente.
Buonia rimase sorpresa da come fosse capace di notare un suo stato d'animo anche solo
dall'intonazione della voce, e decise di essere sincera.
«Ieri con Celine, oltre a fare shopping, siamo andate in visita alle scuole e nella torre di
Pozionisti e Alchimisti il Sovrintendente non voleva farmi entrare, o meglio, solo nell'ala degli
Alchimisti, visto che era stato informato che il corso per Pozionisti lo avevo frequentato. Insisteva
appunto sulla segretezza della professione, come se guardando un pugno di ragazzini che si esercitano
potessi carpire chissà quale segreto e improvvisarmi alchimista». Spiegò lasciandosi cadere sulla
poltrona.
«Scommetto che vi hanno fatto entrare entrambe, vero? Raccontami, cos'ha inventato la mia
combattiva nipote?»
«Celine l'ha fatto tremare. Gli ha detto senza mezzi termini che, se mi avesse proibito l'accesso,
non sarebbe entrata neppure lei e sarebbe stato chiaro che la presenza della regina fosse poco gradita
nelle aule degli Alchimisti. Il poveretto prima è sbiancato, poi ha assunto tutte le sfumature del verde».
Rispose Buonia, lasciandosi sfuggire una risatina sommessa.
Caswyn le andò dietro e di lì a breve ridevano entrambi come matti.
«Non hai nulla di cui vergognarti o per cui sentirti respinta. Le tradizioni per certa gente sono
dure a morire. Sono certo che il Sovrintendente non fosse particolarmente felice neppure di fare entrare
Celine, nonostante lei abbia diritto ad avere accesso a ogni luogo; credimi, sono solo dei pomposi
arroganti, e in ogni caso è come dici tu. Io per primo ho assistito a un sacco d'interventi durante le
simulazioni, ma non sarei certo in grado di farne uno». Osservò Caswyn quando riuscirono a smettere
di ridere.
«Invece penso sempre che sia per via del fatto che sono solo una contadina e una cameriera».
Rispose Buonia, andando verso il tavolo adibito a banco di lavoro.
Caswyn le andò dietro e, poggiandole le mani sulle spalle, la costrinse a voltarsi verso di lui,
tirandole su il mento per obbligarla a guardarlo in faccia.
«Buonia, tu non sei né una cameriera né una contadina. Sarai anche nata nella casa di un fattore,
ma la strada che hai scelto è diversa. Hai completato non uno ma ben tre corsi di studio; hai preferito
lavorare come cameriera presso la mia casa, pur non essendo solo quello; hai continuato a farlo per mia
madre, facendo anche la guaritrice. Ora sei la confidente più stretta della regina del nostro popolo e tra
poco sarai elevata ai privilegi di una laoch. Potrai rigenerarti, e sarai in battaglia a fianco a Celine come
sua capo-guaritrice. I tuoi figli nasceranno e vivranno al castello, avrai un rango importante. A breve
tutti i figli delle persone più importanti si faranno avanti con te, perché solo tu continui a non volerlo
vedere?» Le chiese con fervore.
Buonia era pietrificata. La mano di Caswyn era ancora posata sul suo viso, e la stava guardando
fissa negli occhi. Era una situazione terribilmente imbarazzante ed anche desiderabile: sarebbe bastato
un passo per baciarlo. Il pensiero la scosse e le diede la forza di voltarsi nuovamente verso il tavolo.
«Hai ragione, ma ancora mancano alcuni passi per raggiungere realmente una posizione, ed è
ora che il posto assegnatomi Celine per fiducia e simpatia me lo guadagni davvero».
Così dicendo iniziò a lavorare per creare i più svariati tipi di pozioni, dalle più complesse alle
più basilari.
Caswyn la osservava attento girando attorno al tavolo, tenendo il tempo di ciò che faceva,
osservandone la precisione e la fluidità dei movimenti nel dosare sostanze microscopiche. Buonia
sentiva di avere un talento naturale per quel ramo, l'era evidente. Si erano fatte le tre del mattino
quando la fermò.
«Sono le tre, direi che è ora di andare a dormire o domattina non ci alzeremo per la lezione».
Disse Caswyn interrompendola.
«Ormai questa è quasi pronta, la finisco e vado a letto. Tu intanto vai, in ogni caso è meglio non
rientrare insieme. Non si sa mai». Rispose Buonia, tornando a spostare l'attenzione su cosa stava
facendo.
«D'accordo, ma promettimi che finirai questa e andrai a dormire». Insisté Caswyn.
«Certo, vai pure». Rispose Buonia continuando il suo lavoro.
Quando finì di preparare la pozione iniziò a coprirsi per uscire, ma i suoi pensieri presero
un'altra strada.
"Non avrò mai il tempo di comprare il regalo per Caswyn dopo le lezioni, troverei quasi
sempre tutti i negozi chiusi. Rimarrò qui sveglia e andrò fuori all'alba, sperando di trovare qualcuno
che mi faccia entrare."
Così si tolse il mantello appena messo e riprese ad armeggiare con gli ingredienti per tenersi
sveglia. Aveva preparato in prevalenza pozioni adatte al viaggio che stavano per compiere, in modo
che tutto quel materiale non andasse sprecato solo per le sue prove, ma, vista la giornata che la
attendeva l'indomani dopo una notte in bianco, decise di cimentarsi in un leggero tonico rinvigorente
per dare una mano a se stessa. Aveva appena finito quando notò, dalla piccola finestra, che il cielo si
stava schiarendo. Lesta Buonia s'infilò il mantello e si diresse verso l'uscita del castello.
Gallaibh era affascinante a qualsiasi ora: si aveva sempre l'idea di trovarsi in un mondo perso
nel tempo. La luce, che stava per rischiarare la valle, se la giocava con l'oscurità che si diradava e la
neve conferiva a tutto l'ambiente un'aura magica ed eterea. I tetti erano stracarichi: era evidente che,
mentre lei era impegnata ad allenarsi, avesse nevicato copiosamente ancora una volta. Sarebbe
volentieri stata lì ferma ad ammirare il paesaggio che s'illuminava e cambiava, ma doveva darsi una
mossa. Nelle case, sopra i negozietti, le luci erano già accese e dai comignoli iniziava a uscire il fumo.
Alcuni mattinieri come lei si dirigevano svelti verso la piazza del mercato per accaparrarsi le verdure
migliori. Buonia s'infilò in un vicoletto laterale e poi nella prima svolta a destra. Lì c'era il portoncino
di una piccola abitazione che non visitava da molti anni, per la precisione da quando era andata via
da Gallaibh con Morwenna. L'etichetta sul campanello recava solo il nome: Adraste. Buonia si fece
coraggio e suonò, nonostante fosse l'alba. Sua cugina venne ad aprire quasi subito, e Buonia si rallegrò
che le vecchie abitudini non fossero andate perse negli anni e che fosse già sveglia.
Adraste era ancora in vestaglia con i lunghi capelli biondi che le scendevano fin sotto la vita,
fissandola dalla soglia come se avesse capito chi fosse, ma facesse fatica a convincersi che fosse realtà.
Alla fine Buonia parlò per prima.
«Adraste, sono molti anni che non ci vediamo e so che sarei dovuta venire a farti visita appena
arrivata, ma ho avuto molto da fare ed anche ora non dovrei essere qui. Tra poco ho una lezione cui non
posso arrivare in ritardo». Esordì Buonia.
«Cugina cara, ti direi che non sei cambiata di un giorno dall'ultima volta in cui ti ho visto, ed è
così, ma è anche una menzogna. Ora non sei più una serva e si vede anche dal tuo portamento. Sono
felice che tu sia venuta, qualunque sia il motivo: sei l'unica persona della nostra famiglia che mi parla
ancora, ed è bello sapere che sei di nuovo qui». Rispose Adraste invitandola ad entrare.
Davanti a un tè, Buonia le raccontò sommariamente le vicende di Celine, ma a un certo punto
Adraste la interruppe.
«È molto bello conoscere di prima mano come si è svolta la venuta di una dei Clann na Solus,
ma non sei qui per questo. Dimmi di cosa hai bisogno e vedrò se e come posso aiutarti. Quando poi
tornerai dai tuoi viaggi, ci sarà tempo e modo per parlare: io sono sempre qui». Disse schiettamente.
«Fai sempre i lavori di ricamo per Kerra? Ieri non ti ho visto nell'emporio». Domandò Buonia
incerta.
«Sì. Certo. Lavoro per lei da quando me ne sono andata di casa e continuerò a farlo. Ieri ero in
magazzino a selezionare i colori dei fili per la prossima stagione, dobbiamo già portarci avanti con le
scorte».
«Desidero un mantello molto bello che ho notato in vetrina». Disse Buonia riluttante.
«Quale? Ce ne sono molti». S'informò Adraste.
«Quello da uomo, bianco con i fregi azzurri e dorati, e vorrei che al centro ci ricamassi il
simbolo dell'Aria». Specificò Buonia.
«È un modello unico, hai occhio» osservò Adraste studiandola. Sembrò passare oltre, poi la
squadrò decisa «ancora Caswyn? Dopo tutti questi anni?» Domandò come folgorata dal pensiero.
Buonia non ritenne di dover mentire all'unica persona di cui si fosse sempre fidata, prima di
diventare amica di Celine.
«Ho passato lunghi anni nel dolore pensando fosse morto. Ora studiamo e ci alleniamo insieme,
desidero solo fargli un regalo di Natale. Tra noi non ci sarà mai nulla, ma vedergli indosso una cosa
mia mi renderebbe felice».
«Non sono qui per giudicarti e in ogni caso tu non sei inferiore a lui: non vedo perché non
dovrebbe esserci nulla tra voi. Comunque non sono affari miei. Costa molto, come lo prendo da Kerra?
A nome di chi?» Chiese Adraste pratica.
«Questi» disse Buonia, appoggiando sul tavolo una borsa di monete «dovrebbero bastare.
Desidero anche lo scialle ricamato con le farfalle per Celine, ma dovresti aggiungerci il ricamo di tutti e
quattro i simboli e poi farmi consegnare tutto al castello in modo discreto». Spiegò Buonia.
«Li porterò io direttamente, non ci sono problemi». Fu la risposta decisa di Adraste.
Buonia si limitò ad assentire con il capo e si alzò in piedi per congedarsi, quando sua cugina la
strinse in un abbraccio.
«Vieni quando vuoi. Sei l'unica parente che mi è rimasta». Le disse lasciandola andare.
Una volta in strada, Buonia prese la rincorsa verso il castello. Si cambiò rapidamente e trovò
Celine in sala a fare colazione da sola.
«Dove sei stata tutta la notte?» Chiese Celine maliziosa.
«A fare quello che mi hai chiesto». Rispose Buonia rubandole dal piatto una fetta biscottata già
imburrata.
Celine la fissò perplessa.
«Ho aspettato che Caswyn se ne andasse, dicendogli che poco dopo sarei rientrata anch'io,
invece sono rimasta a esercitarmi tutta la notte per non addormentarmi e all'alba sono uscita per
procurarmi il suo regalo. Appena mi sarà consegnato lo vedrai». Spiegò Buonia, alzandosi mentre
ingollava rapidamente un bicchiere di succo d'arancia «adesso scappo o farò tardi! Ci vediamo presto».
Terminò la sua comparsa, prendendo la porta di corsa.
Celine era curiosissima, ma purtroppo non poteva rincorrerla per avere dettagli. Il Consiglio la
attendeva e c'era molto lavoro da svolgere.
Nella sala trovò presenti tutti quelli che avevano partecipato alla riunione del giorno prima ad
eccezione di Caswyn, impegnato con le lezioni.
Quando Morwenna aprì la seduta, Celine prese subito la parola.
«Confido che abbiate preso delle decisioni in merito alle questioni discusse in mia assenza
l'altro giorno. Ora che le urgenze concernenti i Quattro Regni sono state risolte pregherei Helori, che di
solito è la più concisa, di riassumermi il tutto».
Helori aprì la sua fidata cartelletta, inforcò gli occhiali da lettura e iniziò a riassumere la
riunione tenutasi quando Celine era impegnata nel suo giro con Buonia.
«Abbiamo stabilito che partirete dopo l'epifania, in modo da concedere a tutti i membri della
spedizione la possibilità di trascorrere le feste con le proprie famiglie. Abbiamo predisposto una
riunione tramite tele luminescenti con il Sovrintendente del Regno dell'Aria. Vi accoglieranno nel loro
castello, ma la terra è molto vasta e le spedizioni che condurrete in giro vi porteranno a volte lontani dal
castello. Esso è posto vicino al limitare del Regno dell'Aria, quindi abbiamo predisposto tende adatte a
quel tipo di clima, oltre a carri e cavalli per trasportare il tutto durante gli spostamenti. I cibi non
deperibili sono già stati ordinati, il resto vi sarà fornito in loco». Helori si fermò in attesa di assenso.
«Fin qui non ho nulla da eccepire, vai pure avanti». La esortò Celine.
Helori barrò qualcosa nei suoi fogli poi riprese.
«Davios, Corentin ed io ci siamo già mossi per pre-selezionare il personale aggiuntivo. È stata
creata una possibile squadra di supporto di Guaritori e Pozionisti per Buonia e una di laoich per te, in
caso di scontri e di spedizioni separate. Durante i primi giorni dell'anno vi saranno presentati in modo
che possiate approvare la scelta». Helori fece nuovamente una pausa guardandola.
«Fissa l'incontro non oltre i primi di gennaio in modo che se servissero dei rimpiazzi ci sia il
tempo di trovarli, e fate già allenare una parte di persone in più in modo che possano essere pronte a
sostituire quelle che eventualmente scarteremo. Poi passa pure al prossimo argomento». Disse Celine.
«Alcuni dei guerrieri esperti dovranno andare in missione e in avanscoperta con il resto della
squadra, quindi dovrai nominare due membri che siano sempre al tuo fianco, se hai già in mente i nomi
posso segnarli». La esortò Helori.
«Certo, voglio sempre al mio fianco Aidan e Brian». Disse Celine rapidamente.
«Non sarebbe meglio qualcuno di più esperto? Erskine ed Ermer...» Suggerì Morwenna.
Helori la guardò in attesa di sapere quali fossero i nomi da scrivere. Celine si compiacque che
non prendesse immediatamente nota del volere Morwenna: era il chiaro segnale che ormai le decisioni
venissero prese solo da lei.
«No, assolutamente. Appunto perché sono esperti e sono stati anche a capo di una Divisione,
tutti i laoich che saranno in avanscoperta saranno più inclini ad accettare e ubbidire ai loro ordini che
non a quelli di due ragazzi. Helori, ti confermo la mia prima scelta». Rispose senza esitazione.
Morwenna si limitò a storcere la bocca, ma non aggiunse altro.
«Abbiamo inoltre preparato un documento con tutti i punti salienti sul territorio, con mappe
allegate, da poter studiare per decidere un eventuale percorso. Per definire meglio la cosa è stata fissata
una riunione il quattro gennaio in cui Morwenna vi renderà note anche diverse caratteristiche del
territorio e risponderà a tutte le domande. A quella riunione parteciperà tutto il gruppo che prenderà
parte alla missione, in modo da essere certi che siano preparati al meglio, ed è già stata inoltrata anche
a loro la copia del documento». «Bene, mandatene una copia anche alle riserve, in modo che siano
pronti anche loro. Ci sono altre notizie importanti?» Chiese Celine.
«Abbiamo fissato la lista degli ospiti per la cena di Natale, quella per la prova di Caswyn e
Buonia il trentuno mattina e per i festeggiamenti della serata. Dopo che avranno sostenuto la prova e
l'avranno superata entrambi, dovrai scegliere un cavaliere e una compagna per loro per la serata e
dovrai scegliere anche il tuo. Se vuoi, ho già pronta una lista di proposte». Concluse Helori.
Morwenna la fissò senza proferire parola, ma quello sguardò le bastò. Sapeva di non poter
scegliere Aidan: sarebbe stato troppo evidente un suo interesse personale.
«Per quanto riguarda Buonia e Caswyn deciderò a tempo debito. Non nutro alcun dubbio
sull'esito della prova per entrambi, ma non voglio programmare niente in anticipo. Per quanto riguarda
me stessa non sceglierò nessun cavaliere. Non conosco bene nessuno, quindi intratterrò la maggior
parte degli ospiti presenti e dedicherò loro tutta la mia attenzione giacché, dopo poco, partirò e sarò di
nuovo assente per un lungo periodo». Rispose, fornendo una scusa più che valida per scansare entrambi
quegli obblighi. Prima di tutto aveva già deciso che Buonia e Caswyn si sarebbero accompagnati
vicendevolmente, in secondo luogo non aveva nessuna intenzione di avere addosso tutta la sera
qualcuno di cui non le importasse assolutamente nulla.
Se anche pensavano la sua fosse una decisione fuori luogo, nessuno osò esprimere un parere
contrario.
Dopo quella riunione ve ne furono altre nei giorni seguenti per decidere i dettagli e poi i dettagli
dei dettagli. Celine a volte si perdeva in un altro tipo di pensieri, lasciando i Consiglieri a battibeccare
tra loro, per poi intervenire solo quando giungevano a una proposta concreta.
Riusciva a passare pochissimo tempo con Buonia: lei era presissima dalle serate con Caswyn e
stanchissima per gli allenamenti giornalieri, che la portavano al centro d'addestramento già sin dal
mattino presto.
Si sussurravano mezze parole a tavola durante la cena e a colazione. Celine sapeva che le
lezioni erano sempre più difficili, ora che si confrontavano direttamente con i laoich, e che la notte
dormiva pochissime ore. Caswyn, infatti, era passato dalle pozioni alle illusioni relative a pazienti gravi
sui quali Buonia doveva intervenire.
Lei aveva smesso di andare in biblioteca di sera, sapendo che altrimenti l'amica la sarebbe
andata a cercare e avrebbe perso preziose ore di sonno. Passava le sue serate a studiare tutto il possibile
sul Regno dell'Aria direttamente alla sua scrivania e quando, nel silenzio della notte, sentiva il pesante
portone chiudersi, s'infilava lesta sotto le coperte fingendo di dormire. Sarebbe bastato anche solo
incontrarsi e lei e Buonia si sarebbero messe a parlare ore, rubandole anche quel poco tempo per
riposare che le restasse a disposizione.
Fortunatamente i giorni passarono rapidamente e, finalmente, si ritrovarono a colazione il
mattino dell'antivigilia di Natale con tutta la giornata davanti.
Celine stava facendo colazione di prima mattina.
«Cosa ci fai già in piedi a quest'ora?» Accolse stupita Buonia.
«Ormai sono abituata a dormire poco e non mi volevo perdere nemmeno un attimo di questa
giornata libera». Rispose Buonia, lasciandosi cadere sulla poltrona di fronte al tavolo.
«In mattinata arriveranno tutti i regali». La informò Celine.
«Non vedo l'ora di guardare i lavori che sono stati eseguiti dai tuoi disegni». Disse Buonia
spalmando una generosa dose di marmellata in un croissant.
«Io invece voglio proprio vedere come ti stanno gli abiti di Kerra. Quelli puoi anche aprirli
subito: se servono modifiche vanno fatte entro domani sera». Si animò Celine versandosi la seconda
tazza di caffè.
«Quando hai svaligiato una cartiera?» Le chiese Buonia.
«Se ti riferisci a tutto il materiale per fare i pacchetti, l'ho preso la scorsa settimana, solo che ho
tirato fuori tutto ieri sera. Ho già dato ordine ai servitori giù al portone di portare tutto in camera mia
appena arriva. Il tuo regalo quando lo consegnano?» Chiese Celine incrociando le braccia.
«Malfidente». Rispose Buonia facendo la linguaccia.
«Ah, e così sei anche diventata impertinente in questi giorni in cui non ci siamo quasi parlate?»
Domandò scherzosamente Celine, puntandole contro la spatolina per imburrare il pane.
Buonia rise di gusto quando un pezzo di burro si staccò dalla spatolina che sventolava Celine,
per andare a piantarsi direttamente sul carrello spinto da un'allibita cameriera.
«Dopo questa probabilmente mi detronizzeranno all'istante» scherzò Celine, assumendo subito
dopo un'aria seria «non incantarmi cambiando discorso, sto ancora aspettando una risposta».
«Va bene, va bene. Mi arrendo, anche se era divertente vederti così sospettosa. Il regalo l'ho
ritirato io di corsa ieri sera tornando dalle lezioni. È in camera mia, avevo chiesto a mia cugina di
consegnarmelo lei, ma poi ho pensato che avrebbe potuto destare sospetti vedere una lavorante di Kerra
che mi portava un pacco che poi non avrei presentato come dono a nessuno».
«Perché non la inviti al pranzo di Natale?» Chiese Celine.
«Mia cugina è una lavorante di Kerra e prima ancora una contadina, non posso invitarla qui».
Rispose Buonia.
«Perché no? È la tua famiglia». Osservò ingenuamente Celine.
«Se invitassi lei non potrei non dirlo anche ai miei genitori, e loro non verrebbero mai. Sanno
che sono qui, ma nessuno di loro mi ha cercato, né di persona né mandandomi un messaggio. Se
venissero, di certo sarebbero imbarazzati e io non farei altro che ricordare a tutti da dove vengo».
Celine la guardò in attesa di ulteriori spiegazioni.
«Mi vergogno di quello che sto dicendo, ma mi sento sempre inferiore alle persone alle quali tu
mi hai messo come pari. Se all'esame dimostrerò il mio valore, sarà una prova inconfutabile che il
posto che mi hai assegnato mi spetta, ma portare qui la mia famiglia non farebbe altro che ricordare a
tutti chi sono. Se poi consideriamo che loro disprezzano la mia scelta, diventerebbe tutto molto
imbarazzante. A un invito della regina non potrebbero dire di no, ma i miei sono testardi e molto
ignoranti: non hanno apprezzato la mia scelta di continuare a studiare, né di prendere servizio per
Morwenna anziché continuare a lavorare la terra come fanno loro. Mia cugina, anche se figlia del
fratello di mio padre, ha subito la stessa sorte ed essendo senza famiglia vive completamente sola e ha
solo il suo lavoro. Sono due mondi che non possono essere uniti». Spiegò Buonia, pessimista.
«Certo, capisco. Perdonami l'insistenza, forse dipende dal fatto che io darei non so cosa per
poter conoscere i miei ed invece loro sono morti. Ma non voglio fare paragoni, ognuno ha storie
diverse e un diverso modo di viverle». Rispose Celine lasciando cadere il discorso.
Prima che Buonia potesse replicare entrò uno dei servitori.
«Scusate l'interruzione: è arrivata una grossa consegna dall'emporio di Kerra ed altro materiale
da mastro Govran e da Cambéul. Ho fatto sistemare tutto in camera vostra come richiesto». Disse
facendo un inchino.
«Molte grazie, andiamo subito». Rispose Celine che stava già tirando Buonia per un braccio.
La stanza era invasa di sacchi e pacchi, ma la cosa che spiccava di più erano le quattro sacche
per abiti appese alle ante del guardaroba aperte.
Celine si sfregò le mani guardandole.
«Sei pronta?» Chiese a Buonia impaziente.
«Non penso di potermi rifiutare». Scherzò Buonia.
Celine la guardò di traverso.
«Dammi una mano, questi due sono quelli per la cena della vigilia. Apriamoli insieme».
Fecero scorrere le zip contemporaneamente e Buonia la fissò allibita.
«Ma sono uguali!» Esclamò sconcertata.
«Sì. Cambia solo il colore, ma l'abito è identico. Così sarà chiaro a tutti che non ci sono una
signora e una cameriera, ma due ragazze sullo stesso piano. È una festa, non una cerimonia ufficiale, e
non vedo per quale motivo il mio abito dovrebbe essere migliore del tuo». Rispose Celine accarezzando
la stoffa con una mano.
«Non credo che tua nonna ne sarà entusiasta». Dissentì Buonia circospetta.
«Non penso che le preoccupazioni di mia nonna siano volte a cosa m'infilo per Natale. Penso
che la preoccupi maggiormente chi vorrei infilare nel mio letto». Disse Celine scrollando le spalle.
«Celine, non essere scurrile!» Esclamò Buonia coprendosi la bocca e mimando finto orrore per
la battuta dell'amica.
«Il mio è quello verde, il tuo quello rosso» disse Celine, cambiando argomento «proviamoli».
Una aiutò l'altra a entrare nell'abito e ad abbottonarlo, mettendosi poi l'una affianco all'altra
davanti allo specchio.
L'abito era composto di un bustino senza spalline bordato in pizzo nero che lasciava le braccia e
le spalle completamente nude, se non per i lunghi guanti bianchi che arrivavano oltre il gomito. In vita
si stringeva nettamente e la evidenziava con una cintura nera con la fibbia ornata da strass bianchi. Da
lì partiva la gonna, composta di un'ampissima sottogonna a cerchio e una sovragonna che si apriva al
centro, proprio sotto la fibbia, bordata di pelliccia bianca e pizzo nero identico a quello che bordava il
bustino.
Il colore dominante dell'abito di Celine era il verde smeraldo mentre quello di Buonia il
classico rosso natalizio.
«Non so cosa dire» abbozzò Buonia «è davvero stupendo e mi cade perfettamente».
«È difficile che Kerra non metta a segno il colpo. La pelliccia, come da mio ordine, non è di
animale alcuno naturalmente, anzi. Ho ordinato di bandire la creazione di qualsiasi capo di pelliccia
vera: si tratta di un tessuto speciale dei tessitori. Guardiamo gli altri?» Chiese Celine con entusiasmo.
«Sì, a questo punto sono curiosa». Rispose Buonia.
Celine aprì la sacca più voluminosa, da cui apparve una meraviglia bianca, rossa e oro.
«Questo è il mio». Disse guardando l'abito compiaciuta
Buonia lo guardò esterrefatta. Era davvero meraviglioso, non c'era un elemento che non fosse
perfetto. Il corpetto rosso fuoco, tempestato di ricami dorati, si stringeva in vita a forma di V, e da lì
partiva una vaporosa gonna bianca fatta di strati su strati di simil-tulle disseminato da una miriade di
brillantini argentati che, a ogni movimento, mandavano un luccichio bianco, come se sulla gonna vi
fosse della neve turbinante. Non erano da meno i dettagli, come il fiocco rosso le cui code arrivavano
fino all'orlo della gonna partendo dal fianco sinistro. Completava la mise un coprispalle/stola, rosso
fuoco, in cui s'infilavano le braccia che venivano coperte fino ai gomiti. Sul retro aveva una lunga coda
a strascico che arrivava fino ai piedi.
«È stupefacente» disse Buonia sognante «adesso sono curiosa di vedere il mio».
«Ho pensato d'invertirci i colori per capodanno, quindi stavolta il verde è toccato a te». Spiegò
Celine, aprendo la sacca per abiti.
Buonia si trovò davanti ad un sogno dorato e verde smeraldo.
Il corpetto era verde smeraldo e bordato di ricami dorati a forma di fiori e intrecci di foglie: dal
lato destro del corpetto partiva un drappo di stoffa che si andava ad appoggiare alla spalla sinistra,
lasciando nuda solo la destra. I guanti, verde smeraldo, coprivano le braccia fin sopra i gomiti. La
gonna, che partiva dalla vita, era composta di due strati. La sottogonna era dorata e dalla forma a
sirena, seguiva strettamente i fianchi e le gambe per allargarsi leggermente sul fondo, la sovra gonna
era ampia e bicolore. Nella parte esterna era verde smeraldo e sui bordi riprendeva gli stessi ricami del
corpetto, con un lungo strascico verde sul retro che in punta aveva sempre i medesimi ricami. La parte
interna era dorata come la sottogonna e arricciata tutta ai lati, sul davanti, per consentire la piena
visione della sottogonna.
«Non avrei mai immaginato nulla di tanto bello». Ammise Buonia, con gli occhi che le
brillavano dall'emozione.
Dopo che li ebbero provati per verificare che non ci fossero ritocchi da fare, mandarono un
messaggio a Kerra per ringraziarla e informarla che gli abiti erano perfetti e non necessitavano di
modifiche.
«Passami il sacchetto di Govran. Sono ansiosa di vedere il suo lavoro più di quanto non lo sia
stata di vedere i vestiti». Disse Celine eccitata.
Le sue mani frugarono con impazienza all'interno della busta fino che non trovarono
quell'involto che era per lei così prezioso: sotto gli occhi curiosi di Buonia liberò dalla carta protettiva
un bellissimo medaglione.
A prima vista poteva sembrare un semplice gioiello di buona fattura, di forma tonda, in oro
bianco. Vi erano incisi, seguendo i bordi, dei delicati intrecci di foglie, ma la meraviglia era all'interno.
Celine fece scattare il meccanismo e guardò compiaciuta il lavoro. Il medaglione era diviso da
una croce e in ognuno degli spazi era posta una pietra preziosa nella forma di uno dei quattro emblemi
Elementali: il simbolo del Fuoco era un rubino, quello dell'Aria un diamante, quello della Terra uno
smeraldo e quello dell'Acqua uno zaffiro. La maestria con cui erano state lavorate le gemme era
straordinaria.
«Ma allora hai effettivamente fatto fare un gioiello per te!» Esclamò Buonia che non aveva
ancora visto il retro del coperchio.
Celine, per tutta risposta, piegò il medaglione in modo che Buonia potesse vedere chiaramente
il retro della parte che fungeva da coperchio.
Le lettere erano state incise nella medesima calligrafia di Celine. Aveva pensato a un messaggio
vocale, ma non voleva rischiare che Govran intuisse più di quanto poteva aver capito. Non avrebbe
avuto nessun valido motivo per recitare un messaggio per se stessa, mentre quelle parole potevano
semplicemente essere di buon auspicio per il compagno che ancora attendeva.
Anche alle sue stesse orecchie risultava un concetto davvero stupido, ma se qualcuno avesse
intercettato il medaglione o le avesse chiesto qualcosa avrebbe potuto tirare fuori quella scusa, mentre
se vi avesse messo una dedica vocale sarebbe stato chiaro che non era per se stessa.
L'incisione recitava:
"Portami sul tuo cuore,
fintanto che non potrai portarmici dentro,
poiché quello è il mio posto,
il solo posto in cui voglio stare."
«Come pensi di darglielo? Se lo aprisse davanti a tutti potrebbe verificarsi una situazione
spiacevole» S'informò Buonia preoccupata.
«Davanti a tutti riceverà lo stesso regalo che avrà tutta la mia guardia. Farò in modo che possa
vederlo solo lui». Rispose Celine evasiva.
«Celine, cos'hai intenzione di fare?» Domandò Buonia incrociando le braccia.
«Bene, posso anche mettertene a parte. Ormai manca solo un giorno e avrai poco tempo per
sgridarmi. Intendo approfittare di un momento di confusione durante la festa e materializzarmi a casa
sua. Lascerò il regalo sul suo letto e tornerò indietro». Rispose sinceramente Celine.
«Sei impazzita? Potrebbe essere pericoloso? Se ti vedesse qualcuno? Se ti accadesse qualcosa?»
Si agitò Buonia.
«Buonia, mi sembri mia nonna. Siamo a Gallaibh e non siamo sotto attacco, non mi accadrà
niente. Sia lui sia Mavi saranno alla festa e la casa sarà vuota. Non insistere, tanto ormai ho deciso, e
anzi, se mi aiutassi a distrarre da me l'attenzione, per il breve tempo in cui starò via, potrebbe essere di
grande aiuto». Replicò Celine decisa a non mollare.
«Se Morwenna lo venisse a sapere mi caccerebbe, succederebbe un vero disastro...» Attaccò
Buonia in ansia.
«Qui comando io, non mia nonna, e in ogni caso starò assente per il tempo necessario ad andare
al bagno. Probabilmente non ti accorgerai nemmeno tu della mia assenza. Ora riprendiamo a
controllare i regali o non finiremo più». Tagliò corto Celine.
Una Buonia nettamente più tesa riprese ad aiutarla a tirare fuori i pacchetti dalle borse. Celine
non se ne preoccupò più di tanto, sapendo che l'amica tendeva a preoccuparsi esageratamente: presto le
sarebbe passata.
Persero tutta la giornata a incartare ogni singolo regalo per fare in modo che ogni cosa fosse
personalizzata. Celine voleva che la persona che riceveva il pacco avesse la certezza che il dono fosse
stato scelto appositamente e non a caso tra miliardi di cose. Quando fu certa che l'amica si fosse
calmata in merito alla sua decisione, decise di chiederle di Caswyn.
«Buonia, stiamo facendo pacchetti da tutto il pomeriggio, ma ancora non mi hai mostrato il
regalo per Caswyn». Disse con voce maliziosa.
Buonia arrossì violentemente.
«Non sono ancora del tutto certa che sia una buona idea. Ma ormai glielo darò e, poiché deve
essere incartato, te lo farò vedere, così mi dirai cosa ne pensi». Rispose Buonia alzandosi.
Poco dopo tornò dalla sua stanza reggendo un involto di carta tra le mani. Lo poggiò sul letto di
Celine, aprendolo delicatamente.
Celine fu stupita dall'amica: si aspettava qualcosa di semplice e dimesso e invece Buonia aveva
puntato finalmente in alto.
«È magnifico. Davvero incredibile. Proviene dall'emporio di Kerra?» Chiese.
«Sì, mia cugina si occupa del ricamo. È stata lei a lavorarci sopra, e posso contare sulla
massima discrezione: sapeva già dei miei sentimenti per Caswyn anni fa». Rispose Buonia
accarezzando la stoffa.
Il mantello, bianco con fregi azzurri e dorati, sembrava risplendere. Era di un tessuto simile a
lana, ma il bianco aveva un effetto luminescente sbalorditivo, quasi fosse intriso di scaglie di perla. Il
simbolo dell'Aria al centro era ricamato all'interno di un cerchio composto da intricati ghirigori che
richiamavano le correnti in movimento.
«Caswyn sarà molto colpito, ne sono certa. Glielo darai domani sera?» Domandò Celine.
«Sei impazzita? Non ho fatto regali a nessun altro, e non mi aspetto nessuno ne faccia a me.
Resto comunque una cameriera, non potrei mai fare una cosa del genere. Domani lo nasconderò nella
casetta e troverò il modo di far capire a Caswyn dove trovarlo». Rispose Buonia, piegando il mantello.
«Per me dovresti darglielo davanti a tutti. Non sei affatto una cameriera, devi ficcartelo in testa
tu prima di tutti gli altri. A volte penso che ormai sia una causa persa». La sgridò Celine incrociando le
braccia sul petto.
«Forse dopo la prova qualcosa cambierà, ma nessuno mi farà un regalo pubblicamente domani
ed io non mi permetterei mai di mettere tuo zio in una tale situazione d'imbarazzo suggerendo agli altri
una confidenza tra noi che non devono nemmeno immaginare. Tu ad Aidan non darai il tuo regalo
davanti a tutti, o sbaglio?» La pungolò Buonia.
«Che sciocchezza, è completamente diverso! Io non posso ammettere davanti a tutti che lo amo,
scatenerei un pandemonio. Non vedo impedimenti invece alla realizzazione del tuo sogno, a parte i
limiti che ti poni da sola». Rimarcò Celine decisa.
«Oh, certo. Tua nonna farebbe i salti di gioia a vedere il suo unico figlio insieme a una
cameriera! Celine, per quanto Morwenna mi voglia bene, sono stata la sua governante per anni e anni.
Non potrà mai e poi mai approvare un'unione del genere». Rispose Buonia decisa.
Celine tacque. Anche se le dispiaceva ammetterlo sapeva che, probabilmente, sua nonna
aspirava a qualcuna delle figlie di Helori per Caswyn. Ma se lui amava Buonia, lei non avrebbe lasciato
che qualcuno li separasse. Doveva solo capire quali erano i sentimenti di suo zio.
«Scusami se ho insistito. Naturalmente devi fare ciò che ritieni più opportuno, non volevo
turbarti». Rispose Celine più morbida.
«Non fa niente. So come la pensi, ma non credo che gli altri siano altrettanto liberali». La
rassicurò Buonia mentre incartava il mantello.
La cena fu servita a ognuno nelle proprie stanze. Il personale del castello stava lavorando per
preparare la grande sala da pranzo per la cena della vigilia di Natale e Celine aveva deciso di non
disturbarli, dando loro più tempo per il lavoro che dovevano svolgere. Si aspettava che verso le undici
Buonia sgattaiolasse per incontrarsi con Caswyn, ma l'amica non dava cenno di andarsene.
«Niente lezione stasera?» Chiese Celine.
«No. Morwenna desiderava la compagnia di Caswyn per parlare con lui del viaggio e
dell'esame che dovrà sostenere. È una madre in pena per il proprio figlio, è normale che desideri
trascorrere del tempo con lui. Gli ho detto che riprenderemo contestualmente agli allenamenti, in modo
che possa riposarsi un po' anche lui». Rispose Buonia chiudendo il libro che stava leggendo.
«Penso sia meglio che ti riposi anche tu. Approfitta di questi giorni per accumulare un po' di
ore di sonno». Suggerì Celine.
...
.
...
FINE Parte 3.